Poesie - Pane e salame

Pane e salame

di Claudio Tortorelli

Arezzo

Pubblicato il 2005-2006 - Ultima revisione il 08/12/2020 - Revisione n. 4

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Indice

Pane e Salame
   I confini di un esilio - 03/03/2006
   Informe - 01/03/2006
   Pensando di partire per il Messico - 18/02/2006
   Uomo di poca fede - 08/01/2006
   Statue di Creta - 18/12/2005
   Cesenatico - 12/12/2005
   Passanti - 30/10/2005
   Seno - 03/10/2005
   Fine secolo - 29/09/2005
   Cose da dire, cose da fare - 19/09/2005
   Dirompente impotenza bollente - 30/07/2005
Briciole
   Compagna di viaggio - 22/02/2006
   Dormire oltre il giusto - Febbraio 2006
   Case e pensieri - Ottobre 2005
   Ottobre in Orte - Ottobre 2005
   Stereogrammi calabresi - Agosto 2005
   Terrore e incomunicabilità - 25/07/2005
   Fatine - 22/07/2005
   Ricordo di una pentola dove c'era l'olio, ora piena di acqua - 20/07/2005


Pane e Salame

[indice]

I confini di un esilio - 03/03/2006

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Lontane luci evocano la solitudine
nel buio.
Metalliche galassie di stelle artificiali
le raffinerie.
Questa terra sconsacrata
non so disprezzare.
Essa è uno scrigno
con dentro la chiave.

Quando si immagina la definizione di un confine
si ignora quanto le genti e la terra
che di presso vi cadono
siano sì poco definiti.
Paradosso.
Quei luoghi pregni di magia
dove la terra si inabissa nel mare
dove il monte separa le valli
mi infondono la curiosità del mistero
che nasce dal percorrere
l'assenza di limiti concreti
che attraversa il continuo.

Ma qui, in pianura, ogni cosa
dannatamente omogenea
talmente accessibile
si perde.
Si isola.
Nessun confine mi separa da lei
solo qualche chilometro
che di nuovo
non posso percorrere.

Lontane luci si spengono alle mie spalle
nella sua notte.

Informe - 01/03/2006

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Io non sono
quel che appaio
e mi muovo
silenzioso
in questa casa di specchi
e riflessi.
Concave deformità mi seguono
e poi dileguano.
Sgomento subentrante.
Di là si chiude un sipario di paura
scende pesante
la vergogna delle convinzioni.
Biologiche necessità meccaniche
conducono a orgogliose convenzioni
che minano il prato di margherite
dove eravamo scalzi.

Un giorno tu mi vedrai,
senza forma.
Per te saranno chiare le mie sembianze
dissolte nel tempo.
E il mio silenzioso dolore di oggi
splenderà caldo e innocuo
come ieri il tuo seno.
Allora saranno le incomprensioni, le incomprese.
La tua mano trarrà dal mio cuore sterco e rifiuti.
Seccheranno dimenticati al sole...
un sole diverso, un sole tranquillo,
che ancora rinasce dopo ogni nuvola.

Quell'attimo eterno di Olimpo
soffia e profuma come il vento di marzo
nella mia mente e sulle povere cose
che attendono il color della sera
nel quieto tepore.

Quando non avrò più immagine,
né ombra...

Pensando di partire per il Messico - 18/02/2006

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Mi appoggio leggero
a quella parte di me
che riposa
respira lontano.
Ogni suo sogno sorge nel mio cuore
e nessuno ne trattengo.
Ogni sua lacrima scivola calda
sulla mia guancia.

Tornerai

ti dico
a farti materia
staccandoti nuovamente inviolata
dalla memoria.

Quando, quando il senso
sarà perduto
e il rimorso di non conoscerti
sarà svanito.

Faville; si spengono nel caminetto
le braci dei quando e dei perché.
Ora fa freddo ma
ciò che mi sfugge
con lei tornerà.
Aspetterò un attimo solo
quell'attimo.

Uomo di poca fede - 08/01/2006

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Non sei qui, seduta
sul letto disfatto
con me.
Senza sforzo immagino ancora
il colore dei tuoi occhi
e il tuo buffo modo di dormire.
O il tuo nome.
Ecco che ora ti alzi per mostrarmi il taglio
del tuo nuovo vestito
e mi chiedi...
ma non posso risponderti.
Se tu non esisti.

Tutto il resto posso creare io per te
ma non la reale presenza del tuo spirito
in questa stanza, la tua volontà di esserci
che ogni palpabile immagine schizza.

Gioco a carte col mio futuro:
aspetto il jolly che rompa il ritmo,
ma quel mazzo di carte, truccate,
insinua un dubbio costante.
Mille code che scompaiono
dietro l'angolo.

Conosco l'argilla di cui sei fatta;
della stessa son fatto io.
Traggo
dalla luce delle stelle
e dai grigi pomeriggi di qualche gennaio
la forma del tuo vaso.
E sapessi che qualcuno altrove t'ha plasmata
ti cercherei
per trovare il tuo Creatore.
Se ci credessi, ti troverei
ma devo trovarti per crederti.

Senza fine
l'attesa di unirmi a te
in un nuovo impasto
sarebbe sopportabile.
Il mio futuro giace addormentato
al posto tuo
in questo letto disfatto.
In un albero abbattuto
la vita prosegue distinta
nel fusto già adorno
come nel nero-invisibile
delle radici.

Statue di Creta - 18/12/2005

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Alcune parole
son scritte su soffitti di carta velina.
Altre mi circondano
su pareti di carta di riso
oppure calpestate
giacciono nei pavimenti di carta crespa.

Cubi di parole
mi contengono
e mi tornano a parlare di gente di pietra
che un giorno le scrisse.
Quanto è fragile
quanto è stretto alle volte
il mio cubo di carta.
Luce, ombra, acqua e fango
lo sconvolgono, commuovono e deformano.
Così stesse parole
tanti diversi significati.
Così le statue tornano a muoversi
si pongono a mia discrezione nella prospettiva
delle loro nuove inflessioni.

Cammino passeggio in un giardino di statue di creta,
ogni abbraccio plasma un'incomprensione,
ogni carezza immaginaria rimane
su una pelle distante.

Cesenatico - 12/12/2005

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Pascoli erbosi
senza greggi da pascere.

Dove va l'acqua che scorre
nel fiume la notte...
come confluisce, schivando secche baciando rocce
per chi gorgoglia questo savio tormento?

Dei passi gelidi, arido rumore su ponti inutili.
V'è un solstizio di vita
nell'oscuro momento di questo canale
si eclissa fluttuando tra la noia e la malinconia
un peschereccio.

Tante luci
spente
tanta gente
altrove.
Nel silenzio odo me stesso
parlarmi domani.

Passanti - 30/10/2005

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(alle passanti, che sanno di passarmi dentro)

Sono le belle passanti
fatte di nebbia
riflesso furtivo di sguardi
intensi istanti distanti
e mete così lontane:
un portone tra due parole
solo pensate.
Sono loro
attimo mai colto
che spiegano passando
magici tappeti su cui volare
dentro questi stessi luoghi.
Affacciarsi sul vecchio vicolo
da pertugi nuovi e ora reali;
spalancare ogni marcio uscio!
per Dio ridere, ridere insieme!
Con l'urgenza del bimbo e dell'attore
cercare una mano, stringerla, baciarla.
E se una spinta, una bottiglia o i fari di un'auto
quella mano fan sfuggire,
non solo cenere rimane,
non solo acqua nel mio alambicco.

Brilla un po' in tasca la scintilla,
tre passi di tango
la via consueta
incantano.

Se mi voltassi, tutto sarebbe passato.

Seno - 03/10/2005

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(agli angeli)

Nulla compete con ciò che si può indovinare,
ciò che si ha e si ignora di avere
sotto vesti, veli o lenzuola
si plasma l'estro che forgia l'attrazione
e infine soggioga il virile distacco
rendendo l'offesa esuberante nella tenzone
difesa di una tenera unione.

Nessuna forma e forma perfetta
ha il porto di ogni marinaio,
incoscienti naufraghi approdano alle rive
ormai persi nel mirabile paradosso
di un abbraccio ciclico
che li avvolge nel tempo
mentre l'emblema della creazione
sempre presente
il tempo dissacra.

Fortunati coloro che sanno dove baciare,
che sanno bagnarsi dove le rocce si sciolgono in mare.
E' l'umiltà l'arma del trionfo,
farsi trascinare senza domandarsi,
rendere le armi curiosi della sconfitta
affascinati dalla malizia infantile
che si riflette negli angeli la sera.
Si porge una guancia al candore
si appoggia l'altra al calore
e più non v'è schiaffo che possa far male.

Un angelo mi ha regalato
ciò che non può essere reso.

Un giorno scoprii casualmente la mia condizione di vedovanza
e un sorriso amaro salì
in un rigurgito di mancanza.

Fine secolo - 29/09/2005

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(Ancora autunno)

E' come una piccola vertigine
sul bordo esterno della coscienza
strapiombo, una farfalla sfrutta il vento
mentre uno sguardo stanco
intorno
appesantisce le mie ali.

Mi sto aprendo ad una fredda fretta fatale
di vivere, forse casualmente,
dissanguando i miei giorni
forse volutamente,
sono parassita di me stesso.
Quando creo il mio futuro,
e poi vi credo.

Se ne vanno
tutti lontano
e non recano ricordo
di me
i miei giorni.
Con loro tanti compagni
tante compagne.
Così ripeto convinto
le cose da me scritte
prima di nascere.
Solo nel mio percorso tra gli altri.

Perché il mio tempo è sbagliato:
sono figlio del passato prossimo
e del futuro anteriore.
Come tutti in sella ad un cavallo immaginario
spero che le mie gambe mi portino altrove
al di là di questo secolo.

Cose da dire, cose da fare - 19/09/2005

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Cose da dire
cose da fare.
Ho scavato l'alveo di un fiume
ed ora aspetto la pioggia.
Se ripenso a quante volte
m'è venuto da vivere,
se ripenso a quante volte
ho vissuto l'autunno
scopro nuove profondità
dove rimbalza l'eco monatto
di pallide giovani mani,
le carezze di una donna che ama.

Nulla più soffice
al pensiero
al desiderio.

Ogni cosa ho già detto
in altri mondi
ogni cosa ho già fatto.
La distanza ignorante
è l'ombra di un cipresso
meridiana e sestante
al tramonto s'allunga
s'infila dentro le crepe di un muro
le allarga
poi si fonde alla notte,
tacendo
i significati del non essere
che trascendono i simboli.

Prima che tramonti il sole
cose da dire
cose da fare
come ieri
mai più.

Dirompente impotenza bollente - 30/07/2005

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Nei meriggi di deriva
se le tortore cantilenano la calura
ricorre la solita paura
cinge il torace una stretta cintura
e cola sul letto una luce ovattata
dirompente riflesso del fuoco esterno.

Pavide mani
afferrano ombre di attimi
malvissuti.

Perfetta metafora del mio voler essere:
il sole
e una stanza in penombra;
l'immobile rovente
e l'incapace, impotente
voglia di volare.

Briciole

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Compagna di viaggio - 22/02/2006

[indice]

Il sole di questo primo
freddo mattino
risplende nei fossi
d'ambra lucenti.
Un uccello segue il corso dei binari
come un delfino la nave.
E' una ragazza, è il richiamo
di una foresta.
Lunghi capelli castani.
Arriva la stazione.
Scompare la notte.
Scende la grazia semplicemente
un sorriso.
Rimango a fissare il ricordo
riflesso
sul finestrino.
Compagna
di un altro viaggio.
Per un po' satellite
di una Venere inviolabile.

Dormire oltre il giusto - Febbraio 2006

[indice]

Penombra e silenzio.
Un accenno crepuscolare al mal di testa.
Apro le persiane in un surreale riflesso
di luce già pomeridiana.
Non me l'aspettavo,
non mi son reso conto
di tanta lunga incoscienza.
Mi soffermo sul cielo azzurro cielo
di febbraio.
Un cielo così piccolo e così grande
che contiene a fatica se stesso
infinite volte
e sotto di lui un po' di Bologna
un po' di Firenze, Roma, Brindisi, Ferrara
nei palazzi di Arezzo.
Passa una bianca nuvola veloce e bassa nel vento
e si ferma la ricorsione.
Dove son stato questa mattina
oltre che a letto?

Case e pensieri - Ottobre 2005

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Ho vissuto in case
dove ho respirato i pensieri
associati dagli abitanti
alle loro situazioni.

Case nelle cui stanze le cose
identificano i riflessi d'umore
nel tempo passato
di chi li ha colte
in uno sguardo d'insieme
o nell'attenzione assente
com'è la mia.

Il mio mondo
si fa mattonella,
il mio occhio
è lente che concentra
fasci di input variopinti
sui lembi più distratti
del cervello.

Ascolto altrui passioni
riferite da una tenda trapassata di luce.

Attimi e attimi di silenzio
parleranno domani di me
e del mio chiasso.

Ottobre in Orte - Ottobre 2005

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Ottobre
è nell'umido degli orti
ciaf ciaf dei miei passi corti;
odore forte
di vita e di morte
traversando questa corte
odo distendersi campane distorte
al di là dei muri, oltre le porte
una bolla di tempo, un catarro di sorte.

Stereogrammi calabresi - Agosto 2005

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Un lunga piroetta
che allontana quel che mi segue
ovunque.
Metri in musica si contano
finché non ci si dissolve nel sud
un altro
modo finalmente influente di fluire
infine
il mare.

Rifletto
sull'originalità dei miei pensieri
sulla capacità di appropriarmi di parole
mai dette.
Le mie mani pazienti filtrano granelli.
Cercano frammenti mai soppesati
ma loro scorrono indolenti
e diventano nulla
di diverso.
Il senso si ritira come marea
quando l'intuizione scolpisce petali di pietra,
tanti fiori prigioni, mai sbocciati
così profumati.
E' notte, in spiaggia falò e lampi di stelle.

Tendo allora le braccia al mare
e il mare le colma di pietre.
Ad ogni onda
la meraviglia di veder assortire in grembo
un arcobaleno litico
che il destino mi inventa
ma che io permetto.
Il mio potere è grande quanto la nostalgia di saperlo già perduto
tra poco, una notte di inverno
mentre il mare sarà ancora li
quando avrò già dimenticato.

Bagnanti riflessi
sale sole
case feste fiumare
di gente
il silenzio della moltitudine
che d'estate si compie
nello sforzo di indovinare
un volto nascosto.
Il mio.

Terrore e incomunicabilità - 25/07/2005

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Vedo piovere sassi
dall'altro lato di un muro.
Ogni sasso, sul sasso precedente.
Sotto anime sepolte.
Da ogni mucchio escono fuochi
e strani fiori
perduti
che Nessuno coglie.
Nessuno aggira il muro
ma rimane solo e non vede
chi tira i sassi,
perché ora
è dall'altra parte.

Fatine - 22/07/2005

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Hanno occhi smeraldo
hanno tante sfaccettature.
Se ti avvicini
riflettono luoghi lontani
che non immaginavi.
E te ne innamori.

Ricordo di una pentola dove c'era l'olio, ora piena di acqua - 20/07/2005

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Una vita fatta di gocce
di latte, di vino, di sangue
mosaico di lagrime d'essenza
costellazione di rimpianti,
i ricordi girano
ormai
in orbite più distanti.