Coronavirus

Covid Party

Come era e (forse) come sarà

di Claudio Tortorelli

Arezzo

Pubblicato il 04 Marzo 2020 - Ultima revisione il 08/12/2020 - Revisione n. 11

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Abstract

Riflessioni e cronaca di una epidemia "moderna"

Indice

2020
Altre torri che cadono
Let's go party!
   8 marzo 2020, tutti a casa
   12/03/2020, #iorestoacasa
   17/03/2020, l'Europa che verrà
   31/03/2020, Guerre moderne
   22/04/2020, Aspettando la Fase 2


2020

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Dall'inizio di quest'anno 2020 la parola Coronavirus, o Covid19, è entrata in ogni quotidiano, in ogni telegiornale e in quasi tutti i messaggi social. Declinata fino alla nausea, in forma allarmistica o demenziale. Da un mese circa poi è divenuta "psicosi", essendo sbarcato il virus tra noi. Mentre scrivo l'Italia è in piena "emergenza" ed oggi, data che sono convinto rimarrà negli annali, il consiglio dei Ministri presieduto da Antonio Conte ha deciso per la sospensione dell'attività didattica di ogni ordine e grado su tutto il territorio nazionale, fino a data da definirsi. Una decisione drastica, comunicata male, che getta nella confusione le famiglie (si pensi solo alla difficoltà di badare ai figli per i genitori lavoratori). Non mi sembra che una simile misura sia stata mai considerata, neanche negli anni più bui della Repubblica. Così, ai mille dubbi sul virus, si sommano quelli sull'efficacia e l'opportunità delle azioni di contrasto.

Queste righe potrebbero essere premature: su questo periodo, sugli effetti di questa psicosi globale, immagino che scriveranno in futuro economisti, sociologi e storici, quando certe dinamiche saranno divenute più chiare. Ma anche adesso, a caldo, questo scritto può diventare una testimonianza che assumerà un valore proprio quando tutto questo sarà sedimentato e sarà difficile mettere a fuoco le sensazioni, i dettagli, lo smarrimento, lo scoraggiamento di questi giorni critici.

Altre torri che cadono

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Ricordo bene i giorni seguenti all'11 settembre 2001, le reazioni e lo sconcerto per l'attacco terroristico in diretta TV. Ricordo nei mesi seguenti i feroci dibattiti a tutti i livelli, politici, sociali, religiosi. Rammento l'isteria con la quale si cercavano colpevoli e si proponevano soluzioni, e l'incertezza economica che poi ne è conseguita. Ricordo l'introduzione, una alla volta, di tutta una serie di limitazioni alla libertà personale, di eccezioni al diritto internazionale, di restrizioni sociali, che non avrebbero potuto essere introdotte in così breve tempo, senza l'11 settembre. Ci furono certo le proteste, i cortei e le manifestazioni contro le guerre che da li in poi si sono susseguite. E hanno cominciato a serpeggiare le teorie complottiste, più o meno convincenti. Libri su libri, editoriali...ma alla fine nel giro di pochi anni da quella data abbiamo accettato il nuovo ordine che, in nome di ciò che è stato, ci ha resi di fatto tutti più prigionieri, controllati e con meno privacy in un mondo più limitato. Senza renderci per questo più sicuri, anzi, alimentando dubbi e paure una volta sotto controllo.

Questi giorni del 2020 mi paiono una riedizione dell'11 settembre, stavolta in chiave sanitaria. Questo virus, qualunque origine, qualunque reale pericolosità abbia, sta trascinando il mondo, ma soprattutto l'Italia, in uno stato di insicurezza e depressione generali di cui ancora non è facile stimare il danno e la durata. Il paragone con l'11 settembre però sta anche in quello che verrà: quando ne saremo fuori, perché finalmente sani o stanchi di preoccuparcene o perché qualcuno un giorno si sveglierà dicendo che è tutto passato, allora saremo disposti a molto (se non a tutto) pur di non precipitare di nuovo in questo pozzo. In quel momento ciò che era stato accettato in nome dell'emergenza diventerà la prassi, specialmente di fronte ai virus che presumibilmente continueranno ad arrivare, con i loro nomi inquietanti, dai 4 angoli di un globo sempre più inquinato. Paradossalmente, più il mondo diventa globale, più il nostro spazio vitale rischia di restringersi.

Let's go party!

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Come ho detto, mentre scrivo la situazione sta evolvendo rapidamente e lo scenario diventa sempre più fosco ed intricato. Per qualcuno è l'aspetto sanitario la principale preoccupazione. Altri intravedono nei danni all'economia il vero dramma di tutta questa situazione. Il sistema istituzionale e sanitario potrebbe uscirne stravolto. A fronte di un'epidemia ancora di fatto "sulla carta" (i numeri non sono certo da panico) ma apparentemente inevitabile, stiamo vivendo stravolgimenti del quotidiano che potrei riferire a quelli della crisi energetica del '73, ai momenti più bui degli anni di piombo, all'8 settembre '43, alla crisi economica del '29, tutti condensati in poche settimane.

Posso dire solo "chi vivrà vedrà", letteralmente. A beneficio di coloro che tra qualche anno si chiederanno cosa si percepiva allora, riporto di seguito dei fenomeni che il virus non ha certo creato, ma solo messo in evidenza. Come una cartina al tornasole mostra il livello di acidità o alcalinità di un campione da analizzare, il virus costituisce l'occasione più diretta per dissolvere dubbi su chi siamo e come viviamo in questo 2020:

Aggiornerò e integrerò, se necessario le suddette note, in base a quanto ancora succederà.

8 marzo 2020, tutti a casa

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Saltano matrimoni e funerali, eventi di ogni sorta, cene e pranzi conviviali. I bar rimangono aperti solo a certi orari. Tutto chiuso. In alcune zone di Italia e praticamente quasi in tutta Lombardia e Veneto si sigillano i confini: non si entra e non si esce, a meno di comprovate necessità. La sospensione della scuola è già stata prorogata al 3 aprile, rendendo di fatto l'anno scolastico nullo (che poi un calcio nel sedere lo daranno a tutti). Persino il calcio ormai è praticamente fermo o giocato a porte chiuse (inaudito! Per l'italiano medio, è stato il segno che la faccenda era veramente grave). Queste alcune delle principali novità introdotte con i decreti di stanotte, in vigore da domani lunedì. In questa domenica mattina la festa della Donna passa sotto traccia: ognuno sta facendo i conti dei danni che ha avuto e che gli toccheranno, salvo il fatto che comunque siamo lontani dal picco del contagio, dicono i virologi. E c'è chi scappa: dalle regioni maggiormente infette e a rischio chiusura si fugge dai parenti al sud...probabilmente facendo proprio il gioco al quale il virus piace giocare. Purtroppo le malattie non si sono solo calibrate sul nostro sistema immunitario, ma anche sul nostro comportamento animale.

Volendo essere ottimisti tutto questo potrebbe rappresentare anche una grande occasione per ripensare a quel che facciamo e a chi siamo, oltre le tante fandonie che ci piace raccontarci. Costretti dall'oggi al domani ad un'economia di guerra, fuori dalla vita mondana e forzati alla convivenza familiare, limitati negli spostamenti, nelle libertà e nei diritti che si credevano dovuti e inalienabili. Magari tutto questo ci renderà più consapevoli, anche della nostra fragilità sociale, di un sistema "evoluto" che crea sempre più dipendenti in tutto. Come dice qualcuno, sarà un'occasione per inquinare di meno e vedere cosa succede. Se è davvero un dramma rinunciare all'automobile o riorganizzare la propria vita. Ma oggi è ancora presto per ipotizzarlo.

12/03/2020, #iorestoacasa

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Da dopo il decreto di lunedì 9 scorso, tutta Italia è divenuta zona arancione. Significa che qualunque spostamento deve essere autocertificato e comprovato da effettiva necessità, anche per muoversi da un punto all'altro del proprio comune. E' entrato in vigore il decreto cosiddetto "iorestoacasa", perché in queste parole si riassume il significato dell'ulteriore drammatica restrizione. La regola è non uscire, tutto il resto è diventato eccezione. Sospese tutte le attività non necessarie, compreso lo sport e le passeggiate. Bar e ristoranti, dapprima dovevano chiudere alle 18, da oggi sono direttamente sbarrati, insieme a parrucchieri, estetisti ecc.. Sospese tutte le funzioni sacre, compresa la benedizione delle case. Anche la visita dei nonni non è più consentita, se non per ragioni di salute. Vietato qualunque contatto: distanza minima 1 metro, soprattutto dentro i negozi rimasti aperti per la spesa necessaria. Ci si mette d'accordo, e si va a fare la spesa cumulativa per più nuclei familiari, in modo da esporsi al minimo al contagio e ai controlli. E' uno stato di polizia inedito per chiunque non abbia vissuto i tempi della seconda guerra mondiale. Sui social o in tv l'appello a non muoversi è continuo, intervallato da battute ed esortazioni alla pazienza. I bambini sono reclusi, si scrivono e si parlano tramite telefono. Tutti coloro che possono non esporsi al pubblico, hanno cominciato il telelavoro. Anche io da martedì sono in casa, connesso con la rete aziendale in VPN. Lo "smartwork" è poco efficiente perché la casa non sempre è anche un ufficio, con bambini iperattivi e annoiati e spazi angusti. E comunque l'Italia non è ancora pronta per una simile attività massiva online: né le aziende, né le pubbliche amministrazioni, né tanto meno la scuola sono attrezzati per chiudersi in casa e continuare come se nulla fosse. I provider sono stressati dai sani, il sistema sanitario dai malati.

Non è neanche detto che la situazione non si inasprisca, visto l'aumento dei contagi specie in Veneto e Lombardia che anzi invocano una ulteriore stretta. Ciò vorrebbe dire imporre la chiusura di tutto, compreso lo stop delle merci e l'utilizzo dell'esercito per vigilare le strade, in un vero e proprio coprifuoco.

Molti, volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, riflettono su come tutto questo sia un'occasione per cambiare e prendere coscienza di aspetti che nella quotidianità sono diventati secondari, ma che di fatto sono essenziali. La convivenza familiare, la considerazione del tempo e il valore della libertà, la solidarietà che viene spesso negata, hanno modo di trovare un nuovo paradossale valore. Per contrappasso. Non lo so se davvero saremo più consapevoli o solo più poveri e spaventati. Di sicuro tutto questo mette in evidenza quanto superfluo faccia parte della nostra normalità e che potrebbe essere accantonato, per il bene di tutti, senza troppi drammi.

La città oggi non è deserta, ma è finalmente silenziosa. In pieno giorno, si possono udire gli uccelli. Di notte entra dalle finestre un silenzio che mai avevo ascoltato, qui.

17/03/2020, l'Europa che verrà

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Aumentano i morti e i contagiati, in Italia e nel mondo. Passata la sorpresa dei primi giorni, le iniziative tra il serio e il faceto, l'economia comincia a guardare oltre. A quando si ripartirà, per chi potrà ripartire. All'estero, in Europa e in USA, dopo aver schernito l'approccio italiano, si cominciano ad adottare le medesime misure cautelative. Solo che noi ci siamo dentro già da un mese e questo "vantaggio" potrebbe essere un tragico capestro per il nostro stato nel momento in cui, quando ne usciremo, gli altri saranno ancora invischiati nel contagio. L'Europa sta definitivamente franando: dopo la pessima figura sui migranti, il virus ha fornito la definitiva scusa per chiudere frontiere e alzare muri. Non c'è traccia tangibile della solidarietà e della collaborazione che sarebbe lecito aspettarsi da un'entità politico-amministrativa comunitaria. USA, Russia e soprattutto Cina stanno un po' a guardare e un po' a corteggiare un'Italia e un'Europa che rischiano di uscire da questa crisi come nel '45: distrutti e in vendita al miglior offerente.

Tra le pieghe del monopolio informativo ottenuto dal virus, migliaia di persone, bambini, aspettano schiacciati e dimenticati nel limbo greco-turco, Europa-Asia, speranza-disperazione. Covid ci ha fornito l'occasione di riscoprire stupidità che pensavamo estinte, ma anche di sottolineare la nostra debolezza democratica e umana. E' questo che rende davvero più fosco il futuro.

31/03/2020, Guerre moderne

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Il mese è finito e siamo nella quarta settimana di chiusura. Che vera chiusura poi non è. Le strade sono decisamente meno transitate, specialmente la notte. Ma l'impressione, almeno per chi abita in una zona come la nostra, già normalmente molto attiva, è che sempre più persone comincino a valutare la situazione in autonomia, considerandola eccessiva o non così pericolosa. E quindi si sentano autorizzati ad uscire a loro piacimento. I controlli del resto sono occasionali: non c'è quel coprifuoco che ci si aspetterebbe, quindi perché non uscire a far pisciare il cane dieci volte, dall'altra parte della città! Simili "furberie" sono in parte giustificate dalla statistica, che vede negli ultimi giorni un calo lieve ma costante di contagiati, mentre i morti sono sempre intorno a quota 800 al giorno. Però sono comunque "altrove", in alta Italia...qui da noi al massimo ci tira il calzino qualche vecchietto.

Altrettanto "furbi" ma ancora più disonesti sono coloro che, continuando più o meno alla luce del sole la propria attività commerciale/aziendale, di fatto stanno esercitando una concorrenza sleale verso quelli che, obbligati o ligi a dovere, sono chiusi da un mese. A maggio, quando si prevede che l'economia possa pian piano riavviarsi, i primi saranno ben saldi in sella, mentre i secondi porteranno i loro libri in tribunale e si metteranno in coda alla Caritas.

Ma se questa è una sorta guerra allora non c'è da sorprendersi che ci sia chi sta a cantare inni dagli altari, chi avanza a testa bassa in faccia alla mitragliatrice e chi fa i budelli d'oro al mercato nero. E' una guerra che mi sembra l'Italia stia affrontando dignitosamente, meglio di altri paesi, se non altro perché ci siamo trovati tra i primi a dover prendere determinati provvedimenti.

Però ancora oggi ho sentito un giornalista elogiare la spesa pubblica in armamenti convenzionali, perché "in questo clima è meglio non dare segni di debolezza". Purtroppo non mi illudo che le armi non servano più, almeno in chiave strategica, ma dovrebbe essere chiaro a tutti che nel mondo in cui siamo entrati non avere un sistema sanitario efficiente ed adeguate competenze e infrastrutture tecnologiche (ma proprietarie), nelle guerre del nuovo millennio implica sconfitta sicura.

22/04/2020, Aspettando la Fase 2

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Tenere il conto dei giorni che passano è difficile. C'è stata la settimana Santa, svariati compleanni di parenti e amici, a dare misura del tempo trascorso. E ci avviamo a grandi passi verso le feste laiche per eccellenza: il 25 aprile della Liberazione e il 1 maggio del lavoro. E' proprio il caso di riflettere su queste due feste, in un anno che sta mettendo in discussione il senso di entrambe, chiusi in casa e con futuro lavorativo incerto. Dopo, dal 4 maggio, si prevede che cominci la cosiddetta fase 2, quella della "convivenza" col virus, che dovrebbe consentire di ricominciare gradatamente le attività entro determinati limiti. Sulla natura dei limiti, dove e a chi debbano essere applicati, sulla durata della fase 2 e persino sulla sua opportunità, c'è ampio dibattito in questi giorni.

Dall'ultima volta che ho scritto, il mondo ha definitivamente scoperto il contagio: gli USA si sono rivelati molto fragili, e adesso viaggiano al ritmo di 3000-4000 morti al dì, con 22 milioni di disoccupati. La Cina comincia a fare i conti con la botta economica, ma teme anche i contagi di ritorno. Gran Bretagna, Spagna, Francia e molti altri paesi si sono messi sullo stesso solco dell'Italia di un paio di settimane fa. I tentativi di distinguersi, come la Svezia che ha praticato una sorta di distanziamento soft, hanno portato a dei clamorosi fallimenti che stanno avendo ripercussioni sui governi che hanno tentato di evitare ripercussioni economiche. In alcuni paesi, come l'Ungheria, è già realtà la "dittatura del virus", dopo che i governi si sono attribuiti "causa emergenza", poteri extra democratici. L'Africa è per ora un buco nero, da dove non arrivano notizie né allarmanti né rassicuranti: forse si continua solo a morire di fame, siccità o altre malattie, come sempre. L'Europa tentenna e ogni giorno si fraziona sempre più, con blocchi contrapposti su basi economiche (euro bond si o no, MES si o no), che contribuiscono a frazionare la società e il senso di appartenenza. I singoli paesi europei e l'Europa intera sarà a tendere sempre più esposta alle ingerenze di Stati Uniti e soprattutto Cina e Russia, le superpotenze che stanno in qualche modo approfittando della crisi globale per invertire i rapporti di forza con l'economia d'oltre oceano.

Il futuro è davvero incerto, contagio a parte. In fondo l'idea dell'immunità di gregge, che in questo caso non si è dimostrata praticabile visto l'alto numero di vite che costa, finirà prima o poi per diventare una necessità: si vedono fenomeni economici mai visti fin ora e non si capisce quale effetto destabilizzante avranno. Dovremo di conseguenza tornane ad una certa "normalità" produttiva, per non essere risucchiati dal vortice che sta fermando, spesso definitivamente, tutti i settori economici.