Poesie - Silvia

Silvia

di Claudio Tortorelli

Arezzo

Pubblicato il 1996 - Ultima revisione il 08/12/2020 - Revisione n. 2

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Indice

Tra il tigri e l'Eufrate - 27/07/1996
Un cuore d'Acciaio - 27/07/1996
Lei e le stelle - 25/07/1996
Reazione metabolica istintiva - 29/07/1996
Più di la che di qua - 22/07/1996
Nascita, vita e morte di un'allucinazione estiva - 21/07/1996
Eccallà (Epilogo triste) - 17/07/1996
Ombre cinesi - 15/07/1996
La vigilia di domani - 13/07/1996
Come le Ombre della Sera - 12/07/1996
Pensiero - 11/07/1996
Un bambino - 11/07/1996
Ciliege - 09/07/1996
4 Luglio 1996 - 04/07/1996
Stornello melense ma ispirato - 04/07/1996
Sillogismo d'Amore - 03/07/1996
Sensi di colpa per errori ingiustificati - 03/07/1996
Autoroute du Soleil - 30/06/1996
Esistenza spaziotemporale alternativa - 24/06/1996
Ritratto ad un amore - 24/06/1996
Miraggi - 23/06/1996
Aspetta che passi la pioggia - 21/06/1996
Crescita anormale in una serra a giugno - 19/06/1996
Serenità: del Guttalax per l'Anima - 17/06/1996
Lampi d'Estate all'Orizzonte - 12/06/1996
Sei ancora grande e già piccola - 11/06/1996
Pensiero - 11/06/1996
Carpe Diem - I binari si dilatano, ma restano paralleli - 11/06/1996
Alitate su un vetro freddo - 11/06/1996
Il giuoco della corda - 08/06/1996
Corrispondenze univoche - 08/06/1996
Lo Scopino del Cesso - 08/06/1996
Particolari dimenticati (e perciò bisognosi di affetto) - 30/05/1996
Placche dentali - 30/05/1996
Pensiero - 30/05/1996
La Marea - 30/05/1996
Un'amicizia - 26/05/1996
Il sabato in treno - 25/05/1996
Il muro - 19/05/1996
Il ricordi del sorriso - 17/05/1996
Din Don - 16/05/1996
L'angoscia della gioventù, in val Padana - 16/05/1996
L'altalena a molla - 15/05/1996
Quando la incontrai presi il raffreddore - 12/05/1996
Sensazione estiva - 12/05/1996
La roulette di Ulisse - 12/05/1996
Il maglione di lana grezza - 09/05/1996
Fuga d'Amore - 05/05/1996
Canto nostalgico per qualcosa che perderò - 30/04/1996
Normale comune - 27/04/1996
In bianco e nero - 21/04/1996
Ester - 17/04/1996
La stella a cucù - 15/04/1996
La Domenica delle palme - 31/03/1996
Eclissi - 31/03/1996
Discoteca - 31/03/1996
Point of no return - 21/03/1996
Insoddisfazione - 21/03/1996
La sfera d'acciaio - 15/03/1996
Anime danzanti nella nebbia - 11/03/1996
Voli di pensiero - 05/03/1996
L'Acqua Santa - 29/02/1996
La porta dei Sogni - 25/02/1996
Desolazione - 20/02/1996
La calma - 14/02/1996
Quello che non si dice - 13/02/1996
Solitudine urbana - 21/01/1996
La luce del mattino - 14/01/1996
La notte - 08/01/1996


Tra il tigri e l'Eufrate - 27/07/1996

[indice]

Camminavamo, in un'area sfumata,
tra il verde e il rosa.
Parlavamo, di argomenti indefiniti,
ma concreti.
La tristezza e la gioia
erano solo lo sfondo.
In primo piano, finalmente, i nostri sguardi muti.
Da qui 1000 volte,
1000 strade si diramano,
da qui.

Un cuore d'Acciaio - 27/07/1996

[indice]

Quella volta
mi chiese dell'orologio
che portavo al braccio.
"E' rotto? Perché non lo cambi?"
"Non voglio cambiarlo,
né tanto meno posso aggiustarlo."
Ero bambino, quando mi avvolse il polso.
Da allora i suoi tikkettii
e i battiti del mio cuore si sono sincronizzati
sempre più.
Era con me nei giorni tristi e quelli felici
nei giorni caldi e in quelli freddi
nelle piccole-grandi imprese riuscite-fallite.
Era con me anche quando ti conobbi
e il mio cuore iniziò a pulsare così forte che
lui non ce la fece
o volle rimanere indietro,
smettere di ricordarmi
il trascorrere di un tempo splendido.
Lei guardava avanti, lontano.
Finalmente i suoi occhi si fissarono su di me
e sorrisero.

Ma la notte, alle volte, è breve,
e il risveglio mi rubò il suo primo bacio.

Lei e le stelle - 25/07/1996

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Che spettacolo dalla bellezza e dal fascino viscerale!
Lei non mancava di notarle,
anche attraverso la luce
violenta delle città,
la prigione estiva.
Forse
anche lei viene da lassù,
mi chiedevo, mentre con gli occhi
salutava le sorelle.
Mi prendeva la mano,
e in un brivido
provavo tutta la sensazione
dei viaggi siderali.
Ma non osavo rivelarglielo.
Il silenzio parlava per noi
ma da dentro le dicevo
non volare tra loro,
di illuminarmi più forte di questi anonimi
lampioni
che l'uomo sfrutta per evitare di provare
emozioni.

Ma la notte, alle volte, è breve,
e il risveglio mi rubò il suo primo bacio.

Reazione metabolica istintiva - 29/07/1996

[indice]

E il velo si squarciò
lasciando fuggire via
l'intesa liquida
in cui pescavamo entrambi
sogni.
Quanto sono diversi i silenzi!
Ora respiravamo quello dell'imbarazzo,
mentre gli occhi si abbassavano.
Poi la vidi spaziare lontano
tornare a illuminarsi,
sorridere salutare,
ignorarmi dimenticarmi.
Anche qui, qualche volta
l'imprevisto scontato, non inevitabile,
ci attende,
e mi lascia da solo
insieme a me stesso,
a fare a pugni
con me stesso.
Ma questo è il mio territorio,
quindi qui posso tornare indietro
raggiungerli,
e tra la comprensiva incomprensione generale
sconfiggere l'imprevisto demolitore.
Finito.
Ho le mani insanguinate,
e lei mi lascia,
per tornare nel suo mondo.

La notte è breve, alle volte,
e il risveglio mi rubò il suo primo bacio.

Più di la che di qua - 22/07/1996

[indice]

Commant ja peux fermer
Ce monde?
Pochi granelli di sabbia
Bastano
a mandare all'aria i miei meccanismi.
Et alors,
alle volte
questa vita
è un sogno
altre
un sogno
diventa vita.
E non so come svegliarmi
o addormentarmi volontariamente,
Chiamo in aiuto
apro il mio cuore
a fantasmi
e non mi accorgo che sono
intorno a me,
purtroppo
sotto forma ben più consistente.
E tutta questa post-pseudo-felicità
è dovuta solamente
ad un amore?

Nascita, vita e morte di un'allucinazione estiva - 21/07/1996

[indice]

Colline, gialle verdi
colline si perdono
sotto il cielo non più nero
né rosa-arancione,
ma già azzurro,
celeste polveroso è l'orizzonte.
Esco di casa,
nell'immobilità,
suona una campana,
e mentre passo dall'ombra
alla luce,
sento il mio collo, le mie spalle
avvampare,
una cicala se ne accorge
e zittisce.
Le strade del paese
convogliano l'odore,
di grano mietuto,
e mi riportano
all'afa dei gialli campi
che scorgo, tra due muri
non lontani.
Sudano le mani, suda la mente.
Una lucertola se ne accorge e fugge.
Come vedo
neanche sotto questo vestito
di piombo
c'è sempre immobilità,
né per l'anima,
c'è ragionevole calma.
A stento passa
per l'angusta entrata
di una chiesina.
Luce-ombra. Ombra-luce.
Caldo-fresco. Fresco-caldo.
Il trauma si ripete
anche all'esterno di me.
Mentre una vecchina
orlata di nero
sgrana un rosario.
Intanto qualcuno sciala,
dalle persiane chiuse,
una radio svolge mestamente il suo lavoro.
Alla fine mentre continuo a vagare freneticamente
me ne convinco,
del mio errore.
Neanche qui, neanche ora.
L'immobilità, la pace, la calma
non esistono neanche se imposte,
da tutte le regole
logiche, razionali,
di un gioco stagionale.
Rientro a casa
con l'anima di nuovo ferita
in una delle sue corse,
seguito dalle grasse risate
della lucertola,
della cicala.

Eccallà (Epilogo triste) - 17/07/1996

[indice]

Stasera, l'ho cercata,
e l'ho addirittura trovata.
Mi è passata accanto,
i nostri sguardi si sono incrociati,
due parole sono emerse.
Mi è passata accanto,
ma come il vento,
sentivo che non la potevo guardare,
fermare,
che altrove aveva la sua meta (o metà).
Non so quanto si notava,
ma stasera sorridevo senza motivo
forse a lei
forse a me stesso,
l'incapace.
E' proprio vero:
quando presi la penna
per scrivere questa storia,
avevo in mente un altro finale.
Se la modifica è stata giusta, opportuna o scontata,
se la colpa è di qualcuno,
non riesco a deciderlo.
Mi sento muto,
il mio amore è muto.
Mi piace ancora pensare a quando era bambina,
e che in questo momento sta dividendo con me i nostri 18 anni,
ma questo rimane chiuso in uno scrigno
affondato in fondo al mare
dell'impotenza.
Perché non posso avere ciò?
E poi, questo epilogo,
l'avevo anche già scritto,
condannato.
E continuare a sbagliare avvilisce.
E sbaglierò ancora? Probabile.....
No! Non si ripeterà,
perché non vedo come possa ripetersi.
Trovare l'amore, l'amicizia, la giovinezza,
la felicità delle piccole cose, la timida bellezza,
in un essere, solamente.
Avrei anche avuto possibilità
di variare la storia,
che la trama lo consentiva
(e questo mi fa male)
ma non l'ho fatto,
e ora il libro è alle stampe.
Sono solo,
pieno di amore irrisolto, incontrollato, scoraggiato, inconcluso,
che non so come e se è ancora il caso di esprimere,
che forse nessuno vuole,
o che non vale nulla.
Forse stasera,
la lenta agonia
si è conclusa.
Qualcosa è morto, ma io,
già con il lutto al braccio,
ancora ironizzo.
Solo alla morte non c'è rimedio,
si dice.
Non mi importa,
quello che si dice.
Anche se tutto a questo punto,
per chiunque sarebbe,
privo di senso, di scopo,
io mi sforzo di dire,
(sono un bischero)
che ti voglio bene,
ancora,
e non voglio,
per masochismo,
dimenticare.
Amen.

Ombre cinesi - 15/07/1996

[indice]

Ovunque, con lei starei, bene,
tanto che,
comincio a domandarmi,
chi è.
Comincio ad avere paura.
Che lei sia il sole, per me.
Che io sia come un albero, per lei.
Che la sagoma sul terreno
delle mie foglie,
colpite dalla luce,
svanisca, si dissolva, sia assorbita,
al passaggio della nuvola.
Che l'ombra
diventi un bene troppo comune.

La vigilia di domani - 13/07/1996

[indice]

Domani parto
lascio questi pensieri
a metà,
conclusi.
Il pianoforte
commenterà i miei passi
con note alte
veloci
le scale seguiranno le mie scale
in salita
in discesa.
Gioie e dolori
rimangono magnificamente sospesi
in un rassicurante oblio.
Trovo la luna
in un angolo di cielo più nero.
Colgo insieme, sotto le stelle,
la paura e la speranza,
che questo viaggio,
sia concluso.

Come le Ombre della Sera - 12/07/1996

[indice]

Ricordo un cipresso.
Ricordo la sua esile, toscana forma.
Ricordo la sua ombra,
di cui era tremendamente avaro,
ma che poi un po' concedeva
negli afosi pomeriggi d'estate.
Ricordo la strada,
bianca, polvere mescolata a sassi,
che gli passava accanto
e poi piegava a destra dietro la collina,
verso chissà dove.
Ricordo le sue litigate
con le ginestre fiorite
che tanto lo disturbavano.
Ricordo la fretta con cui
pedalando lo lasciavo.
Ma immagino,
ora che forse non c'è più
quanto quel paesaggio ha perso,
senza il suo totem,
che indicando il cielo
ha posto un limite,
ha dato un riferimento
alla gente di qui,
da sempre.

Pensiero - 11/07/1996

[indice]

Le idee di un uomo hanno successo
quando chi le ascolta
le prende in considerazione,
le capisce,
le accetta o le rifiuta,
ma intanto ci si sofferma.

Lo stesso vento,
alle volte,
carezza i campi di grano, piega le spighe e passa;
poi, in mare aperto incontra una barca e gonfia la vela.

Un bambino - 11/07/1996

[indice]

Un bambino cammina in un sentiero,
con tanti palloncini,
legati ad esili fili,
che stringe nel pugno.
Il bambino cammina
guardando cosa ha intorno,
ma di tanto in tanto
un palloncino si perde,
si buca con uno scoppio assordante,
improvviso e immediato,
o vola via,
piano piano,
sale, finché sovrapposta al sole
la sua sagoma si perde.
Dapprima quel bambino piange,
ma chi gli ridarà il palloncino?
E poi ne ha ancora tanti!
In seguito,
quando la strada alle sue spalle si allunga,
l'uomo, non si dispera più,
stringe il suo pugno
ma distende la fronte
quando ancora uno
dei pochi palloncini rimasti,
se ne va.

La vita è troppo bella
e il sentiero, visto dall'alto, troppo breve,
per versare più di una lacrima
su ogni sogno volato.

Ciliege - 09/07/1996

[indice]

Hai mai colto le ciliege?
Ogni tanto qualcuna cade,
sono dimenticate;
e tra le altre ci sono quelle doppie.
Tenute insieme da una fogliolina.
L'amore è destino o volontà?

4 Luglio 1996 - 04/07/1996

[indice]

Cosa dire,
di un giorno, sospirato a Febbraio?
E' caldo,
ma meno che gli anni passati,
quelli che nella mente si aggiungono
si fondono in una marmellata blu.
La città,
sembra squagliarsi, diventare appiccicosa, molle,
e si sta spogliando,
sta entrando in coma,
dal quale si sveglierà in un giorno qualsiasi,
ma non lontano.
Una vecchia pedala
sotto il sole bianco
e sopra l'asfalto vaporoso,
verso la chiesa,
un cigolio l'accompagna.
Aria calda
muove le tende
entrando dalla finestra,
avvolgendoti, succhiandoti sudore.
Una cicala nell'orto sul retro.
Questo è il 4 di Luglio,
giorno d'Estate?
Quanto è diverso da quello della mente dello studente.
Eppure è un giorno normale.
Eppure è un traditore.
E tradito ti senti,
guardando il soffitto bianco,
a metà tra l'ozio mistico e la noia paranoica,
tra l'angoscia latente e le smanie estive.
Come uccello che liberato non si ricorda come volare,
è la mia anima d'estate.
Possibile che d'inverno se ne dimentichi sempre?
Calde sbarre circondano questo forno
e mi impediscono di prenderti la mano.
Ma solo io le vedo, forse.
Nutro il mio cuore di allucinazioni,
vivendo immaginari dialoghi con te,
trascorrendo giorno dopo giorno
della grande Estate (così anche il 4 Luglio)
nell'attesa di una tua visita,
a questo detenuto.
Fammi evadere, per favore!

Stornello melense ma ispirato - 04/07/1996

[indice]

Nostalgia,
per un giorno di Maggio
che arriva e subito va via,
per un amore mancato,
per un falso peccato.

Nostalgia,
sei stata tu la mia splendida follia,
e quel che è peggio è che adesso
non sono più lo stesso.

Fatti chiamare adesso,
che non ci sei.
Fatti guardare bene,
cosa non darei, per fare,
quello che non so...
prima o poi lo farò....
riderò o piangerò.

Nostalgia,
di libertà e di sottile armonia,
di vacanze al mare,
di un vero sole.

Nostalgia,
di un amico, della sua compagnia,
della mia vecchia bici,
di giornate più felici.

Amore mio non ti arrabbiare,
se ti voglio ricordare.
Amore mio se puoi perdonare,
cosa non farei per darti
quello che non ho....
ma prima o poi te lo darò...
riderò o piangerò.

Sillogismo d'Amore - 03/07/1996

[indice]

Alle volte ho provato
a teorizzare in lei
la mia anima gemella,
speculare.
La mia immagine riflessa nei suoi occhi.

Per poi accorgermi delle sue differenze,
che comunque mi incantano
mi legano a lei sempre più.

Ne deduco che non mi conosco
né mi apprezzo abbastanza.

Sensi di colpa per errori ingiustificati - 03/07/1996

[indice]

Come prurito, di un piede dentro uno stivale.
Come uno starnuto, che rimane a metà.
Come alcool, sopra una ferita.
Come un dito, schiacciato dalla porta.
Come una mano, immersa nell'acqua bollente.
Così ognuno li vive, dentro.
Fiamme,
che l'acqua del tempo sopisce
e il vento della coscienza, della memoria
alimenta.
Ognuno indossa il suo personale cilicio
si lamenta, dentro.
Pochi si accorgono che l'origine
e il protrarsi delle loro pene,
sono l'orgoglio, la vergogna,
l'incontestabilità delle proprie azioni.
E questi,
consapevoli finalmente della propria sorte,
si accodano agli altri
cantando adesso la sofferenza,
che a quanto pare,
conviene coltivare.

Autoroute du Soleil - 30/06/1996

[indice]

"- Bonjour,
Je suis en voyage,
commant je peux faire pour arriver a Rome?"
"- Vous devez prendre
l'autoruote du soleil."
"- Du Soleil?"
"- Oui, le Soleil,.....
suivez toujours votre ombre,
Monsieur,
et vous arriverez...."

L'auto ondeggia,
staccata dal suolo,
sulla linea dell'orizzonte.
Una goccia di sudore,
evapora a contatto con il guardrail,
mentre l'auto, non ultima
né prima,
si avvicina, ad indefinita velocità
verso un punto qualsiasi.
Brilla l'asfalto,
si muove, si corruga.
Abbagliano i vetri, le carrozzerie,
le distanze.
Campi di girasoli gialloverdi,
ballano, al ritmo della radio.
E su tutto il sole.
E su tutto il caldo,
rovente, di un viaggio monotono.
L'occhio cerca, lontano,
punti di riferimento fissi,
ma trova sfumate colline,
verso le quali non siamo diretti.

Ma dove possiamo arrivare?

Immersi nel bianco,
si procede in colonna,
attraverso campagne e colline,
monti e coste.
Ogni tanto
c'è chi fonde,
e allora scende
e seduto sul cemento bollente
aspetta,
osservando un fiore che,
anche lì accidenti,
è cresciuto.
Guarda,
neanche il vento dei camion più grossi,
gli fa toccare la corolla
sull'asfalto pastoso.

Esistenza spaziotemporale alternativa - 24/06/1996

[indice]

Nascere in altri tempi
o in altri luoghi.
Soffrire, morire, uccidere,
sprecare una vita,
rovinarne altre cento,
sognarne mille.
Invece,
la mia fortuna
forse immeritata, sciupata,
si legge nello sguardo di chi
in altri tempi,
in altri luoghi,
ci è nato veramente.

Ritratto ad un amore - 24/06/1996

[indice]

Spesso,
mi diverto,
mi consolo a dipingerlo,
il mio amore,
mescolando,
sulla tavolozza del mio pensiero,
il giallo della Fantasia,
il blu della Memoria,
il rosso dell'Amore.
Così la vedo,
con lo sguardo assorto
nel fissare qualcosa che non c'è,
mentre un raggio di luce le gioca tra i capelli.
La bocca,
nascosta dalla mano
su cui si appoggia distrattamente la testa,
stringe socchiusa,
una matita colorata.
E fuori dalla finestra, un cielo azzurro.
Quanto sei bella.
In mille quadri ti ho dipinto
e ancora
non sono riuscito a catturarti.

Miraggi - 23/06/1996

[indice]

Amare col cuore,
vuol dire elevarsi,
inevitabilmente,
sulla realtà.
Vuol dire parlare delle ore, del tempo, dei colori, di se.
Vuol dire scoprirsi diversi,
ma ignorarlo,
cambiare continuamente copione.
Cammini in vie agli altri invisibili,
e infatti ti perdi.
Passano le sere,
a sognare,
a guardarla sorriderti,
ma passa anche il tempo.
E quando la notte,
cantano i grilli,
il tuo pensiero va,
verso prati e fiori troppo diversi
da quelli reali.
Cantare alla Luna,
sulla chiglia di una nave che affonda
è amare col cuore.

Aspetta che passi la pioggia - 21/06/1996

[indice]

Stamattina
il cielo era molto profondo,
e i raggi di luce gialla rimbalzavano sui nuvoloni
grigi e neri, alti o bassi, sovrapposti,
non opprimenti,
ma anzi così immensi da aprirti il cuore.

Con gli occhi accostati sento lo scroscio.
Le persiane grigie sono chiuse
ma i vetri si bagnano.
E la pioggia a ondate aumenta
di intensità,
l'aria è bianca,
fresca di terra bagnata.
Qualche chicco di grandine
e rigagnoli e mulinelli attorno ai tombini,
la vecchietta che non si para
col suo ombrellino,
scappa.
Baturla.
Il rimbombo è profondo come questo cielo.
Ascoltare, sotto un solido tetto
la tempesta, che ti vuole,
ma non può entrare.
Alla fine lo scroscio finisce.
E rimangono le auto a fare friggere l'acqua sull'asfalto.

La città apre gli occhi,
conta i danni,
si impreca sottovoce,
si canta in silenzio, si ricomincia.
Oggi è il primo giorno di Estate.

Crescita anormale in una serra a giugno - 19/06/1996

[indice]

Scorre tranquillo,
il sole si alza e si abbassa,
si alza un po' di vento,
la città si sveglia,
e non ti bussa alla porta,
ti lascia dormire.

Qualche progetto, si vedrà,
c'è già l'Estate.
La palla rotola,
non rimbalza sempre sullo stesso punto.
Ma rotola solo per la lieve pendenza del terreno.
Quanti calci avrà preso, solo due settimane fa!

E oggi è stata una giornata paurosamente tranquilla,
perché?
Perché il mio cuore, tigre braccata,
fugge sempre,
alla ricerca di cosa?
Oggi è stato senza sentimento,
ieri il volume della mia musica
si alzava e si abbassava così velocemente
da non lasciar intendere la melodia.

Da piccolo pensi che un giorno crescerai.
Oggi non è successo nulla,
mi sento arido di vita,
e tanto piccolo.

Oggi è passato e di giorni tranquilli ce ne sono pochi,
alle volte.
Così questa notte di città
abbraccia tutti quelli che sono ancora troppo piccoli
per accorgersi (o per accettare)
di essere cresciuti.

Serenità: del Guttalax per l'Anima - 17/06/1996

[indice]

Soffio sul fumo,
e il cielo è un lago,
come i tuoi occhi
che mi osservano ridere.
Via ai sacchetti di plastica che asfissiano il cuore!
Fischietto.
Quante volte mi sono crogiolato nelle mie pene!
Ti amo.
Ti amo mia Luna,
perché sei il mio obbiettivo
e come tale mi fai vivere nell'attesa
dolce-salata
di raggiungerti.
Se lo vuoi è così,
se no, ti amo lo stesso.
Ti amo vita,
perché mi coccoli e ogni tanto mi sculacci
in un gioco che si protrae
nei miei giorni di primavera-estate-autunno-inverno.
Se vuoi è così,
se no ti vivo lo stesso.
Ti amo musica, vento, terra, Arezzo, amici, Domeniche e Lunedì,.....
Se avessi una chitarra,
la sapessi suonare,
e potessi cantare,
proverei a restituirvi un po' di quella serenità
che spesso spreco.

Lampi d'Estate all'Orizzonte - 12/06/1996

[indice]

Stasera,
quest'anno, ho visto per la prima volta le lucciole.
Esseri incorporei,
reali ad intermittenza,
che danzano, sopra i campi di Giugno.
Appaiono e scompaiono negli angoli bui dei fossi,
senza che l'occhio, né la mente
possano prevederne il movimento.
Silenziose, magiche, innocue,
ambasciatrici di un tempo
che come loro
sarà effimero.
Se tenti di catturarle,
ti troverai in mano fragili insetti,
lasciale volare e ammirale come gioielli.
Ammirale,
prima che la luce di un auto,
sbucata all'improvviso,
ti abbagli,
ti accechi.

Sei ancora grande e già piccola - 11/06/1996

[indice]

Oggi fai 18 anni,
ma non con me.
Oggi fai 18 anni,
ma solo in me.
Auguri, amore!

Pensiero - 11/06/1996

[indice]

Ho pedalato, in questa sera di metà giugno. Quando esci le prime volte a cercare il fresco, e le televisioni dalle case, parlano per i loro padroni. Ho pedalato, in sella alla mia bici nel centro storico, solo. Ho pensato. La solitudine, il buio, c'è chi fa tanto clamore per allontanarli ma è proprio al buio e da solo, che prima o poi si troverà. Chi impara a conoscere la solitudine, giorno per giorno, chi se la fa amica, non resterà mai solo, perché con se stessi c'è sempre da discutere, da parlare, da imparare. Questa sera non sono uscito solo, sono uscito con me stesso. Alle volte credo proprio di essere diverso, anormale (tra la paura e la speranza): non è che non pensi come gli altri, ma mi soffermo dove gli altri fuggono, sapendo di fuggire dalla verità.

Carpe Diem - I binari si dilatano, ma restano paralleli - 11/06/1996

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Una volta ho battuto un rigore e ho mancato la porta.
Un'altra, per farlo svettare sugli altri,
mi è volato l'aquilone.
Poi ci fu quella che non seppi ripetere la poesia
a memoria.
E ancora...
Quante volte ho sbagliato con te!
Ti ho delusa.
Proprio uno sdatto del genere dovevi incontrare!
Ti ho delusa e ti ho fatto aspettare,
troppo,
e ora ti capisco, se non vuoi più ascoltarmi,
ma aspettare qualcun altro.
Quanti calci nel culo darei ai miei io,
se potessi incontrarli
al di fuori del tempo!
E invece per fortuna non posso far ricadere la colpa su nessuno (?).
Non ti chiedo più niente;
solo di capire, che ho tardato a cogliere il nostro fiore
per paura
di fargli male.

Alitate su un vetro freddo - 11/06/1996

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Opaco
il mio pensiero si è fatto.
Se mi affaccio alla finestra,
della mia povera mente,
mi accorgo,
dopo un po',
che il volo procede piano,
senza vuoti d'aria o acrobazie
in una preoccupante, tiepida calma.
Non vedo forse come prima?
Si,
ma non vivo,
estraniandomi da quello che vedo
per scrutare col cuore
orizzonti più lontani.
Quanto possono il sorriso
e quanto la smorfia dell'amore
sulla mia vista!

Il giuoco della corda - 08/06/1996

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I tuoi prolungati silenzi
sono peggio di schiaffi.
I tuoi mezzi sorrisi
prendono in giro il mio cuore.
Mi logoro nel tentativo di catturare
un tuo sguardo,
e l'eco della mia voce
che una volta forse.....
ora non ti arriva.
Ho sbagliato?
Dovevo tenermi tutto dentro?
Forse, chissà, la corda sarebbe rimasta tesa.
Mi sono avvicinato troppo, e quella
si è allentata.

Corrispondenze univoche - 08/06/1996

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No!
Se l'amore deve essere una maschera,
un inganno, non voglio ingannarti.
D'altra parte...
quanti amori sono nati con l'inganno?
C'è chi ama e chi si fa amare.
Ho il sospetto che solo l'amore di chi ama,
se tenace,
è in un secondo tempo contraccambiato
da chi si fa amare.
Immaginate che in un sacchetto di biglie,
ogni pallina ne abbia un'altra a cuore.
Ogni pallina però è a contatto con decine di altre palline;
quale è la probabilità che due palline
si scelgano reciprocamente e immediatamente?

Lo Scopino del Cesso - 08/06/1996

[indice]

Mi prendono da dietro,
con naturalezza e una riacquistata calma.
Mi costringono ad usare la testa,
laddove non vorrei,
o non saprei usarla.
Ma anch'io ho una dignità,
anche se affronto,
nell'apparente (e a volte vera) sconfitta,
i mali e i dolori,
frutto di prolungate riflessioni,
a volte involontarie.
Ma cosa sono?
Non lo so, ma certe volte mi sento come lui.

Particolari dimenticati (e perciò bisognosi di affetto) - 30/05/1996

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Cammina pure per il mondo,
che è grande, bello, vario,
ma non disdegnare, come molti fanno,
i suoi dettagli..
Quel lampione al neon, sul retro della stazione,
alle 5.21 del mattino, quando il cielo cangia,
ma la città non se ne accorge.
Quella pergola
che si appoggia al fianco della casetta rossa dell'ANAS
al Km 67 della vecchia statale.
Quella cinquecento senza copertoni né targa,
che rimane,
invasa dall'erba,
tra il fosso e la capanna degli attrezzi.
Quella fermata del bus, piegata,
che d'estate offre un po' d'ombra
all'asfalto bollente della periferia.
Quegli avvolgibili storti e verde sbiadito,
che da anni non salgono né scendono...

non appaiono ma esistono, e perseguitati,
brutti e provvisori,
ti chiedono solo uno sguardo
per insegnarti un po' di poesia.

Placche dentali - 30/05/1996

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Canzone triste, è un susseguirsi di note.
Canzone triste è rimanere seduti,
a fissare il proprio miraggio mentale,
proiettato su un muro caduto.
Canzone triste è tornare a casa con l'anima mutilata,
per le ferite riportate nella lotta col cuore.
Canzone triste è pensare alla felicità,
se non ci pensi, la stai vivendo.
Canzone triste è nutrimento interiore.
La Canzone triste è la più bella e profonda, intima e popolare.
Tendi l'orecchio e inizia a fischiettare.

Pensiero - 30/05/1996

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Io sono nato. Vivo ora. Perché? Vivo questa realtà, frutto di infinite altre che nei secoli, nei millenni si sono fuse, interrotte, incrociate, condizionate. La mattina mi sveglio, apro la finestra e vedo una nuvola. La mia esistenza si è incrociata con quella della nuvola, in quell'attimo, non prima non dopo, come un appuntamento. E' bello riflettere sopra gli attimi insignificanti, perché interpretandoli danno senso alla vita. Mi sento vivo e protagonista nel mio tempo, ma come sarei stato se fossi nato in altri luoghi, altri tempi? Quante persone avrei conosciuto, quante che conosco dovrei dimenticare! Eppure in molti pensieri, canzoni, amori di altri luoghi di passate generazioni mi ritrovo. Non potrei averle scritte, pensate, amate io quelle cose?

La Marea - 30/05/1996

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Lenta, lenta, lenta...
scende piano, lambendo lo sperone di roccia
a cui sono legato.
Apro gli occhi ancora rossi di sale.
Apro la bocca che assaggia l'aria,
mentre l'acqua scende sempre più giù.
Il sole mi asciuga i capelli,
poi mi brucia le spalle.
Mi guardo attorno:
luci, colori, gente sconosciuta, barche, un fulmine di lontano,
una carezza, un pugno, un bottiglia che galleggia....
tutto esala in un vapore aromatico
chiamato sentimento, credo.
Ma non posso fermarmi a pensare, a cercare di capirlo,
questo sentimento,
ché l'acqua mi è già tornata sui piedi.
Mi è al bacino, e mi accorgo di non aver mai parlato.
Così urlo, nella speranza che qualcuno mi senta,
mi venga a salvare, o a trovare,
per immaginare cosa stavo pensando.
L'acqua mi è di nuovo, di già, alla gola,
e chissà quando riemergerò.
Ciao Sole.
Blub, blub......

Un'amicizia - 26/05/1996

[indice]

Quando vivevo all'ombra di me stesso,
hai acceso la luce.

Sei piombata nel mio cuore, amareggiato dalla monotonia
di una vita potenzialmente giovane,
ma in realtà solo mascherata di freschezza.

Sei riuscita a parlare con la mia anima,
facendoti intendere con le buone o le cattive.

Se ho la consapevolezza di trascorrere dei giorni indimenticabili,
che non potrò riagguantare, lo devo a te,
alla tua naturale, spiritosa, timorosa e decisa
volontà di esistere.

C'è chi vive senza trovare un'anima da ricordare
con un sorriso.

Io, che sono stato fortunato,
terrò la tua foto stretta nel pugno, levato contro il tempo,
che non me la potrà strappare.

Il sabato in treno - 25/05/1996

[indice]

Viaggiare,
aprire gli occhi su nuove realtà,
dove altri drammi e altre gioie,
altri amori e altri pensieri,
si incontrano, si formano nei loro protagonisti sconosciuti,
ma così vicini.

Viaggiare,
e apprezzare la propria realtà,
la propria radura,
dove la fauna locale ti viene a trovare
e poi torna nel bosco intricato.

Viaggiare,
e trovare la conferma al nostro limite interiore,
che ci fa vedere solo gli aspetti della vita
che ci interessano.

Viaggiare,
e sentirsi piccoli, sostituibili,
destinati a passare come quel paesaggio.

Viaggiare,
e voler già ritornare,
che la lezione ci è bastata.

Viaggiare,
e imparare a sognare, amare, guardare, sopportare, ricordare.
Perché il Viaggio è un susseguirsi di arrivi e partenze,
gioie e rimpianti.

Quando questo treno si fermerà,
mi chiederò finalmente dove sono arrivato,
e spero che potrò rispondermi, ridendo,
che questo viaggio non è ancora finito.

Il muro - 19/05/1996

[indice]

Immagina di camminare nel deserto,
in una pista mal battuta.
Immagina la luce delle stelle,
e qualche nuvola che,
come una nave fantasma,
approda sulla sagoma della luna, e poi riparte.
Camminando senti delle voci
che solo a volte distingui.
Capisci solo che in qualche modo
ti stanno chiamando.
D'un tratto,
sul sentiero ti si para davanti un muro,
dalla funzione apparentemente inspiegabile,
ma di cui ti avevano parlato.
Le voci le senti al di là del muro,
e pensi che forse, scavalcandolo, le raggiungerai,
potrai vederle in faccia.
Ti impegni, e scopri che è facile scavalcarlo.
Ma una volta al di là, ti accorgi
che le voci ti chiamano ora alle tue spalle!
Il paesaggio è sempre lo stesso!
La strada si srotola,
come gli arabeschi di un tappeto orientale,
davanti a te.
Lo sconcerto è comprensibile.
Ma la paura no.
Sorridi ora di quello che ti è capitato,
e con quel bel sorriso prosegui,
con il passo che vorrai,
il tuo cammino.

Il ricordi del sorriso - 17/05/1996

[indice]

Chi non li ha,
li dovrebbe cercare,
costruire anche,
come molti fanno.
Sono foto vecchie,
dai colori pastello,
che ogni tanto,
un po' di riscontro fa volare.
Sono quadri appesi storti.
Sono panorami di fine Maggio.
Sono sfocati, ma punteggiati di allegra malinconia,
come quando finisce la scuola,
finisce qualcosa.
Quando li guardi,
ti accorgi che le piccole gioie,
provengono da dettagli in secondo piano.
No, non sono rimpianti,
perché in quei ricordi non ci sei tu,
ma un buffo ragazzino,
che oggi guarda se stesso,
sorridendo di problemi semplici,
ma non ancora risolti.

Din Don - 16/05/1996

[indice]

Quante campane sono suonate
dalla nascita dell'uomo?
Al mattino, al mezzogiorno, alla sera...
Con toni acuti, gravi, solenni, scanzonati.
La mia campana si inserisce in un concerto
apparentemente disordinato,
in cui si ricerca un ordine apparente.
La mia campana sembra stagliarsi, ma solo nella mia valle.
Chissà ieri, chissà domani, chissà ora,
nella valle accanto, quali rintocchi più intonati,
non giungono all'orecchio.
Ognuno fabbrica la sua campana,
che produce un suono sempre diverso dalle altre,
ma sempre a loro somigliante.
Alcuni riescono a farle rintoccare per giorni,
altri per pochi secondi.
Ma esiste la nota perfetta?
Se è già stata trovata perché non è imitata?
Se deve essere ancora scoperta, cosa accadrà poi?

L'angoscia della gioventù, in val Padana - 16/05/1996

[indice]

Avanzare nella nebbia.
Col fucile in mano.
Incontrare oggetti e poi lasciarli.
Avanzare nella nebbia,
seguito da ombre, preceduto da ombre
a cui non puoi sparare.
Avanzare nella nebbia, senza una meta.
Senza poter vedere troppo avanti o troppo dietro.
Avanzare nella nebbia, seguiti dall'alto da un occhio di bue
che forse è il sole.
Avanzare nella nebbia, ascoltare, sentire che non sei solo.
Chi parla, chi canta per orizzontarsi, ti costringe a credere
alle sue parole.
Avanzare nella nebbia e in lontananza sentire il fronte,
che si avvicina,
anche se pensi di tornare indietro.

L'altalena a molla - 15/05/1996

[indice]

Ascolto musica, disteso sul letto,
e ti trovo dietro ad ogni nota.
Chiudo gli occhi.
Prendo la bici, mio cavallo fatato,
e inizio a pedalare, per raggiungerti.
Sono alla Sella e il sole di Giugno fa esalare l'asfalto,
ma davanti agli occhi ho il tuo sorriso.
Sono all'Olmo, e nel gioco di luci e ombre dei pini
trovo il tuo battere delle palpebre.
Sono a Pieve al Toppo e nei campi di grano,
gialli e rossi, trovo la tua primavera.
Presto ti sarò di fronte e....
Cosa faro?
Guardati, povero sognatore!
Chi stai inseguendo se non la tua mente,
che tante volte ti ha chiamato, come uno sfortunato Ulisse,
verso gli scogli della realtà!
Credi che quegli occhi guarderanno te?

Mi fermo sotto il sole di Settembre, guardo i nuvoloni blu
e decido di ritornare.
Sono a Pieve al Toppo e i campi arati mi graffiano il cuore.
Sono all'Olmo e i pini non riparano al mente.
Sono alla Sella e nell'asfalto bagnato scivola la mia anima.
Cosa hai fatto?!
Hai perso l'ennesima occasione della tua breve vita?!
Perché non hai concluso il tuo tentativo?
Preferisci il rimpianto al rischio?

Apro gli occhi, e sono ancora su questo letto
disteso, ad ascoltare musica.
Non mi sono mosso,
davvero anche stavolta non mi sono mosso.

Quando la incontrai presi il raffreddore - 12/05/1996

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Quando incrociai per la prima volta il suo sguardo,
imparai ad amare.
Quando sfiorai per la prima volta i suoi capelli,
imparai a volare.
Quando la salutai compresi quanto bassi fossero ancora gli argini,
per le burrasche della vita.
Camminavo nel prato, timoroso del temporale.
Così cercai rifugio sotto l'albero frondoso.
Ma quando mi accorsi che l'albero non riparava,
e le gocce continuavano a cadere dalle foglie,
a pioggia finita, corsi via,
a prendermi direttamente addosso tutta l'acqua.
Così presi il mio primo raffreddore.

Sensazione estiva - 12/05/1996

[indice]

Se penso a lei, ritorno alla sera,
d'estate, quando il solleone è passato,
e le rondini sfrecciano gridando,
sotto il cielo rosato.
La città ti appartiene,
e mentre i primi grilli prendono ormai il posto delle cicale,
in bicicletta senti l'aria più fresca avvolgerti.
L'estate è ancora lunga, la scuola è lontana.
Conosco allora un profondo senso di libertà,
dolcezza, spontaneità.
Per qualche momento intuisco la felicità, se penso a lei.

La roulette di Ulisse - 12/05/1996

[indice]

La si sente lontana, che non si distingue ancora,
ma già ci pone in attesa.
La città parla, con la sua voce bassa, monotona, snervante.
In essa confluiscono mille voci,
ma una si fa sempre più alta.
E' il lamento della sirena.
Il mormorio si abbassa.
La città ammutolisce, con cupo rispetto.
E quel lamento continua, non considera nessuno,
ma raggiunge tutti.
Sembra non finire più,
quel tormento per le coscienze, per i soliti pensieri.
Ma la sirena non pensa certo a te,
ne agli sciocchi commenti che si possono fare su di lei.
Coerente si affretta. Fino a svanire.
L'incantesimo si rompe, la città riprende a sospirare,
a starnutire, a tossire, a urlare, a sussurrare.
Ma da dietro le finestre, chi non rimane turbato
dal disperato canto della sirena?

Il maglione di lana grezza - 09/05/1996

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Dolore, sei il mio fuoco rigeneratore.
Sei l'elemento positivo, il mattone più alto del grattacielo.
Se rimango scoperto, è proprio lì che mi trafiggi,
ma se non mi uccidi,
in quel punto la mia pelle sarà ferro, dove spezzerai la tua spada.

Dietro le spalle l'ombra si allunga, lenta, costante,
attenta ai miei tentativi di fuga.
Le cicatrici sono brutte a vedersi, ma fanno dell'uomo
la roccia su cui Dio scolpisce l'anima.

Ma se hai paura, non ti preoccupare: anche la roccia aspra
torna liscia quando l'acqua vi scorre.
Il dolore è sempre ingiusto ma mai inutile.
Il dolore richiama l'uomo al suo giardino interiore,
spesso arido e trascurato.
In quel giardino sbocceranno bei fiori, dal tuo sangue,
dalle tue lacrime.

Fammi intanto cantar la leggerezza del dolore,
oggi che ancora non veste la mia anima.

Fuga d'Amore - 05/05/1996

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L'uomo pedala, in sella ad una bicicletta dall'antico cigolio.
E' mattino e la strada sterrata, un pozza lì una zolla smossa là,
è un difficile tracciato.
L'uomo si impantana spesso, sembra perdere l'equilibrio,
frena, poi si alza sui pedali, ma il viso è affannato,
e gli occhi lo portano lontano, verso l'orizzonte che,
con quella bicicletta, è così difficile da raggiungere.
Alla fine la fatica appanna la sua vista
e l'orizzonte sembra perdersi.
Così scende di bicicletta, e col fiato grosso,
si guarda attorno,
notando particolari nuovi del paesaggio circostante.
Il sole di Maggio è già sufficientemente caldo,
per chi fatica nel pedalare.
Seduto sotto un ombroso leccio, l'uomo osserva e ascolta.
Il cielo azzurro è percorso da basse nuvole bianche,
che il vento porta via in un'allegra rincorsa.
Il verde delle piante, dei cespugli, degli alberi è fresco, vivo, intenso.
Le ginestre orlano il fosso laggiù.
Le terrazze a olivi di una collina
testimoniano il paziente lavoro dei contadini.
I filari tagliano il campo, inerpicandosi su per il poggio,
fino al cortile della casa colonica.
I cipressi seguono,
colonne,
viventi punti di riferimento,
la strada.
Quanta pace, quanta calma suggerisce la sagoma di queste colline.
Un cuculo, dalla macchia manda il suo curioso grido.
Laggiù si intravede un torrente,
e un vecchio ponte di pietra,
forse crollato.
Ora l'uomo si accorge di essere solo,
ma ne è quasi contento,
contento di potersi godere una tale armonia.
Torna ad osservare.
Il suo sguardo spazia su boschi e piccole valli,
ruscelli e campi, rocce, colline, nuvole, sole.
Si gira e trova poco distante da se un campo di grano
nel quale le spighe verdi e i fiori sembrano rincorrersi,
mossi dal vento.
Il suo sguardo si fissa su di un papavero,
rosso, fresco.
Quanti ricordi passati suscita,
qualcosa che la memoria non focalizza,
ma che passa direttamente per il cuore.
L'uomo si accorge che pedalare non vuol dire perdere i sentimenti
ma la memoria, e se ne rattrista.
Aveva dimenticato le cose belle
e vigliaccamente era fuggito da loro,
perché le cose belle son sempre passate.
Aveva preferito rimuoverle
impegnandosi in una corsa verso l'ignoto,
che ricordarle,
nel penoso risveglio di un fantasma incorporeo.
Ma come un fantasma loro lo avevano inseguito,
nel cuore, in quel fiore di primavera.
Perché fuggire dunque?
Il respiro prima calmo, torna a farsi intenso,
per poi scemare in un lungo sospiro.
L'uomo si rialza, si guarda intorno,
si china per prendere quel fiore,
per continuare la sua pedalata assieme al suo stendardo.
Poi appoggia la bici all'albero, si siede,
e decide di non strappare il fiore.
Basta fuggire di fronte all'amore,
per essere inseguito ovunque.
Il verde di oggi sarà giallo e poi marrone,
e allora l'uomo ricercherà ciò da cui fuggiva,
ma il papavero
sarà già sfiorito.
Meglio amare e soffrire quando è il momento.
Fermati allora, uomo, e fissa nel tuo cuore quel paesaggio,
quel cielo, quel fiore.
Da domani il tuo viaggio non avrà come meta l'ignoto,
non sarà una fuga,
ma il tuo sguardo cercherà
stavolta
all'orizzonte un altro fiore,
lo stesso invincibile amore.

Canto nostalgico per qualcosa che perderò - 30/04/1996

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La vita si perde, granello dopo granello
si svuota la parte superiore della clessidra,
si riempie quella inferiore.

Ogni attimo di vita speso, perso,
è un attimo di vita aggiunto alla memoria.
Passano i giorni, gli anni come moscerini si mescolano,
e la memoria non li contiene.
Quanto è breve l'attimo della mia vita!
Tutte le volte che piove penso che quell'attimo non ha sole,
e non so come recuperarlo.
Poi mi guardo allo specchio e quegli attimi
me li ritrovo tutti addosso, come cicatrici.
Non sarei lo stesso se solo uno di quegli attimi,
salati o dolci,
mancasse a insaporirmi l'anima.
E' difficile però accettare il mare aperto
dopo aver navigato nel fiume,
che non si può risalire.
Un fiume con anse e secche, mulinelli e rapide.
Io amo questo fiume molto più ora che mi trovo al suo delta.
Torna così protagonista la memoria
arma a doppio taglio che t'illude di aver sconfitto il tempo,
e ogni volta ti fa più male.
Ma troverò uno scoglio al quale aggrapparmi.
Dal quale trovare l'Orsa Maggiore,
dal quale dimenticare che non sono già più
lo stesso essere che ha iniziato a scrivere questo canto.

Normale comune - 27/04/1996

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Apro le pagine di un giornale,
scelgo un articolo,
in quell'articolo una frase,
in quella frase una parola,
in quella parola una lettera,
di quella lettera un punto sono io.

Guardarsi intorno, scoprire le realtà altrui,
cercare di spiare nell'intimo degli estranei,
con il pensiero,
mette angoscia.
Lo scoprire che quei dolori che tu credevi così intensi
sono comuni,
che quei sentimenti che pensavi così intimi
sono banali,
che le esperienze uniche
sono solo nel tuo sciocco autoincensarsi,
rende tristi.
Dove è la mia particolarità, la mia personalità,
nel bene e nel male?
E se i miei pensieri non sono allora originali
perché ognuno ci arriva da solo?
Scatta quindi la consapevolezza che
la paura del dissolvimento o l'incomunicabilità,
vincono sempre nell'animo di uomini che si portano addosso
l'orgoglio del condannato a morte.

In bianco e nero - 21/04/1996

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Amo i tuoi pregi e i tuoi difetti.
Amo il cielo sereno,
perché il sole e la luce son la vita.
Ma chi ama la vita in maniera sincera,
consapevolmente ama e accetta la morte.
Per questo amo anche le mie giornate nuvolose.
Per questo ti amo.

Ester - 17/04/1996

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Arabo canto
nella notte asciutta del deserto.
Siamo solo noi due.
Ho ancora poco tempo per guardarti
che già l'orizzonte a est ci separa.
Posso parlarti.
Posso farti leggere i miei pensieri, che invio a te,
bolle di sapone, semi tra le dune.
Piango, con te posso piangere, finalmente,
uno stormo di uccelli che spaventato cambia direzione,
la mia tristezza.
Respiro il fresco, il pulito, la gioia,
la fiducia di avere un'altra occasione.
Piccola, mi guardi e mi ascolti, cambi di umore,
ma silenziosa mi lasci sfogare,
che non abbia distrazioni, interruzioni, paure.
Paure, paure di che?
Ignoro tutto del giorno.
So solo che sarà solare, caldo,
forse troppo secco, forse troppo abbagliante.
In questo giorno non ti vedrò, ma seguirò i tuoi muti consigli.
La notte ritorna, anche troppo presto, ma in ogni notte
avrò un mio piccolo, candido, personale,
ritaglio di giorno.

La stella a cucù - 15/04/1996

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Il faro lampeggia,
tremula stella sotto un cielo di fari.
Con la mia barca lo seguo
con il cuore lo desidero.
I remi battono l'acqua livida
nella notte lunare,
e 100 lacrime salate fan volare ad ogni maldestra remata.

Basta...
Tiro a bordo i remi,
lascio scivolare la mano
sul pelo dell'acqua,
su quel confine instabile, attendo, penso.
Quante cose sotto di me non posso vedere...
Quante cose sopra di me non so immaginare...

Così, nella mia situazione, cerco solamente di raggiungere
almeno con la fantasia, il mio faro,
che di lontano, in un punto di confine,
perso nel nero,
forse mi aspetta, mi dà ascolto,
non so per quanto.

Si è alzata una leggera brezza
e con una vela bucata
tento di catturare il vento.
Lentamente mi sto avvicinando,
e a ogni onda che infrango
cresce la gioia, la paura,
fine anello che chi ama porta al dito.

Perché ricerchiamo l'amore, se otteniamo sofferenza dell'anima?
Come è facile confondere "amarsi" con "amare",
ma come è difficile accettare l'equivoco.

Però, per quella luce che fra tutte quelle del cielo mi chiama,
sono pronto ad abbandonare la mia barchetta,
e a nuotare nel mare salato,
toccarla prima che l'alba
la trasformi in un solido freddo edificio.

La Domenica delle palme - 31/03/1996

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Manca una settimana,
lunga, triste settimana,
alla Pasqua del Signore.
E' la Domenica delle Palme,
la vita contro la morte,
la morte contro la gioia,
la gioia contro lo sconforto,
lo sconforto contro il sereno,
il sereno contro le nuvole,
le nuvole contro la vita....
Con un ramo d'olivo in mano,
nella giornata di primavera,
l'uomo si chiede perché il filo della vita
e quello della morte
sono così abilmente annodati.
Come mai nessuno li scioglie.
Il chiaro si mescola allo scuro,
rendendo ambiguamente semplice e complicata
la stessa cosa.
Aspetta uomo.
Aspetta, e se non avrai intelligenza,
abbi almeno pazienza.
Pazienza di aspettare Domenica.

Eclissi - 31/03/1996

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Guardo il sole, il sole m'acceca.
Chiudo gli occhi e ritrovo il buio, il mio buio.
Ma quando li riapro, non trovo la luce.
Vedo solo quello che non potevo vedere,
sotto uno dei suoi aspetti.
Posso osservare, per qualche breve istante,
anche ciò che non comprendo.
Ma il tempo per capire è breve, troppo breve.

Discoteca - 31/03/1996

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Le luci intermittenti, come la coscienza.
La musica ossessiva come la malinconia.
Il volume alto come lo smarrimento.
Il movimento intenso, frenetico, scomposto,
come l'emozione.
I ragazzi abitano questi Sabato notte,
li vivono e finiscono per portarli sempre con se.
I ragazzi uniscono la loro solitudine, proprio dove i loro gridi
si perdono.
C'è fascino e spavento in chi li osserva.
Io non posso criticarvi, né aiutarvi, né divertirmi con voi.
Lasciate solo che i miei sentimenti non risuonino da un altoparlante,
ma dal battito ritmico del cuore.

Point of no return - 21/03/1996

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L'inutilità delle mie azioni
trova spesso conferma nello squallore del monotono,
del nuvolo-piovoso,
della comunicabilità superficiale.
Come uscire dall'ordinario
senza diventare straordinario?
Quale droga, quale alcol, quanto fanatismo o incoscienza
servono?
L'onda corre fino alla spiaggia, urla e s'infrange,
ma ritorna silenziosa al mare.
L'aquilone vola sorretto da un vento quasi eterno,
che presto finisce,
e l'aquilone tocca terra.
Cosa trattiene l'uomo nella sua anonima quotidianità,
se non la paura di non poterci tornare,
di non poter essere più quello di prima?
Anch'io provo lo stesso terrore,
la stessa sensazione anfibia,
lo stesso remoto e prudente freno.
Eppure, là nell'universo,
buchi neri, invitano ad un viaggio senza ritorno,
che pochi hanno compiuto.

Insoddisfazione - 21/03/1996

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Scorre lenta, una pasta dolciastra, tiepida.
Scorre e goccia giù per il collo, ti avvolge, ti appiccica.
L'anima si inquieta, ma salde catene le impediscono di fuggire.
Non c'è modo di liberarsi di quell'irritante prurito,
almeno che tu non agisca,
non provi a dare un senso al tuo vivere,
ma generalmente, per oggi, è troppo tardi.
Allora ti accorgi che nei suoi occhi, se lei fosse qui,
troveresti la fonte per lavarti.

La sfera d'acciaio - 15/03/1996

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Prima vivevo nella mia sfera di acciaio da solo.
La mia immagine deformata,
guardava in tutte le direzioni,
ma trovava sempre se stessa,
in un ossessivo, monotono,
triste ripetersi.
Poi, da quando la tua figura è apparsa,
riflessa sulla superficie lucida,
guardo a nord, a sud, a est, a ovest,
e prima di rincontrarmi,
trovo sempre i tuoi occhi.
E non serve ruotarla,
la sfera non ha un senso.
Non serve schiacciarla,
perché continuerà a riflettere.
Temo soltanto che manchi la luce.

Anime danzanti nella nebbia - 11/03/1996

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Se i corpi materiali sono così labili e suscettibili al tempo,
quelle che ho di fronte non sono altro che anime,
mosse da una volontà più o meno forte,
da una coscienza più o meno profonda,
da una molla più o meno carica.
La loro gioia, il loro pianto, la loro paura, la loro solitudine
sono espresse solo in modo approssimativo
dai loro volti,
ma io non chiedo di svelare i sentimenti
che si celano dietro i loro occhi,
perché neanche i miei sono condivisi.
Ammiro e derido con tenerezza
la loro voglia di eternità.

Voli di pensiero - 05/03/1996

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Da ogni viaggio torno cambiato.
La mia mente vola sopra i boschi,
i fiumi, le radure e gli stagni,
le miserie e le assurdità,
mentre il mio corpo rimane qua,
disteso, la marionetta della mia volontà.
I miei occhi vedono, sorridono, e disperano,
cose non viste,
fino a quando tornano ad aprirsi, o a chiudersi.
Il mio viaggio mi ha fatto conoscere molte cose
ma quando mi serviranno?
Come tutti i viaggi,
mi ha fatto venire invece nostalgia
della vecchia, snobbata, criticata,
casa.

L'Acqua Santa - 29/02/1996

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Din, Don...
Risuona il passo zoppo
nell'andito oscuro
di una polvere sacra.
C'accoglie una vecchia,
il fazzoletto in testa,
la pannuccia scucita.
Entra il prete ed io lo seguo.

Come è difficile, scomodo, triste,
notare che ogni casa ha una facciata,
che volutamente, orgogliosamente,
nasconde l'apatia al tempo e alla vita.

Fuori, il primo sole,
ancora troppo invernale,
ma già causa di stolti miraggi,
irradia la viuzza,
dove un bambino col pallone
calcia ritmicamente.

Dentro, quel sole, quel suono,
trapelano appena,
animando i vecchi soprammobili, le fotografie,
che la vecchia ora,
dopo aver ripulito,
carezza.

Scorrono veloci le preghiere,
si troncano fatalmente le parole.
Presto ci avviamo all'uscita, alla luce, all'aria, alla vita,
con febbrile smania.
La porta si richiude.

La goccia di acquasanta, è evaporata,
nel deserto della solitudine.

La porta dei Sogni - 25/02/1996

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Parla con me stasera la luna.
Canta per me stanotte il vento.
Suona per me ora la pioggia.
Ma io penso ancora a te,
che sei luna, vento, pioggia,
per la banderuola del mio cuore.

Lascia socchiusa, più tardi,
la porta dei sogni.
Affinché possa entrare,
in punta di piedi,
ad ascoltare con te,
finalmente il silenzio.

Desolazione - 20/02/1996

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Camminavo,
era mattina o forse tarda sera.
Ero in città.
Ero da solo.
Era caldo, ma un caldo pesante, da brivido.
La finestra si socchiudeva, mossa da una mano incorporea.
L'automobile era parcheggiata vicino al bidone,
da dove si sentiva camminare un animale.
Una cabina del telefono coi vetri rotti
era accostata ad un vecchio muro pieno di graffiti,
scrostato per metà.
Per terra le pozze riflettevano i nuvoloni plumbei,
quasi pulsanti, portati via dal vento d'alta quota.
Un odore di terra bagnata penetrava l'aria, appena mossa.
Da un vecchio cartello pubblicitario,
un viottolo invaso dalle cartine e dalle erbe,
portava ad una casa più bassa, buia, di mattoni.
Un neon illuminava il retro di una casa cantoniera,
il binario morto, giù alla stazione,
ospitava il vecchio vagone merci invaso dall'edera,
che finalmente si muove...si muove.
Mi sveglio e mi accorgo che nulla è cambiato.

La calma - 14/02/1996

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Cercavo un luogo deserto,
dove mi parlasse il vento,
e quel luogo lo trovavo nella cantina del mio cuore.
Lì spegnevo la luce e mi lasciavo trasportare...
Una mano trasparente, delicata, spesso mi sollevava,
e uscivamo dal buio di quella cantina.
Salivamo in alto, per poi soffermarsi a vedere un cielo nuovo
da terra invisibile.
Sentivo l'aria plasmarsi intorno a me.
Poi il buio.
Invano continuavo a cercare quel luogo.

Cerco un luogo deserto,
dove mi parli il vento,
e quel luogo l'ho trovato nei tuoi occhi,
nei tuoi movimenti,
nei tuoi sorrisi,
nei tuoi pensieri.
Ormai solo lì, spengo la luce e mi lascio trasportare...

Quello che non si dice - 13/02/1996

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Ciò che non dici, lo pensi col cuore.
Quello che non fai, lo vivi nel cuore.
Lasciami stare, caldo sole, ho fallito.
Forse domani potrò rimediare
ma oggi ho fallito.
Lasciami stare, fresco vento, devo pensare.
Forse domani avrò dimenticato
ma oggi devo pensare.
Vivo il dolore quando c'è gioia altrui.
Vivo la gioia nel mio dolore.
Chi sono per fare ciò?
Forse solo il più considerato fra gli esclusi.

Solitudine urbana - 21/01/1996

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Cammino solo,
di ritorno.
Cammino a testa bassa,
di notte.
I lampioni mi illuminano il cammino,
ma io non vedo.
Saluto la gente che mi passa accanto, come fantasmi,
che appaiono e scompaiono nella mia mente.

Seguo la mia ombra, che mi segue,
mi affianca,
mi stacca, e poi divertita mi ricompare alle spalle.
Sento odori, vedo colori, odo rumori sconosciuti
che solo quando non sono io percepisco.
I palazzi visti da lontano sembrano perfetti,
ma alle loro basi, dove gli passi accanto, trovi solo
il sordo squallore della città nuova.

Ero uscito per non pensare, o per pensare ad altro.
Invece, quando sei solo nella viuzza scura bordata di orti,
o quando sei immerso nella folla anonima
e violacea sotto la luce artificiale, ciò non ti riesce.
Inizi a fremere, come di freddo,
il petto ti brucia, vien voglia di piangere,
la mente galleggia sotto vuoto e perdi la tua comune identità,
per acquistarne una nuova, forse più vera.
Una mascherata tristezza ti avvolge, e ti fa pensare.
Una tristezza isolata, fuori luogo, ma comunque compiaciuta,
ovattata.
Vorrei essere a 1000 chilometri di distanza, a riflettere.
Vorrei scappare, portarti con me dove per un attimo potessimo scambiarci i pensieri, confrontarli, e poi magari riderci.
E non ti saluto, perché quello che vedi non sono io,
è un essere solo, che ha tutto, che vive in tutto,
e nonostante questo
non sa perché è triste.

Chi è più triste di chi non si gode la felicità?

La luce del mattino - 14/01/1996

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Entra con gioiosa prepotenza, dalle persiane accostate.
Riempie gli occhi,
ma non li ferisce.
E' la luce che porta i colori, è la luce che porta gli odori.
Mi alzo,
apro le imposte,
e l'obsoleta diga delle mie palpebre traballa e cade.
Quante volte quei colori sono entrati in questa stanza,
nelle mie giornate di primavera
a farmi sentire la freschezza dell'aria, del cielo, della vita.

Quante volte mi hanno fatto sentire pronto,
eccitato, sicuro, ottimista.
Quante volte, quella luce, sempre così schietta,
azzurra, chiara, amica, rassicurante,
ho fatto finta di non vederla,
per paura,
chiudendo vanamente gli occhi.

La notte - 08/01/1996

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La notte!
Nero spettro,
cali laddove non è ancora arrivata la mia coscienza.
E sussurri, e mi nascondi sempre la metà.
La notte è grigia per chi riposa.
La notte è nera per chi, solo,
tra quattro muri, guarda in sù ed è sveglio.
Guardo la luce dei lampioni tra le persiane accostate,
commovente ribellione dell'uomo al suo destino.
Ascolto, l'orologio che ticchetta nervosamente,
l'automobile con chissà chi dentro,
il treno che passa di nascosto,
l'uomo che parla da solo,
.....
poi anche i rumori sfumano e solo il pensiero ti costringe
alla penosa veglia.
Come nel dolore, nella notte sei solo, malgrado tutti.
E da solo piangi, perché ci sono cose che non puoi capire,
a cui non puoi rimediare, che non saprai affrontare.
Qui, maledetta, mi lasci sempre nudo, con i miei fantasmi.
Mi lasci sempre ferito, ma mai a morte, maledetta!
E poi, con il sadismo tipico delle cose vere,
ineluttabili,
mi lasci, prostrato, ma quasi in debito con te.

Mi affaccio alla finestra.

Il mio respiro caldo sfuma in vapore, che si confonde nelle nebbie dorate della nuova aurora.