Poesie - Laura

Laura

di Claudio Tortorelli

Arezzo

Pubblicato il 1991-1996 - Ultima revisione il 08/12/2020 - Revisione n. 3

Torna a www.claudiotortorelli.it -- Revisione precedente



Indice

Poesia - 28/01/1996
Lettera per un amore non dichiarato - 15/12/1995
Il Traguardo - 4/12/1995
I Fuochi di San Donato - Novembre 1995
Le Nuvole (un sipario sul cuore) - 16/09/1995
Come un delfino - 16/01/1995
L'inquietudine - 16/09/1994
Il dado a sei facce - 22/06/1994
Un anno in più - 18/05/1994
Buia primavera - 17/04/1994
Come un mandorlo a marzo - 07/03/1994
Ed ecco la sera - 06/03/1994
La trave - 03/08/1993
Crescere - 10/07/1993
Estate - 10/07/1993
Ragazzo - 22/01/1993
La giovinezza - 22/01/1993
Un'altra domenica - 17/05/1992
Crepuscolo cittadino - 07/02/1992
Il senso della vita... - 1992
Voglio amore - 1992
La lontananza - 1992
Il vento - 1992
Una finestra di ottobre - 1992
Accanto al camino - 1992
La scuola - 1992
La castagna - 1992
Il fico - 1992
Il fuoco - 02/12/1991
Le ore - 01/12/1991
Il vecchio albero - 30/11/1991


Poesia - 28/01/1996

[indice]

Tutto è poesia, perché tutto può essere visto in maniera sfumata,
profonda, vera.

Tutto è poesia, perché tutto può essere inteso in modo alto, eterno,
migliore.

Tutto è poesia, perché la poesia è in tutto.

Ed io, che non sono un poeta,
la scopro solo per brevi, fugaci, stranieri momenti,
tentando di catturarla con una rete
dalle maglie troppo larghe.

Lettera per un amore non dichiarato - 15/12/1995

[indice]

Perché,
quando incontravo il tuo sguardo,
quando ammiravo i tuoi capelli,
quando ti sfioravo la mano,
non te l'ho detto? Perché?
Sarebbe stato più bello...

Perché,
se rappresenti la gioventù,
se sei la felicità,
se pensi come me,
non te l'ho detto? Perché?
Sarebbe stato diverso...

Perché,
sono venuto a cercarti invano 100 volte,
sono sempre stato bene con te,
sono così innamorato,
e non te l'ho detto? Perché?
Sarebbe stato troppo...

Non ti ricordi, bambina?
C'eravamo noi due, tra quei freddi palazzi, a sognare.
E parlavamo, non so di cosa.
E ci cercavamo, non so dove.
E ci aspettavamo, non so per quanto.
E tutto sembrava fermo, e tutto sembrava lontano.
Ma quel momento, è illusorio, e perdonami
se non sono stato capace di capirlo.

I palazzi ci sono crollati addosso,
la nostra strada è ora sterrata,
il nostro parco è arido,
e la polvere, e la nebbia, ci hanno divisi.

E' rimasto il mio fantasma,
che ancora ti cerca,
che ancora sperava,
che sta scomparendo,
che, vedrai, non ti romperà più.

Ciao, Bambina, come sei grande!
Hai già la tua bambola.
Io ho ancora il ricordo.

Il Traguardo - 4/12/1995

[indice]

La vita dell'uomo è una rincorsa
fin dall'infanzia si sforza, pensa, soffre, s'arrabbia
per raggiungere qualcosa che come un miraggio lo attira.

La cosa strana è che più il desiderio è vivo,
più egli avverte un senso di delusione,
di vuoto, quando,
finalmente riesce a raggiungere il suo obiettivo.

La gioia e la soddisfazione saranno effimere,
e di nuovo la passione per qualche oggetto
lo incalzerà.

Questo fino a quando svaniti tutti gli ostacoli da raggiungere e saltare,
egli si trova al traguardo, la morte, forse l'unico che lo riempirà.

I Fuochi di San Donato - Novembre 1995

[indice]

Cri, cri. Cri, cri. Cri cri ...
S'interrompe il grillo nel suo triste frinire:
questa unn'è più sera per cantare.
S. Fabiano, con i tuoi archi in processione,
rinuncia, ti prego, solo per ora,
alla pace che ristagna tra i tuoi ulivi.

Questa unn'è sera per pregare.

Eccoli, gli aretini vengono da tutta Arezzo
per violarti in un orgasmo di allegra malinconia.

Distesi nel campo, appoggiati al muretto, nascosti nel buio...
Mille facce tutte uguali, tutte diverse.

Il vecchio parla de l'acciacchi, de la guerra, de su' tempi...
la su' donna co le comari ricorda l'estate passata...
i cittini giocano a piticchiasse...
i ragazzi, silenziosi, ridono malinconicamente
della strana tristezza che li sta prendendo.

"Perché unn'e scoppiate, dannati fochi !"
"Alò ch'è tardi !"
Mille voci mormorano, ma nessuna s'innalza.
Di molti sono al mare, ma gli altri sono qui.

Troncando discorsi, falciando speranze,
ecco il primo botto sputato dalla fortezza, e,
come parte dell'onda sonora, la gente si muove,
sussulta, si spaventa, in maniera istantanea,
contemporanea,
ripetendo all'infinito frasi che,
come i fuochi variopinti, sembrano dissolversi
per poi tornare.

Bum ! Bum ! Bum !
Risuonano secchi i tre colpi di mortaio.
La festa del Santo è domani, ma per tutti la festa è finita.

Ci s'alza dai giacigli, si buttano le cicche,
si spengono le risa, si saluta...
... si prende la via di casa.

Strano, corre ora una brezza fresca nell'aria,
unn' si sentiva prima.

Ora che si lascia il colle,
illuminati dal lampione solitario e rugginoso,
s'alza il naso e come sempre, questa sera,
per la prima volta si ammirano le stelle, in silenzio.

Ora S. Fabiano si vendica: solo ora in quel lembo
della antica, varia e ruvveda campagna di Arezzo
ti svegli per accorgerti che questo attimo
appartiene già al passato.

Un senso d'infinita impotenza ti attanaglia
quando vedi l'ultima auto scendere giù... svoltare l'angolo...
E te, pubblico e direttore dell'orchestra dei grilli,
ricordi, con l'anima di chi ha già perso
ma non vuole ancora credere alla sconfitta,
che tra poco sarà di nuovo inverno .....

....... Cri, cri. Cri, cri. Cri, cri ......

Le Nuvole (un sipario sul cuore) - 16/09/1995

[indice]

Capita così poche volte che un uomo si fermi, alzi lo sguardo, e rimanga affascinato. In quest'epoca di materialisti sono rari coloro che ammirano qualcosa di impalpabile, qualcosa che non è certo, qualcosa di indefinito, che non è ne cielo ne terra, ma rappresenta una via di mezzo, un'indecisione oggi imperdonabile.

La vita è come il cielo: senza le nuvole non ti rendi conto della sua profondità.

Sono le nuvole,
dei cieli d'estate
dei pomeriggi d'autunno,
delle sere d'inverno,
delle mattine di primavera.

Sono loro che seppur tanto rarefatte,
definiscono nella mente di chi le osserva
una distanza tra cielo e terra.

Rosse, blu, grigie, nere, bianche,...
Quante sfumature percepisce il tuo occhio?
Quante sfumature prova il tuo cuore?

Nell'immenso teatro del creato
dividono il pubblico dagli attori.
Ma chi sono gli attori? Chi è il pubblico?


E in fondo, cosa sono....
vapori acquei, o la materializzazione dei nostri sentimenti,
che tramite le nuvole, così indefinite,
così volubili,
ma così reali, si esprimono,
portando l'anima in mezzo a loro.

Come un delfino - 16/01/1995

[indice]

Ricordo.
Da fuori si sente cadere la pioggia,
che battendo sulle persiane accostate
schiocca e squilla,
rendendole strumenti di una musica ignorata.
Sono solo.
Sotto le coperte, come un delfino salto,
dal sonno alla realtà,
dalla realtà al sonno,
ricordando il passato,
attimi amati, vissuti, perduti.

Vivo come un delfino,
che errando tra passato e futuro,
sogno e realtà,
acqua e aria,
rimango con la certezza di non poter appartenere totalmente unicamente
ad uno di essi.

L'inquietudine - 16/09/1994

[indice]

Il mare di sera parla di sé con voce dolce,
trasportando sulla riva oggetti di ogni forma,
alla tenue luce lunare.
La sabbia scorre fra le dita fredde,
un tronco galleggia avanti e indietro,
sopra lo scoglio un granchio si ferma, e ascolta.
Ogni movimento è musica.

Poi, una nota, partita da un arco nascosto,
sottilmente rompe l'armonia.
L'orizzonte si fa bianco di spuma,
in un insospettato sussulto generale,
e un'onda crescente s'innalza veloce.

Il mare ora pulsa come carne messa al vivo,
tanto più quanto la sua stessa creatura si avvicina alla spiaggia,
travolgendo tutti gli oggetti che incontra.
Infine si abbatte sulla costa e con uno schianto assordante
copre con un velo trasparente tutti gli anfratti.
Per terra solo desolazione, per aria solo impotenza.

Il mare è di nuovo tranquillo
ma la tempesta l'ha cambiato:
la sabbia è bagnata, il tronco incagliato,
e lo scoglio deserto.
Il mare della mia anima ora ha una nuova voce,
e mi parla,
lasciandomi senza una risposta
né una spiegazione
di ciò che è avvenuto.
E l'orizzonte è di nuovo bianco.....

Il dado a sei facce - 22/06/1994

[indice]

Ecco il dado che parte,
rimbalza da una sponda all'altra.
Ruota, mostrando un turbinio di numeri,
che fanno fremere, gioire, disperare e poi tornare a credere.

Ruzzola, piano, piano, piano....

Tra poco sarà fermo,
ma è meglio vivere nell'incertezza,
o nell'immobile verità?
Si avvita sempre più lento
togliendo ad ogni giro un dubbio, una speranza.

Tra poco quel dado, il dado della mia vita
si fermerà, e mostrerà una faccia che
per quanto buona potrà essere
coprirà per sempre le altre cinque.

Un anno in più - 18/05/1994

[indice]

Oggi ho un anno di più.
E guardo il sole e chiedo perché.
Le stelle e chiedo perché.
Perché il tempo mi sospinge verso chissà dove,
perché non posso rimanere?
Per l'uomo oggi ho un anno di più.
Ma quando guardo il cielo, gli occhi di una persona,
il mare, gli amici, gli odori della primavera,
vedo solo un anno di meno.

Buia primavera - 17/04/1994

[indice]

Dove è il sole che ci avevi promesso?
Le nuvole, cancellando i colori, continuano ad assediarmi.
Come posso prendere il sole?
Come posso spazzare via le nuvole?
Eppure la pioggia mi dà la vita,
e il sole mi asseta.
Come puoi orientarti tra due poli opposti?
Le nuvole un giorno andranno via,
anche se hanno reso buio il mio risveglio.

Come un mandorlo a marzo - 07/03/1994

[indice]

L'erba ai suoi piedi è sempre più folta,
il sole vola più in alto, la nube si dirada,
le acque scorrono limpide.
Cosa può turbare un mandorlo, che a marzo,
con dolce ingenuità, si sveglia
e ripone le sue forze nei fiori.
Non vede intorno la primavera?
E così, solo nella solitudine invernale, spera.
Ma i fiori son presto seccati e l'albero è presto caduto.
Non sapeva che l'inverno finito per lui non lo era per gli altri.
L'essere spontaneo, timido, gioioso,
è secco.
Al suo posto un tronco,
saldo e duro ma che non germoglierà più.

Ed ecco la sera - 06/03/1994

[indice]

Mi sveglio.
Nell'aria la festa di un nuovo giorno,
la mente serena spazia in quel nuovo.
Poi qualcosa la turba.....
Tik, Tik, scandisce l'orologio,
Tik, Tik, sempre più forte.
E d'improvviso quel suono è padrone.
Non più puoi pensare,
non più ti puoi fermare.
Devi agire, devi osservare, devi usare.
Tik, Tik, continua ovunque.
E la frenesia cresce, sembra sfuggire, per poi rallentare.

Ma, alla fine, anche il sole,
come una foglia portata dal vento,
tocca terra e si spegne.

Allora ti giri, e ripensi:
"Ogni momento della mia giornata è stato
in funzione del 'tik' successivo,
ora l'ultimo battito è svanito,
per cosa ho lavorato?
Che cosa ho seguito?"
E nel ricordo ogni Tik diventa prezioso.
E ogni attimo andrebbe cambiato.

Ma ecco la sera, che come un'ombra sfuma i tuoi dubbi.

La trave - 03/08/1993

[indice]

Due uomini in un deserto,
uno avanti e uno dietro,
non si voltano,
non si fermano.
Ad uno le spalle
all'altro il respiro affannoso,
portano in silenzio una pesante trave.
La trave che,
se portata a destinazione,
sarà utilizzata per il tetto,
più volte franato.
Eccoli a casa,
senza una parola,
dopo molta fatica arrivare a costruirsi un riparo,
dal futuro e dal passato.
Ma quei due uomini si odiano
perché non si sono mai visti in faccia,
e sanno che quel comune tetto
ben presto non sarà più in comune.

Crescere - 10/07/1993

[indice]

L'essere umano è bambino
fino a quando ignora il suo futuro.
Non ha progetti,
non è costretto in anguste pareti
create dal destino o da lui stesso.

Cresce quando si rende conto di passare
da un periodo felice ma non sempre illuminato
ad uno illuminato ma non sempre felice.
Ma è troppo tardi.

Estate - 10/07/1993

[indice]

Che vana illusione,
come un miraggio lontano è l'estate.
Quando tra l'erba senti i primi grilli,
vedi le lucciole, senti l'aria nuova e leggera,
"senti" l'estate.
Quando le mille stelle di un cielo terzo
illuminano una nottata,
il grano va mietuto,
e le scuole finiscono,
"senti" l'estate.
Quando negli afosi pomeriggi
trovi solo l'ozio,
quando mille progetti ti vengono in mente,
"senti" l'estate.
In verità l'estate è dentro di te,
come ogni anno,
lì col cappello di paglia e il filo d'erba in bocca.
Ma è realmente come si percepisce l'estate?
O è più che altro un'emozione collettiva
che la rende così?
I giorni passano:
pian piano i grilli scompaiono,
l'aria volge al freddo,
il cielo è sempre meno sereno
e quanti dei tuoi progetti hai realizzato?
Così, come ogni volta,
uno strano senso di malinconia ci assale.
Ci sentiamo sempre più disillusi
e ci accorgiamo di avere avuto un pugno di mosche.
Dove sono tutte le promesse di libertà,
spensieratezza, pace, divertimento, amore?
E intanto il tempo passa,
implacabile e incorporeo nemico
lasciandoci cresciuti dentro e fuori.
E' questo il momento delle riflessioni,
delle paure, degli inutili sotterfugi.
Consapevoli di aver irreparabilmente perduto
un'altra occasione della nostra vita,
ci stringiamo l'uno all'altra,
aspettando che i grilli, tra l'erba
tornino a farci sognare.....

Ragazzo - 22/01/1993

[indice]

Ragazzo,
ragazzo tra le macerie della tua città.
I tuoi 13 anni non ti anno protetto.
I tuoi occhi, grandi, tristi, rassegnati,
troppo hanno visto, troppo hanno perso!
I tuoi occhi disarmerebbero chiunque,
ma nessuno ha il coraggio di guardarli.

La giovinezza - 22/01/1993

[indice]

La giovinezza risuona nella tua mente
e la puoi sentire solo da quella posizione.
Quando ti sarai spostato più avanti non la udrai più.

Un'altra domenica - 17/05/1992

[indice]

Da sei giorni aspettavo questo momento.
Più ti avvicinavi più mi sentivo leggero, libero,
come un carcerato che ha scontato la sua pena.
Ora ci sono, la mia vita è la stessa,
sono solo, sono stato alla messa,
ho mangiato.
La Domenica è spesso una giornata vuota
perché non ti senti attivo,
eppure può essere importante
perché porta riposo e divertimento.
Se ti trovi in un giorno di festa noioso e solitario
pensi alla compagnia,
se invece sei tra compagni
agogni ad un po' di tempo da dedicare a te.
Poi le ore veloci e lente passano
e ti trovi in fondo ad una montagna.
Una montagna da scalare, che ha per vetta un giorno,
un Eldorado, che però si rivela deserto.

Crepuscolo cittadino - 07/02/1992

[indice]

E' estate.
C'è un'aria sospesa e fresca, che preannuncia una futuro solleone.
Il giorno non c'è, la notte nemmeno.
Osservo nella penombra un gatto, che
come una belva nella giungla,
insidia i primi merli e passeri che,
con fare misterioso e pavido
iniziano il loro cinguettio.
Ecco i semafori che ancora lampeggiano
e i lampioni che come stanchi di una notte di lavoro
si spengono.
Una macchina solitaria svolta l'angolo
e sempre anonimamente sparisce.

Perché questa giungla è muta?
Dov'è la gente, il movimento, il rumore?

Passeggio.
Incontro il giornalaio che apre l'edicola.
Poi sento un senso di angoscia,
di solitudine, di malinconia.
Così tra questi muri grigi e scrostati
cammino e vado incontro a un nuovo giorno.

Il senso della vita... - 1992

[indice]

Solo! Eccolo lì, un vecchio seduto in uno scoglio
che aspetta il suo destino.
Le onde portano a poco a poco via
il mucchietto di sabbia che aveva fatto.
Sente vicina la morte.
A cosa è servita la sua vita?
Ricorda quando era ragazzo,
i primi amori,
la guerra,
il lavoro,
i figli,
la vecchiaia.
Cosa ne sarà di lui?
A poco a poco, le onde portano via la sua speranza.
Tutto intorno diventa rosso,
sta tramontando.
I cespugli smettono di fremere alla brezza marina
e il vecchio
stanco di una vita orfana di conoscenza
si abbandona alla pace e alla sicurezza di una vita nuova.
Finisce così un giorno di Settembre dell'anno 4784.

Voglio amore - 1992

[indice]

Sono qui a pensare. Cosa voglio?
Vedo morti, cattiveria, dolore, cosa faccio?
Sono qui disteso impotente.
Come una formica incatenata.
Non so cosa dire, non so come crescere.
Sono qui e la gente sta morendo,
sono qui e il male distrugge il mondo.
Cosa voglio?
Voglio amore!

La lontananza - 1992

[indice]

La lontananza: vuol dire molte cose.
E' lo spazio tra due corpi.
E' la distanza ideale per essere sicuri.
E' l'ostacolo tra due amori.
La lontananza: meglio averla amica!
Se te la metti contro ti distrugge.
Ma la lontananza non può sopraffarti,
perché se una cosa è vera,
la sentirai anche lontano,
come un ritornello inestinguibile.

Il vento - 1992

[indice]

Corre, sicuro.
Non si ferma, non può.
Chissà da dove viene,
cosa ha visto,
i monti, i mari, i deserti, le foreste degli uomini.
E quanti drammi ha sorvolato senza guardare,
senza fermarsi.
Tu passi e porti via,
porti via il tempo e le anime di chi per tanti anni si è sacrificato,
e poi
alla fine
non è stato ricompensato.

Una finestra di ottobre - 1992

[indice]

Il ragazzo entra nell'amore,
e se ne veste, candido,
nella sua ancor incertezza.
Non è la sua mente o il suo cuore che lo spingono,
è la sua anima.
Egli sente bisogno di qualcosa di più dell'affetto
dell'intimità
e come dentro una stanza buia
alla luce di una candela si avventura,
rischiando,
alla ricerca di un ideale.

Ricordo ancora quel mese d'Ottobre,
quando le prime brume del mattino
velavano i vetri delle case, gli alberi ormai spogli,
le facce della gente sotto l'ombrello, le giornate in casa
a veder quel cielo pallido
e la strada battuta con accanimento.
Due bimbi, lei chiara lui bruno,
andavano piano per la casa.
Si tenevano per mano,
con delicatezza,
come sospinti da quel vento misterioso.
D'un tratto lei si fermò all'uscio di casa.
Parlavano,
parlavano e le loro parole si intersecavano come fili.
Infine si strinsero forte e a malincuore si lasciarono.
Poi lui si avviò chissà per dove
inondato da questo sentimento nuovo, strano,
che gli copriva la mente.

Accanto al camino - 1992

[indice]

Si siede il vecchio sulla panca
vicino al camino a riscaldar le sue membra
irrigidite dal tempo.
Pensa, ricorda.
Vorrebbe parlare.
Due bimbi
piano piano,
con un rispetto timoroso
verso quella strana figura
diversa da loro,
pieni di ingenuità si siedono.
Il vecchio li guarda,
gli occhi scintillano,
egli, per un momento è in un mondo diverso,
lontano.
Parla tra se.
I due piccini
come incantati, incoraggiati dal sapere che il vecchio leone
è senza denti,
chiedono all'anziano di raccontargli una favola.
Quello felice, inizia.
Racconta una favola bella, reale, antica.
Parla di quando egli, bimbo,
dopo il lavoro, andò piano piano,
vicino ad un vecchio
chiedendogli di raccontargli il passato.

La scuola - 1992

[indice]

Tu, odiata,
sei lo spauracchio di chi non ti comprende.
Non ammettiamo che tutte le angosce, le fatiche,
le insicurezze che abbiamo provato tramite te
ci sono state d'aiuto.
Noi, come miopi
vediamo solo poco dietro e poco davanti a noi.
Ora torniamo a te dopo il giubilo estivo.

La castagna - 1992

[indice]

La castagna, dura, bruna,
con il tuo riccio irto di spine a difenderti.
Tu racchiudi un tesoro
per chi ti sa trattare.
Castagna, sei come la verità.

Il fico - 1992

[indice]

Giovane pianta,
appoggiata a quel muro,
sul bordo dello stradone.
Dopo il solleone estivo
il vecchio contadino,
come ogni giorno
veniva a riposarsi sotto
la tua piccola ombra,
e si riprometteva di gustare i tuoi frutti,
quest'anno.
I tuoi fichi son gonfi,
maturi, succosi, ma il vecchio non si vede.

Guardi l'ultima notte serena
e odi l'ultimo cantar dei grilli.

Il fuoco - 02/12/1991

[indice]

Ecco.
La prima scintilla, il primo concepire.
Poi, sempre più allegro
più scoppiettante
divori la legna.
Riscaldi chi ti sta intorno.
Bruci, cresci, ti ingrossi,
gli altri si danno il cambio vicino a te
per riscaldarsi a loro volta.
Ma non duri.
Piano, piano,
poco a poco,
la legna finisce e ti spegni.
Lasci chi ti circonda a godere l'ultimo tizzone,
l'ultima brace,
prima che si estinguano anche essi.

Le ore - 01/12/1991

[indice]

Veloci, lente, si susseguono,
felici o dolorose, portano l'uomo al suo futuro.

Lo portano come a cavallo
finché non lo disarcionano.

Il vecchio albero - 30/11/1991

[indice]

Immoto.
Tu che da secoli osservi la valle
non ci parli.
Non ci racconti le gioie, i dolori,
il bene e il male causato dall'uomo.
Tu conosci la vita.
Tu sempre dritto, nelle notti d'estate,
disturbato dal cantar dei grilli e dalla luce delle lucciole,
guardi l'universo, l'infinito.
Vecchio albero sotto il sole, il vento la pioggia, la neve,
osservi e rifletti.
La, sulla tua collinina
domini i vecchi filari di viti
una volta ben curati
e quel vecchio casolare dal tetto caduto,
simbolo di una passata realtà,
di un altro mondo,
del tuo mondo.
Giammai rivedrai frequentar la chiesina sconsacrata
e più sentirai i rintocchi festosi della sua campana in festa.
I bimbi non si rincorreranno
e non cercheranno protezione sotto di te.
La stradina infestata dalla macchia
e il vecchio muro a secco crollato.
Davanti a te c'è una strada buia
ma che desideri intraprendere perché non puoi
star fermo oltre.
Ti rendi conto che sei il passato,
sei l'inutile frammento di un ricordo.
Tu, giunto alla fine
vorresti raccontar la tua vita e le tue esperienze
ma non puoi.
Presto morirai e un altro albero crescerà sopra di te.
Rimani immoto.
Sopra la collina ad osservar la Valle e l'Universo.