Poesie - Stralci d'ottobre

Stralci d'ottobre

di Claudio Tortorelli

Arezzo

Pubblicato il 1998-1999 - Ultima revisione il 08/12/2020 - Revisione n. 2

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Indice

02/09/98 - 02/09/98
15/10/98 - 15/10/98
30/10/98 - 30/10/98
31/10/98 - 31/10/98
03/11/98 - 03/11/98
Clessidra - 28/11/98
Amore perduto - 12/12/98
All'ombra - 12/01/99


02/09/98 - 02/09/98

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Quello che ero
io odierò
perché si odia
quello che non si comprende.
E i miei sogni puerili
i patetici Amori da solleone
in cui il cuore stride
al calpestar del pensiero
sono stati intimamente ripudiati.
Troppa la delusione
troppo il rimpianto
troppo tempo
in pochi giorni.
Io non riesco più ad estasiarmi
in riflessioni a spirale.
Quello che mi riempiva il cielo,
un sentimento o una stagione,
una fantasia
ora
non basta più.
Accolgo giorni e ore e minuti
aridamente
assiduo ormai alla povera disciplina
dell'uomo.

15/10/98 - 15/10/98

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Ad Ottobre
tira il vento
che non porta parole
né campane.
Aria silenziosa
come una foglia che si stacca, che tocca terra.
Ottobre è un sogno
di un sonno profondo
da cui non ti svegli.
E' un ragno
che geometricamente ti avvolge.
Un treno che parte
che non si raggiunge
ti porta a vivere altrove.
Anche se non vuoi, ormai ci sei.
La vita cambia colore ad Ottobre
e anche l'albero sotto il sole,
ricco di luce,
si secca in una notte
d'Ottobre.
Non bastano parole a chi cercava riparo
da un altro inverno
nei lunghi mesi di gelo
cosa li scalderà?
Ad Ottobre c'è un mondo che muore
ogni anno
senza farsene accorgere.
Ad Ottobre non tornano rondini ai tetti
e la fede è una gomena sciolta
dopo la tempesta.
In Ottobre nel cielo corrono veli
o sono forse sugli occhi
quelle lacrime, di un incredulo dolore.

30/10/98 - 30/10/98

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Una volta
ho visto una nuvola
ed un uccello fuggirle
impazzito
poi rincorrerla.
Una volta ho ammirato un tramonto
e i colori della campagna
nell'albeggiare della luna, incenerirsi.
Ho visto e udito,
tutto quello che ho provato
è stato
una volta
una volta sola.
Dimmi, amica, se tu hai adesso un senso cosmico
una percezione universale
che fugga ed eviti lo scippo interminabile
del tempo e della vita, sensazioni perdute,
che consideri questo Ottobre
la fine e l'inizio
di un sistema illimitato e ricorsivo.
E noi variabili
ripetibili
sostituibili.

31/10/98 - 31/10/98

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Fumo, tanto e denso
nuvola nella nebbia,
così ricordo la partenza.
Poi il blu, sempre più scuro
nero
e spazio dinamico intorno alla staticità,
insondabile.
Nei cieli siderali ho viaggiato
imparando la violenza del nulla invisibile e l'ombra.
Imparando ad invecchiare, alla velocità della luce.
Intorno a quanti corpi celesti ho orbitato
non posso ricordare,
non si contempla l'infinito.
Attorno a piccoli pianeti
dalla grande forza attrattiva,
agli immensi giganti gassosi,
giocando alle volte con i loro satelliti,
sono diventato una meteora nel Caos
di un anello.

Di tanto in tanto una cometa.
Poi da ognuno,
grazie alla fisica inesorabile del tempo,
sono sfuggito

... ho viaggiato ...

ed ognuno è adesso lontano.
Alle volte andando incontro al nulla,
mi imbattevo in esseri senza luce
ma molto più grandi, profondi,
sembravano inesistenti
ma sono loro a cambiare l'universo.
Solo un po' di luminosità
gli ho potuto regalare.
E loro in cambio mi hanno mostrato
come non esista il vuoto e la distanza.

E' stata questa la mia vita.
E' stato solo questo giorno.
Un giorno di Ottobre.
Uno qualsiasi.

03/11/98 - 03/11/98

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Come la luce
scende a Novembre
cullando i bambini
sull'altalena,
nel parco giallo e rosso
su sfondo grigio
ritorno col pensiero di ieri
che oggi ricordo.
E' una lettera fra le mani
il lasciapassare
che aspettavo da tempo.
Sono su un treno
destinazione ignota.
Colgo distratto
immagini in movimento,
funghi e castagne
nel sottobosco mi attende
l'umido e il violoncello
che il cuore accompagna
a solitarie
autunnali peregrinazioni.
La Lettera taglia
un attimo solo
la nebbia pensierosa
d'autunno.

Clessidra - 28/11/98

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La sabbia è molta
e dolce è il tormento
di qualche granello che si perde
che lesto scorre
in un oscuro buco nero.
Non si vede nulla
di lassù.
Si dice sia nostro padre.
Si ipotizza che è nostro figlio.
Intanto altri granelli, lungo la schiena di Crono.
Finché una piccola fossa
si forma al centro dei nostri pensieri
e come un gorgo, o mitico Maelstrom
si fende e si espande inghiottendo,
allargandosi sempre più, nella sabbia.
Ci accorgiamo allora di quanti pugni
di polvere preziosa possediamo,
ed è sempre troppo poca,
sempre meno e il vortice ingoia
anche adesso, ti vuole.
Giù sempre più vicini al buco,
nell'affanno della nostra leggerezza
ormai incommensurabile.
E tanto più i granelli cadono
tanto più impiegano a cadere
ma sono pochi, gli ultimi.
E quando infine
pensavamo che l'ultimo sostegno
cedesse
scivolando giù insieme a noi,
tutto si è fermato.
Buio e silenzio.
Dove siamo? Dove eravamo?
Qualcuno ha ribaltato la clessidra.
Non esiste posizione,
orientamento,
sequenzialità,
disordine,
cronologia.
Per noi il tempo è ricominciato.

Amore perduto - 12/12/98

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Non ti scorderò
perché sei nato e morto un giorno di maggio
la sera tornando a casa
si avverte l'infinito.
Di cosa è fatto il destino
che mi avvolge
che mi lega al percorso stretto
tra infinite modalità di accesso
non trovo che un pomeriggio di umidità d'anima.
In questo pomeriggio
scopro che forse in un punto dello spazio
esiste un amore
che forse incontrerò
di nuovo.
Ella mi aspetta, sul dolce viso, l'alone della serenità
l'azzurro le copre come un velo i capelli
sciolti
pendenti ai seni
solamente accennati
nello sguardo, la vera femminilità.
D'un tratto cammina e ascolta e dice
e il tempo non la costringe
talvolta anzi si ferma e mi sorride
e colgo un attimo
di felicità,
la fresca primavera dell'anima,
sboccia,
non gli importa se tutto questo
è folle illusione o pallida profezia
crede e spera.
Ma il tempo che lei non avverte
mi separa dal suo tatto e la luce si spegne ancora.
Cala la notte e solo l'amore perduto
mi accompagna nel sogno.

All'ombra - 12/01/99

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D'un raggio di luce
nella penombra tagliente
come una lama
trapassa il mio cuore
che non sente e non muore,
ho il ricordo,
di quello che non è mai stato
l'emozione.
E di questo e di tutte le disgrazie umane
penso alle volte
e non trovo che la momentanea soluzione di circostanza
che abbraccia la terra ma non il cielo
vola nel cielo ma non tocca mai terra.
Se questo, Signore, fa parte di me,
distruggilo
e crealo nuovo dal fuoco.
Come io ho fatto
Pazzo
accostando nuovamente le persiane
alla luce mattutina.