Poesie - Considerazioni

Considerazioni

di Claudio Tortorelli

Arezzo

Pubblicato il 2002 - Ultima revisione il 08/12/2020 - Revisione n. 2

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Semplice considerazione - 05/04/2002


Semplice considerazione - 05/04/2002

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Mettiamo che l'amore si apra al tuo mattino
come i petali al sole
e del sole faccia parte quel viso,
quel corpo, acqua calma nei pressi del porto,
e le tue vele sian colme di soffio e tese
dalla sostanza lieve che è la sua anima
che invece non afferri
ma nell'abbraccio del molo dolcemente ti spinge,
mentre nell'ombra dei tuoi occhi socchiusi non vedi l'oscurità trasparente
ma lei e il vostro film fotogrammato in tante pellicole
e nel silenzio della sera e poi della notte sia la sua voce soltanto
che ti si scioglie nell'orecchio con parole mai pronunciate
forse già dimenticate me sempre vive nell'aria circostante,
come onde sugli scogli sembrano finire
fondendosi alla roccia
con uno spruzzo
ripartono a tua insaputa
per tornare chissà, un giorno.
Se è questo il favore virtuoso concessoti,
cosa c'è di più da scrivere?
Quale forza troverà la tua mano, quale incisività
la tua penna sulla carta
se la poesia non è ricordo e nostalgia o dolore?
Se invece la vivi, con piena dolce semplice sciocca felicità?
Quale funerale più allegro di questo!
Il morire della poesia nell'amore manifesta d'un tratto l'inutilità della poesia.
Un amore semplicissimo intendo, fatto proprio di poesia,
un'incomunicabile completezza dell'essere,
il quadro che non ha bisogno di altre decorazioni
pennellate.
Se ciò che vivi è pieno
spazio non v'è oltre
e oltre c'è solo qualcosa di già scritto
in una verità così assoluta da esser banale.
...se...
è quando questo manca, ancor più
quando si mostra opaco ai raggi diretti,
quando si immola sugli altari dell'egoismo
o quando cade preda dell'incosapevolezza e dell'ignoranza
o quando si inerpica per le vette calve dell'orgoglio ambizioso,
quando ciò che senti non è capito da ciò che sei,
sordo cieco o semplicemente stupidamente umano,
è quello un triste funerale
al quale nessuno partecipa,
neppure il morto,
ben lungi dal morire
se ne vola lontano nei cuori di chi lo cerca e li si libra;
rimani a guardare solo tu un sepolcro vuoto
senza la salma che credi tua vittima
ma che in realtà non t'appartiene,
così nella felicità come nel dolore.
E' vivo.
E' lui che si muove dietro i lenzuoli e le cataratte che ti bendano
che hai voluto.
E' allora che serve la poesia,
a ritrovare la memoria di ciò che hai o che vorresti essere,
a scendere dal palco sul quale ti sei coperto di muto ridicolo.
Nell'ozio della tua cecità la poesia è attiva ricerca della luce.
Nella follia del tuo fuggire la tua musa ti guida nel ritorno.
Essa colma i vuoti d'amore e,
come la strabiliante infinità di numeri tra due numeri qualunque,
infinite forme tra due persone assume;
non ti ingannare.
Se la poesia è dolore, scherzo, rancore, malinconia, malcontento
se mutevoli sono i suoi argomenti,
è solo uno il pozzo dal quale si traggono.
Così è per me all'Amore eterna dichiarazione d'amore.