L'esercito a Saione?

L'esercito a Saione

Ci serve il settimo cavalleggeri?

di Claudio Tortorelli

Arezzo

Pubblicato il 02/12/2018 - Ultima revisione il 08/12/2020 - Revisione n. 1

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E' notizia di questi giorni [1] la richiesta dell'intervento dell'esercito nel quartiere in cui abito con la mia famiglia: Saione.

La richiesta formale è stata inoltrata al Prefetto, che valuterà così se inserire Arezzo nel progetto "Strade sicure". L'obiettivo è una maggior vigilanza nei quartieri critici di alcuni capoluoghi italiani, con l'impiego dell'esercito affiancato ai normali corpi di polizia.

Questa mattina sono uscito di casa e, come faccio almeno 5-6 volte al giorno, ho percorso il quartiere dal palazzo Standa (mi piace chiamarlo ancora così) fino a piazza Zucchi. Pioveva e questo probabilmente rendeva le mie osservazioni più caustiche e il mio umore più uggioso, ma ciò che ho visto nella mia poco piacevole passeggiata mi ha fatto ripensare con un sorriso all'idea dell'esercito dispiegato nel quartiere.

Un soldato di pattuglia sul mio percorso si sarebbe imbattuto in:

Tutto nello spazio di poche centinaia di metri e in pochi minuti. Con chi sto condividendo questo luogo? Dove ha origine il senso di fastidio, a volte disagio, nel percorrere le strade per me più familiari?

Si possono scrollare le spalle e ripetere che la pulizia delle strade migliorerà, che i problemi veri, per i quali attendiamo con trepidazione le truppe cammellate, sono altri.

Certo, se il nostro eroico milite fosse partito dal Campo di Marte, avrebbe potuto facilmente notare anche qualche ragazzino intento all'acquisto di roba poco salutare, o avrebbe scoperto il cadavere di un clochard morto nottetempo.

Non sono semplicemente un esteta: riconosco che qui come altrove avvengono fatti più gravi, che meritano di essere affrontati secondo un ordine di precedenza. Concedetemi però di ricondurli tutti ad una stessa matrice.

Concedetemi di riassumere Saione con un aggettivo diverso dagli ormai abusati "brutto", "insicuro", "sporco" o persino "malavitoso": povero. Questo quartiere è storicamente un quartiere popolare e come tale è "povero". E' abitato da poveri, ovvero carenti di mezzi, materiali e culturali. Un povero non apprezza il posto in cui vive: se il suo cane defeca in mezzo al marciapiede, si gira dall'altra parte e prosegue. Un povero non cerca la qualità nel cibo: compra un improponibile panino confezionato al discount e si disfa degli scarti dove capita. Un povero non ha mezzi per esprimersi: il suo ego si sazia con una poco fantasiosa firma su un muro. Un povero non ha pazienza né tempo: deve avere ragione e precedenza, perché conosce la legge della prepotenza.

Un quartiere come Saione è dunque povero come i suoi abitanti. E' povero di esercizi commerciali gestiti da commercianti e artigiani, sostituiti via via da semplici venditori. E' povero di identità, che si è dissolta come i punti di riferimento che l'hanno un tempo costituita. E' povero di prospettive. E' povero di contatti umani. E' povero di volontà. E' povero di positività. E' povero di iniziativa.

Così il sorriso che mi aveva strappato l'immagine del soldato inviato a pattugliare col mitra il marciapiede che percorro ogni giorno, si trasforma poco a poco in rabbia. Ancora una volta contro i poveri si fa scendere in campo la forza. Invece di illuminare la ribalta, si spegne la luce e si mostrano i muscoli. Chi ce l'ha poco fino, finisce sempre per gareggiare a chi ce l'ha più grosso. E' più semplice. E' più "divertente". E' solo impotenza e incapacità di comprendere dove si annida il nemico, che il nostro soldatino non potrà sconfiggere.


Bibliografia

[1] http://www.arezzonotizie.it/politica/esercito-saione-ghinelli-strade-sicure.html


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