Poesie - Beatrice

Beatrice

di Claudio Tortorelli

Arezzo

Pubblicato il 1996-1997 - Ultima revisione il 08/12/2020 - Revisione n. 10

Torna a www.claudiotortorelli.it -- Revisione precedente



Indice

Falsa confessione - 23/02/97
Chiodo - 18/02/97
Pulizie - 16/02/97
Carnevale - 11/02/97
Cerco ragazza di anni 18 - 27/02/97
Pomeriggio post-scolastico - 01/02/97
Schizzi del mare in burrasca - 26/01/97
Coce e frigge la salciccia fresca - 15/01/97
Banale - 13/01/97
Soffitto bianco - 06/01/97
Chador - 06/01/97
Collana di perle di plastica - 4 monologhi a Capodanno - 01/01/97
Parenti lontani nel tempo - 22/12/96
Troppo presto e troppo tardi - 22/12/96
A chi è e non - 08/12/96
Una ragazza e un cuore di strada - 01/12/96
Pensare e non pensare - 09/11/96
Andando a scuola, mattinata novembrina - 06/11/96
L'inglese, il francese e l'italiano - 04/11/96
Dialogo indiretto a tre sull'essere - 03/11/96
Riflessioni caotiche ad una cena di compleanno (da un cesso) - 03/11/96
Regina del Mattino - 02/11/96
Giro della morte - 29/10/96
Misoginia - 27/10/96
Ventode - 18/10/96
Quartina amorosa scritta inconsciamente - 18/10/96
Streptococco Inedius - 18/10/96
Strada di mondi evaporati - 15/10/96
Vuoto pneumatico - 11/10/96
L'estronauta - 08/10/96
Urbino ventosa - 03/10/96
Impressioni e cronaca di un volto - 02/10/96
Rosa d'Autunno - 29/09/96
Risposta di un egocentrico - pensiero - 25/09/96
Astratto musicale - 24/09/96
Fotografia - 23/09/96
Evoluzione dipendente - 17/09/96
La quarta dimensione - 12/09/96
Mamma - 12/09/96
La Giostra di Settembre - 01/09/96
Occhio di bue: altro forse con lei... - 28/08/96
Lo spettro del sentimento - 24/08/96
Domande alla sfinge - 22/08/96
In canna - 21/08/96
Frontiera est - 18/08/96
Significati nascosti - 18/08/96
Sputa più in alto (e scansati da sotto) - 18/08/96
La notte, io e il resto - 10/08/96
Carillon - 09/08/96
Magico soffio di una dea di mezz'estate - 08/08/96
Dal Pionta, ore 19,47 - 08/08/96
Lava-sbianca - 08/08/96
Stasi profetica - 07/08/96
Travasi d'anima - 30/07/96
Piccoli falsi d'autore - 29/07/96
Scusa, hai da accendere? - 29/06/96


Falsa confessione - 23/02/97

[indice]

Fugace parola
spiata negli occhi
si abbassano, si mostrano, con colpevole sfida
rimane il sale se l'acqua s'asciuga
ma calore non c'è.
Poi si ascolta, si finge
o si sente di capire
la fretta di fuggire leggero.
L'uomo ha colpa o si crede colpevole?
Forse lo è
comunque quando si pone questo tormento
nel cuore
e non trova la luce perché pensa al buio
e nel buio rimane
perché Dio non è il sole
ma è i tuoi occhi che ti permettono di vederlo
qualche istante.
Ci si acceca, ci si confessa,
ci si acceca, si dimentica, ipocrisia.
Scaramucce di gabbiani sul mare.
Serve al Mare il pescatore
che nutra con i suoi scarti gli uccelli?
Se il pescatore non uscisse
forse molti morirebbero
ingiustamente magari
ma tra loro, qualcuno
continuerebbe a cercare
nel mare.

Chiodo - 18/02/97

[indice]

Chiamala angoscia se non sai come
trasmettere questo senso di nausea
verso una giornata che non t'appartiene
come volevi,
una mattina nel tradimento
mi sono svegliato.
Parlo per me, di certo
credo che altri non si soffermino
da soli a pensare
a questo cielo
troppo azzurro per camminarci da soli.
Io fuori
escluso da un giorno
nel quale tutti i miei sogni
si sarebbero avverati, nel quale
nulla sarebbe successo.
Ma l'anima sta male quando è costretta
e quando è costretta alla libertà,
esposta alle intemperie del diverso e dell'inconsueto
si torce e si compiace
in un dolore effimero che mai non svanirà
del tutto nel ricordo.
Parlo da una mattina
rivolto ad una sera
che aspetterà un'altra mattina
nella speranza,
e le gioie sembrano la causa dei dolori,
necessari per una gioia.
Ma così poca gioia esiste,
nonostante il sole,
quando la vivo
lontano da te,
per causa della mia stupidità.

Pulizie - 16/02/97

[indice]

Strani pomeriggi
che venivano qualche volta
dopo i compiti di scuola.
Aprivo l'alta finestra
correvo in terrazza
e vedevo nell'aria azzurrina
fiori inesistenti:
rose, tulipani, mimose, papaveri
dall'essenza ne desumevo il numero
e questo mi ubriacava.
Pazzo di gioia di esistere
di giocare alla vita
quella vita che pensavo immutabile
o solo lontanamente.
Scendevo le scale di corsa
nell'odore di cencio
nei pomelli lustrati
leggevo l'inizio di un'altra stagione (come?).
Consapevole ignorante di una felicità
spontanea, che ho fatto bene a notare e ricordare.
Di lì a poco un frate con l'acquasanta.

Carnevale - 11/02/97

[indice]

Da quale giornale
da quale mano
arrivano strane stelle
e cerchietti.
Simbolo del caos
loro origine, loro fine
giacciono attaccati al pavimento
da una bibita
calpestati.
Solo un breve volo
nel cuore c'è già
un cielo più basso su una terra più alta.
L'allegria di una vecchia mazurka
evidente falsità,
ormai.

Cerco ragazza di anni 18 - 27/02/97

[indice]

Preferibilmente non usata,
che mi chieda lei appuntamenti (ore pasti).
Che mi guardi dolcemente,
che abbia idee proprie.
Che sappia ascoltare le cazzate,
che le sappia ripetere di nuove.
Che mi regali una sua foto,
che mi faccia aspettare sotto i portici.
Che mi rimproveri,
che possa aiutare.
Che superi la superficialità delle prime valutazioni,
che mi dia una terza possibilità.
E la sera quando vado a letto
non c'è
nessuna che mi sta pensando (penso),
che sto pensando nel domani.
E il domani arriva lo stesso.

Pomeriggio post-scolastico - 01/02/97

[indice]

Giochi di luce e di silenzio
soli rimbombano
dove di solito non li senti.
A casa sono già
i volti 1000 ne scorri
e dieci ne ricordi,
e la scuola vuota
una muta malinconia.
Le classi, passano tra le dita
le aule nella luce pomeridiana
piangono la noia di essere
ignorate, si vede.
Su qualche lavagna, voci di gesso
le ore, le risa, le paure, le frenesie,
la vita voltata alla ricerca di un possibile inizio
e volata perché la gabbia dell'ultima campanella
si è aperta.
Passare tra i banchi e sfiorare chi vi sederà
domani, quanti segni di quante gioventù
tentano di arrivarvi.
Le due cupole ciarlano col duomo di morti e vespri
matrimoni e domeniche mattina,
e sotto da un po' le ascolto per un po' ancora
nel cortile e l'atrio interno
dove gli archi saltano di colonna in colonna,
i famigerati bagni, alcune aule abbandonate,
la palestra, un vecchio sgabuzzino delle scope,
e poi,
la mia ultima stanza.
Cammino nel presente di un edificio
cha ha ospitato tanti presenti di coscienza,
duri, secchi, incantati, innamorati, timorosi, curiosi, affaticati, sorridenti.
E il ricordo ora,
ora che li conto,
mi duole e mi pesa già.

Schizzi del mare in burrasca - 26/01/97

[indice]

Lacrime ti illuminano.
Strizzata hai l'anima.
Coraggioso il cuore
che sa mostrarsi debole negli occhi.
E i tuoi
condensano quell'essenza di sentimento
che ti solca
adesso il viso.
Schizzi del mare in burrasca.

Coce e frigge la salciccia fresca - 15/01/97

[indice]

Che bello quando vedi un prato rasato
dal sole del giorno, le foglie strette
dal caldo che ha fatto, ma ormai
per oggi non farà più.
Quando senti l'odore di terra
asciutta sotto un cielo normale ma
estivo e nell'estate si perde
tra le rondini s'imbrunisce
coi pipistrelli.
Maglietta corta e fremito
sulla pelle che si bagna d'aria, e nell'aria
essenza di vita, di festa, e di domani,
di temporale e amore, di fumo e
parole dimenticate.
Che bello quando questo lo vedi e
lo provi senza che esista
percependolo da una nota diversa
sapendo che non lo apprezzerai
quando sarà un istante qualunque.

Banale - 13/01/97

[indice]

Sorge come la luna
di notte
amaro, malinconico
sorriso storto nel blu,
un sentimento vago in un cuore bambino,
che si contenta di vivere
lontano la vita.
Sorge come dubbio
tramonta come certezza,
dal cielo crollano le braccia
alzate, tese nello spasimo,
adesso finalmente domate.
La morte.
Non ti è estranea, non è lontana e nemmeno eccezionale!
Capita, prendi e impara, vivi.
Questo c'è chi lo sa,
anche troppo,
non piange e non ride,
soffre e spera, solamente
nel silenzio,
quando un occhio si appanna
si schiude altrove.
Felice chi muore di morte innocente,
che non sa cosa si è perso.
Felice chi muore di morte ragionata,
che sa cosa si perde.
Forse...
felice chi muore sapendo che si deve
lasciare che Dio ci insegni
i limiti in cui crescere.

Soffitto bianco - 06/01/97

[indice]

Cinema,
una volta così ti chiamavo,
con la vita in bocca,
in una stanza aperta
su un mondo socchiuso
pensare nella penombra,
ingannarsi nel caldo,
fermarsi nel tempo,
lungo tempo sfuocato,
come i colori,
proiettati dalle auto ignare
del loro passaggio
sulla mia mente,
distesa sul letto,
con una nonna di fianco,
ridere, contare,
imparare ad imparare da tutto.
Soffitto,
rimani stanotte
da tanto ormai lo sei
uno specchio semmai
di un'anima stanca
nei torridi pomeriggi
di rimirarsi, volare un po'
poi sdraiarsi ancora
a faccia in su,
stanca di sapere di non sapere nulla
stanca di non avere più nessuno
accanto a dare corpo alle ombre,
ormai testardamente definite
in contorni ripetitivi,
stanca di perdere
spina dopo spina,
la fantasia di vivere la propria fantasia.

Chador - 06/01/97

[indice]

Veste arcaica
di antiche genti
taglia di netto
un volto.
Vecchio, fresco
bello, brutto
candido, tostato
non saprei,
non so soffermarmi se non sugli
occhi,
unico messaggio
dell'essere dinnanzi.
Democratico
caldo
eterno discorrere
di uno sguardo
senza età,
occhi
ancor più nudi
su un volto coperto.
Fascino del mistero della donna,
di una rappresentativa porzione di bellezza,
l'ho visto in
occhi
davvero impegnati nell'esprimere
l'anima
davvero abili nel nasconderla.
Anche nei tuoi l'ho trovato,
libera corona
del tuo sorriso.

Collana di perle di plastica - 4 monologhi a Capodanno - 01/01/97

[indice]

La neve.
Corre, lontano la voce
che la neve, maledetta stupida
sia caduta,
cambiando ovunque un po'
i contorni,
rallentando un tempo
troppo rapido, frenetico
turbine di uomini
che non sanno osservare
un bianco fiore di ghiaccio
scivolare in basso
lentamente, lentamente....

Io non c'ero, e lei
non aspetta, donna timida,
il primo, ultimo appuntamento
con una giovinezza
ormai prossima a squagliarsi.
Ero invece dove il sole
rende umida la terra
lungo una strada di campo
saltando di erba in erba
per non cadere nel fango.
Fresco vento, gita di Marzo,
corre di ramo in ramo,
portami notizie da quei monti
invece che odori che si perdono nei ricordi.
Se sapessi scolpire quello che provo
anche le pietre penserebbero
a come esprimere il sentimento.

Ricordo la sera in un'Estate
quando ti pensavo nell'afa di un sogno
come una canzone, una serata romana
tra i vecchi palazzi, giallilluminati
dai lampioni, sotto un portico
nel parco nel caldo,
quando finita la scuola
ti perdi, ti perdo
nel seguirti molto a modo mio.
E allora ricordavo l'inverno
che ti conobbi veramente
che iniziai a conoscermi
gridando al vento freddo,
confidando alle volte
alla luna terza, e quella
qualche volta sorrideva.
Ricordavo le mattine nebbiose
le castagne, la scuola, il grigio
e l'azzurro-ghiaccio
come di un film
si ricordano le comparse.
La professione di chi sogna
sta nel non credere nella realtà presente
nel deludersi nello sperare
infinite volte.

Un'altra epoca è svanita
senza nascere per tutti gli altri
che vivono il tempo
scondito dall'orologio
non quello rappresentato dai sentimenti
nella risacca,
dal battito lentapatico o vitalemotivo
del cuore.
Eppure sono gli altri a far sorgere in me
un nuovo anno, a farne morire uno vecchio,
a farmi desiderare di saper scrivere,
suonare, cantare, dipingere, parlare, amare, scherzare, crescere, vivere,
invecchiare e morire.
Sono loro che mi ricorda un cielo.
Ma sono solo io, che lo traduco in un duro fardello
alle volte
in un solletico, per l'anima.
Ho vissuto i mitici 18 anni
in cui ognuno costruisce
la parte più soffice e velata
pur nell'estrema durezza,
della sua vita.
La parte che si ricorda
socchiudendo gli occhi
e fissando lo sguardo oltre la parete.
Oggi iniziano altri 18 anni.

Parenti lontani nel tempo - 22/12/96

[indice]

Domenica quasi Natale
cielo grigio quasi bianco
la casa silenziosa quasi vuota
in chi la abita
oggi.
Ne usciamo io e mio babbo
senza chiudere la porta
e la pendola continua a battere
un tempo più lungo del solito
trattiene la mente su penose circostanze.
Una volta fuori
un colpo di tosse
espelle la morte
ingoiata di traverso.
In viaggio c'è tempo
di ricordare
una persona vestita della sacralità
del tempo
che non vedrò.
Ricordare la sua abilità
la sua giovinezza
la sua vita e i suoi amori,
le emozioni e i sentimenti,
le esperienze,
che io non potrò.
Ricordare.

Troppo presto e troppo tardi - 22/12/96

[indice]

Nato da solo
fuori di casa
non so dove andare
ma soprattutto
non so immaginarmelo.
C'è chi ha amato,
si dice che c'è
chi ha creduto in qualcosa.
Ne invidio l'ingenuità
la libertà di pensiero
che io mi devo inventare
che nessuno mi ha insegnato
per paura forse,
per disillusione credo.
Nato nei colori giallo-arancio-rossi
dell'autunno
trovo solo ricordi
di un'infanzia primi anni'80
fine millennio, fine secolo, fine epoca,
inizio...
poche emozioni di mente, sentimenti di cuore,
sotto un tiepido sole,
solo nipote di stelle lanciate
troppo in alto per essere ritrovate.
Troppo tardi per vederle partire,
troppo presto per abbracciare
un eventuale ritorno.

A chi è e non - 08/12/96

[indice]

Dicocca da un piano
la nota, l'arpeggio, l'armonia
sintetica prima, analitica poi
delle tue percezioni sensimentali.
Lascia lo schema dal carattere imposto
se vuoi, se sai,
bacia la mano, ringrazia la mente, trova lo strumento,
per ricordarti per sempre
la tua soggettiva e, vedrai, universale
emozione.

Una ragazza e un cuore di strada - 01/12/96

[indice]

Mi dispiace perderlo
dopo averlo scaldato.
Mi dispiace che parli da solo,
che sia volubile, morbido,
rabbrividisca ad ogni vento
che dal nord di un occhio
o dal sud di un sorriso
lo trasporti lontano.
Mi dispiace che creda
che il suo ritmo irregolare
sia udito,
che quello che fa,
gli altri lo apprezzino,
anche senza dimostrarlo.
Mi dispiace che sia così
pronto per voli suicidi
e testardamente riluttante
a sentire i sussurri reali,
capire se stesso.
Mi dispiace anche per te.

Pensare e non pensare - 09/11/96

[indice]

Non voglio pensare
a domani quando ora sarà ieri.
Non voglio pensare
a quello che ho lasciato
scorrere apaticamente
io, gondola persa
nei canali della Venezia notturna
vita bendata.
Non pensare e non sognare.
Non pensare e liberarsi
sul destino di un uomo già segnato
dalla facoltà di raziocinio.

Andando a scuola, mattinata novembrina - 06/11/96

[indice]

Cigola il cardine
nell'umidità mattutina
nell'aria fresca
si perde il mio alito.

Si perde nel nulla
sopra case e giardini
sopra una via brulicante
di gente assonnata.

Tra di loro son io
nel bianco sfumato
isolato
passo tra gli alberi
tra i lampioni addormentati;
trapassano il cuore
con un rosso languore.

Se domani potrò vivere
i sogni, le illusioni, i sentimenti,
di un oggi indefinito
lo potrò fare in attimi, in luci e cieli così.

Conoscere è convincersi di sapere.
Saprò molte cose,
come si ama, chi e cosa,
saprò fuggire i vani turbamenti
trampolino sul baratro dei poeti,
i cieli stellati
ricettacolo di stolte emozioni
che l'anima tarlano
facendo passare dai fori
spifferi di Lui.
Nell'immobile Materialismo
li rinchiuderò?

Saprò amare e dimenticherò l'amore.

L'inglese, il francese e l'italiano - 04/11/96

[indice]

Tre insetti
un'ape, una zanzara e una farfalla,
sorpresi dal temporale
furono costretti a posarsi
con le ali bagnate.
L'ape si affrettò a riprendere il volo
carica di polline,
ma le ali non potevano ancora sopportare il suo peso,
così cadde in una pozza d'acqua.
La zanzara, più piccola,
aspettò quanto necessario affinché l'esile vento
che si era levato la asciugasse.
Spiccò il volo, perdendosi in un cielo
di nuovo azzurro, ma
una rondine la prese.
La farfalla attese oltre,
che il sole l'asciugasse,
nel fango
che impercettibilmente
tornava terra.
Si alzò nell'aria
pulita dalla pioggia
volando tra cielo e terra
in una nuova, sua
dimensione
immaginata, necessariamente costruita
da terra.

Dialogo indiretto a tre sull'essere - 03/11/96

[indice]

Stellina mi guardi
dal lucernario
nella notte serena
mi solletichi l'occhio.
Cosa vuoi dirmi?
Ho molto sonno, è tardi sai?
Vedi il mio cuore
meglio di me,
quanti ne avrei letti,
quanti ti saranno donati.
Si, sono felice,
tranquillo ma
non dovrei esserlo,
per essere poeta.
Un incanto soffuso
mi ha preso per mano
quando l'ho vista...
la vedo ancora brillare,
come te, bellissima
e scoRAGGIANTEmente lontana.
Abbiamo parlato,
anche,
di me, di come sono, come penso,
e lei rispondeva spontanea,
quanti baci le avrei dato,
ma tu sai
veramente
come sono.
Il valore delle cose
è sensibilità soggettiva.
Per lei, cosa sono?
Ho il diritto di saperlo?
Vola un cuoraquilone
a cui lei da sempre più filo.
Da lassù la vede
sorridere a Qualcunaltro.
Oh Stellina
se tu mi capisci
se non ti sei stancata
di sentire giovani anime
ripetere cose
credute eternamente originali
ma in realtà solo originalmente eterne,
fatti vedere
fatti credere mia
almeno tu
nel dormiveglia.
Non sembra,
ma ho tanto bisogno di a....

Riflessioni caotiche ad una cena di compleanno (da un cesso) - 03/11/96

[indice]

Quest'attimo stavo perdendo
senza che io
preso dalla smania di viverlo
capissi che lo stavo vivendo.
21:17:19 secondi
in un cesso
di un locale di periferia,
alzo gli occhi al soffitto
di un giallo inquietante,
solo in una prigione volontariamente
limitata.
Ma io mi sono accorto
stavolta
di questo dettaglio-frazione di vita.
Parlo da solo.
Mente malata!
Senti la fuori
risa e posate,
sottofondo troppo vicino,
non puoi ignorare.
Chiuso in un cesso
la vita procede,
sembra impossibile.
Meglio uscire
vivere quest'attimo
che deve passare,
arranca lentinesorabile,
col fardello di illusioni-delusioni.
Click! La porta si apre.
Eccomi qui, vita,
non ho paura,
saremo cattivi sposi,
ma cercherò di capirti,
ti amo,
ma questa parola
forse non so, forse non posso, forse non devo,
la tengo ancora in me.

Regina del Mattino - 02/11/96

[indice]

Risveglio,
controllo la coscienza,
in questo sogno
reale.
Cosa ho lasciato
che come ombre cinesi
si muovono
dietro il velo bianco
al confine sfumato
tra morte apparente
e quasivita che sboccia?

Giro della morte - 29/10/96

[indice]

Veli grigi
su un orizzonte
bianco
di una luce opaca,
che si accontenta di passare
tra i rami
neri
che di ombra ricordo carichi.
Nomi, vite, facce
vò calpestando
respirando autunno
in ogni colore
che dal cielo si diparte,
in ogni nota
che dal cuore scocca,
in ogni lacrima
che all'occhio sale.

Ricordate cicale e lucertole
unica vita
sotto il sole?
C'ero anch'io
un giorno
seduto tra loro.
E oggi...
il tempo non vi tocca
ma scorre anche per voi
in noi.
L'estate è uscita
in punta di piedi
socchiudendo la porta
mentre dormivo,
e oggi...
mi accorgo che il Giro
è sempre più lungo.
Oggi, è anche questo:
funghi, castagne, vino nuovo, nebbia,
umido ricordo
di un morto.

Misoginia - 27/10/96

[indice]

Che lo sappiano tutti!
Quanto è facile odiare
quello che ci è impedito amare.
Quanto ci si sente stupidamente, ingiustamente soli
di fronte alla noncuranza
disarmati
davanti a uno sguardo
che vola via
piuma nel vento si posa,
ignorando o forse peggio
fingendo di ignorare.

Eccola là
mi guarda, mi sorride, mi rapisce
forse mi aspetta...
macché
è solo un gioco
di cui non so le regole
e perdo e mi perdo
dietro a lei.
Poi mi parla
sembra restare
ma
invece fugge così
spontaneallegra
incontro a chi sembra
un uomo, non un amico
un balocco,
ma un uomo
viola sotto il lampione.
Posso sempre mostrare di celare il mio umore
ma lei viva e giustamente indifferente
prosegue.
Mi dovrei sentire ancora male,
quel male sottile e bruciante
fallito senza averci provato,
ma stanotte no!
Che vadano al diavolo tutte!
Cosa hanno di dolce, timido, impalpabile,
tipicamente amabile
nei movimenti, nei pensieri,
che le rende diverse
drammaticamente lontane
a pochi passi,
magnificamente vicine
nell'oscurità del cuore?
Capaci di provocare così gravi futili
problemi.
Domani,
quando alla luce sarà più bella
mi troverà pronto per nuove illusioni.

Ventode - 18/10/96

[indice]

Il pensiero alle volte si fonde con l'emozione, e non spieghi ciò che senti. E' come vento che in mulinelli raduna parole nuove, senza senso, per il comune sentire.

Quandocchi mieincrociano ituoi,
ilume traballannaspando sinciampa,
alabile vento dellamore.

Quartina amorosa scritta inconsciamente - 18/10/96

[indice]

Quando ti vedo il tempo si curva,
freddo non sento, nulla più provo,
se non un'essenza di gioia, che
dalla tua pelle s'esala.

Streptococco Inedius - 18/10/96

[indice]

Pulsano le tempie
di un capo adesso immenso
nella sensazione ottusa
di un dolore
virale.
Brucia la gola
se parli.
Piangono gli occhi
se guardi.
Rimpianto per gesti che sembrano banali
ma che sono splendidamente particolari.
Come il sole
che oggi strano splende
che da dietro un vetro
posso raccogliere.
Come incontrarla
per strada e camminare
insieme parlando
del nulla, volendo dir tutto.
Ma oggi,
che fortuna
una giustificazione ce l'ho
per essermi perduto.
Mi è scappato un altro giorno,
maledetta malattia
che non trovo la felicità
il coraggio di guarire.

Strada di mondi evaporati - 15/10/96

[indice]

Scorre la strada,
sotto il lampo dei fari,
ogni sasso sul bordo del fosso
ogni dettaglio,
risalta
come se per lui il buio-notte fosse ricordo perduto.
Statale fredda,
notte qualunque
lontano di casa
fuori città
dentro un auto
intima, complice, silenziosa
atmosfera
di un viaggio siderale
nel notturno cri-cri.
Non sono più
in quell'universo strano, oscuro, melanconico
là fuori,
e lo osservo dal mio mondo.
Passano le luci
veloci-vicine,
poi sulla collina
lente-lontane;
stelle di galassie
in cui abitano ignoti sogni.
Sopra il motore
nel mio silenzio onirico
vivo nell'attimo
l'aria,
i rumori della sera,
la stenta luce,
tra case buie,
in luoghi nottetempo cancellati.

Quando il cielo sarà ancora grigiazzurro,
le luci mestamente spente
come in un porto che riabbraccia i pescatori
riemersi al mattino
nella fresca pace albeggiante,
dove saranno questi pensieri
persi tra due mondi
persi?

Vuoto pneumatico - 11/10/96

[indice]

Vuoto sterile
di emozioni virali,
capaci di sconvolgerti
dentro
bruciare il cuore,
corroderti il cervello,
contrarti le viscere.
Questi giorni,
lungo sonno
dell'insonne,
scorrono piatti, lenti,
come volevi tu,
senza gioia né dolore,
entrambi afflizione.
Eppure ho paura,
l'antica paura
di non aver vissuto,
di non poter morire più
nelle immersioni,
nelle apnee della mente
in polle limpide,
in stagni putridi.
Amore mio,
neppure tu oggi
mi avvolgi
nel cilicio che
mi fa sembrare ogni attimo eterno,
che mi fa assaporare ogni ambizione,
forse vana, ma possibile!
Aiuto...
forse il mostro che preme
sulle pareti del cuore
le ha allargate tanto, troppo,
e anche il sentimento
non fatica più ad entrarvi.

L'estronauta - 08/10/96

[indice]

Salgo da solo
a bordo di un razzo
in un cielo cobalto.
Salgo seguito
dalla mia scia
bianca e volatile
rarefatta e labile
memoria.
Lascio le mie colline
dolce terra,
non mi vedrai più.
Prendo di te
i dettagli
più cari
da portarmi lassù.
Salgo convinto nei miei pensieri,
ignoro chi, la fuori,
ancora mi saluta
con la mano,
sicuro di non essere visto.
Nulla mi dice più nulla.
Il Tutto invece mi parla e mi insulta.
Ascendo nella solitudine fredda
di uno spazio alieno,
e un altro me
si perde
nel vuoto di un istante più cupo e profondo,
ormai già dimenticato.

Urbino ventosa - 03/10/96

[indice]

Cara città di sconosciute sembianze,
ti vesti per me dei colori infantili
della fantasia.
Versi già scritti
volando al vento
m'intinsero il cuore
nell'anima altrui.
Anch'io da bambino ho corso
nel frizzante verde di un prato
di Aprile.
Attraverso il tuo nome
sento addosso l'azzurro,
il vento di cristallo,
la fiducia nell'occasione concessa
di nuovo a primavera.
Adesso rimpiango momenti
in un luogo, in un tempo,
che forse ho solamente immaginato.

Impressioni e cronaca di un volto - 02/10/96

[indice]

Ogni attimo-immagine della vita, è un eterno presente che torna, perché gli attimi spesso non si possono cogliere, ma si devono ricordare, a volte per forza, anche quelli persi.

Ovale irregolare,
dove irregolare è armonia (ai miei occhi?),
frastagliata da dolci, caratteristiche, comuni
diversità.
Un viso, l'emblema di cento giovinezze,
una per ogni sorriso,
una per ogni sogno.
L'estate e l'autunno
si abbracciano,
giallo e rosso, chiaro e opaco,
semplice Settembre
sulla pelle.
Quella bocca
a cui il mio cuore è legato e pende
come un fico maturo ad ogni folata di vento
sembra cadere.
Quei capelli
troppo normali per essere notati ma troppo importanti
ormai
per essere sfiorati
distrattamente.
Ma negli occhi,
inciampano i miei,
e non sanno dove andranno a cadere.
Ti sei mai chiesta, quanto è profondo uno specchio?
Mi affaccio ai tuoi occhi
sul tuo interno
e dentro e fuori si perdono e si confondono.
Il tuo viso, i tuoi occhi mi confondono,
perché mi insegnano una lingua nuova, vento di Marzo,
freddo ma caldo.
Uno specchio è profondo quanto lo sei tu che lo guardi.
La sua immensità non è che illusione
ermetico piatto mistero
per chi spera d'entrarvi.

Rosa d'Autunno - 29/09/96

[indice]

Occhio spento,
su un'altra luce?
Pallide, deboli mani
freddo ricordo,
di quelle che mi carezzarono,
l'infanzia.
Vola una mosca
con accanita perseveranza
torna
su un corpo
non vuoto
non pieno.
Come,
come vivere senza sapere il prima
senza pensare al dopo
ma solo nel presente
che in fondo è la sola dimensione
reale,
claustrofobica prigione della mente
che ormai mente non sa di esserlo.
Come posso ritrovare il sorriso,
io che pure ne fui testimone,
su una bocca tirata socchiusa,
valvola di un respiro affannoso,
pesante, forzato, ossessivamente perenne.
Nonna, ti ho perso a tradimento.
Quanto mi hai dato!
Quanto ti ho preso!
Posso solo sforzarmi di non dimenticarlo domani.

Risposta di un egocentrico - pensiero - 25/09/96

[indice]

Dio c'è,
molto spesso sono io.

Invoco Dio di rendermi umile,
di rendermi uomo,
ma poi mi ringrazio
per la grazia ricevuta.

Astratto musicale - 24/09/96

[indice]

Ascolto di nuovo
quella canzone
che tanto volle comunicarmi
quando annusai i sentimenti
nell'estate di maggio.
E' come un prurito
un'agitazione che non sale
come il ricordo di un Natale
d'infanzia.
Un'insalata di emozioni
a forza sopite
che covano ancora.
Pochi suoni e tanti colori
mi passano dinnanzi
dietro a un viso
che ho paura di riconoscere.
Che ipocrita!
Pochi mesi, solo pochi mesi
per imparare a fingere di avere vinto
sul destino, sugli errori,
su se stessi.
Che ipocrita...
se solo poche note
spazzano ancora le nuvole
di questo cielo autunnale.

Fotografia - 23/09/96

[indice]

Frazione di un attimo
qualunque o speciale
nella mente riappare
il lampo di quell'espressione.
Apro il cassetto
quando la pioggia mi costringe
in una gabbia di fantasia.
Cosa trovo?

Trovo attimi
come cunei tra un prima e un dopo
ormai passati entrambi,
eppure li vivo ancora
a queste ancore m'appiglio
senza catena.
Colori diversi su oggetti dimenticati.
Grigio sfumato sulla poesia di quello sguardo.
Dove guardi? Cosa pensi? E chi sei?
Di te ora vive il ricordo.
Perché attimo dopo attimo,
non siamo mai uguali a noi stessi.....?
E mille attimi,
gusci di chiocciola,
riprendo in mano.
Tra tanti rivedo anche il tuo,
solo ieri, eri più giovane...
ti raccomando di vivere, (anche se non con me),
prima di morire.
Quegli occhi
non hanno né prima né dopo
nel mio cuore.
Ma il tempo deturpa
anche ciò che non colpisce,
e chissà domani
quando avremo consumato correndo
la nostra ora d'aria,
per te chi sarà questo ragazzo.

Evoluzione dipendente - 17/09/96

[indice]

Solo una notte, ancora,
mi separa dalla vista del suo viso,
e poi sarà ancora mattina,
nel mio cuore,
allegro e sognante.
Il sole s'arrampicherà a illuminarci.
Poi un altro brusco risveglio
il pomeriggio della desolazione.
E questo domani, e poi domani, e poi domani.
Quando ci saranno altri protagonisti sotto il sole
nel mondo delle comparse.
Ma intanto quest'anima con l'asma
mi fa soffrire,
perdendosi troppo nella gioia effimera
per non ricadere nello sconforto
della solitudine, dell'oscurità
(perché non riesco ad abituarmi alla normalità
al procedere naturale e mio malgrado immutabile delle cose).
Cerco un respiro regolare e controllato
nei tuoi occhi, gocce di un temporale di fine Agosto,
una dolce, ininterrotta follia, illusione,
nient'altro.
Mi rendo conto,
non ho che un pugno di grano, da offrirti,
ma io non riesco a farlo germogliare oltre,
aiutami tu.

La quarta dimensione - 12/09/96

[indice]

Sera di settembre,
comunione tra un interno instabile
e un esterno nuvolo-piovoso.
Il cielo all'orizzonte
ricorda un'estate d'Aprile,
qui sopra no.
Una nuova musica inizia piano
dolce, rassegnata, pace,
schioppo di legno arso,
auto sotto la pioggia,
foglie che rimbalzano a terra,
maglionombrelli.
Chiudo le persiane grigie,
sotto il cielo grigio, all'imbrunire
apro il cuore ad una dimensione scura e riflessiva,
personale e intima,
dove riaffiora qualcosa di mio
ma che non ho,
qualcosa che vivo
quando scoppia l'autunno,
per me.

Scopro quanto il tempo sia nulla qui,
che mi sorprendo a riflettere su cose senza tempo,
un'altra volta.

Mamma - 12/09/96

[indice]

Mamma, guarda,
fuori piove.
Perché mi segui, senza che mi accorga,
dove penso di essere solo?
Perché mi lasci, discreta,
quando cammino da solo, tra la gente?
Quante chiamate ad un numero
troppo alto per esistere...
In questo giorno,
che prima finisce e poi inizia,
quando attendi il sole
e vedi la luna,
mamma aiutami ancora,
a scoprire il sapore,
a rendere memorabile l'attimo chiaro e l'attimo scuro.
In questa anima essenzialmente sola,
davanti al muro di nebbia,
quando cerchi qualcuno o qualcosa
che renda completi e temi
di trovare una soluzione mortalmente definitiva,
mamma aiutami ancora,
a non dimenticare, a cambiare, ad amare,
a non morire troppo presto.

Mamma, vieni a fare quattro passi stasera.
Ho sbagliato tanto...
...e credo di avere bisogno
di una tua carezza.

La Giostra di Settembre - 01/09/96

[indice]

Esplosa nell'aria
come 12 anni fa
la gioia colpisce con schegge
i cuori già provati da un lungo palpitare.
Al cielo grigio
salgono fischiando gli occhi
che forse non bagna solo la pioggia.
Vittoria.
Forse casuale, forse cercata, comunque incredibilmente attesa,
sentita, per 12 anni,
dietro persiane accostate
ogni tanto scosse dal vento,
finalmente aperte, oggi.
Eppure è solo un gioco, esagerati!
Ma in questo gioco,
che solo noi incomprensibilmente comprendiamo,
si trova un mezzo per aggregare e distruggere,
infiammare anime
sconvolte ormai solo dal quotidiano,
che oggi hanno gridato,
ieri esultato,
domani gioito,
....chissà per cosa?
Alle volte parliamo del vento
come di una cosa ininfluente,
obbligata ad una trasparenza incorporea.
Ma un brivido traversa l'aretino
quando nel salone della Piazza
volano le bandiere, le note, le urla,
le speranze di un giorno
prima di un altro inverno.
Oggi la sorte, la bravura, o la Madonnina,
ci hanno fatto rientrare
con addosso la lancia
sul viso il sorriso,
negli occhi l'arcobaleno.
Dodici anni! ...Quante cose in questi anni...
Una parentesi invisibile, trascurabile,
su questa piccola città, per questo paesone...
non per me!
Domani aprirò la finestra
e la Pieve, ancora da lassù....

Occhio di bue: altro forse con lei... - 28/08/96

[indice]

Parole azzeccate, su un viso qualunque,
un ordine particolare, lo percepisci.
Lo sguardo si sbrina
e il viso adesso si distingue:
occhi sognanti, affini in qualche modo ai tuoi, in qualche momento,
profilo delicato, bianco,
capelli annodati e sciolti, lunghi e corti, che orlano un volto
che non sfugge nonostante gli sforzi
ad un'età che lo imprigionerà per poco;
bambina solo ieri.
E le gambe e i seni
ammiccano alternando disinvoltura e incosapevolezza
di essere quello che sono,
nei panni estivi.
Dallo sguardo attingo
la sua giovane e spontanea femminilità.
Ma come per l'arcobaleno
come per l'ombra
che il sole prosciuga,
sparisce, tra la gente,
nell'auto, in una via deserta,
senza avermi visto,
pensando.
- A cosa pensi? Dove vai? Sei felice? Come vivi e come hai vissuto?
Cosa speri? Quali vestiti ti piacciono? Cosa fai la mattina?
E la sera, prima di addormentarti, la guardi anche tu quella stella? -
Lo sguardo si riappanna, si riabbassa
e il suo volto si spegne.
Ma chissà in quale dimensione
quel volto starò carezzando....

Lo spettro del sentimento - 24/08/96

[indice]

Colori, tanti colori, e poi buio.
Dall'ombra mi sei apparsa tu
e allora ho avuto paura di ricordare,
l'ansia di rivivere.

Volato sulla testa
come lo Spirito Santo,
un raggio di luna,
mi fa parlare, a me stesso,
di cose incomprensibili, di solito,
e l'azzurro diventa blu.
Alle mie spalle ho una montagna
alta, dalla base invisibile, dalla vetta inaccessibile,
forte di una mole quasi eterna
sfuma nel bianco lassù
dove il contrasto con il cielo la fa vibrare.
E il cielo,
quant'è sfuggente la sua comprensione!
Scenografia variabilmente unica (ora)...
...unica (adesso)....
...unica (ancora)....
Guardala! Una nuvola manda in pezzi il suo celeste...
o forse è il contrario...
comunque ormai la nuvola è troppo grande,
mi sovrasta pulsando di nero,
di grigio, di bianco, viola, rosso...
e il vento che si è alzato è troppo debole,
è troppo tardi per spazzarla via.
A poco a poco il vento,
mestamente cala, e con lui la nuvola
mi avvolge, trasformandosi in umida nebbia,
trasformando i contorni di ciò che mi circonda,
sfocando inesorabilmente la mia vista,
imprigionandomi nel nulla.
Lontano, non so quanto, sta piovendo.
Un tuono, roboando, permanendo,
simulando partenze definitive (che poi sono finti ritorni),
me lo comunica.
E mentre cammino,
come fumo perso nella nebbia,
un lago, uno stagno livido si contorce all'improvviso ai miei piedi.
La mia immagine ondeggiante
sorride e mi guarda dall'acqua.
Ma non è così che sono io!
Lo so bene e ne soffro.
Lascio anche quel luogo
e mi abbandona finalmente la nebbia
che non ha coraggio di seguirmi nel bosco,
dove il mio passo si fa svelto,
incurante dei graffi che i rami mi provocano.
Il passo diventa corsa, al limitare del bosco,
ne rami, ne rocce la fermano.
Ma la corsa torna poi passo
quando non trovo che un cantiere,
una casa abbandonata, dimenticata, grigia ancora.
Quegli attrezzi senza vita, la iniziarono,
la potrebbero finire,
se solo una scintilla li accendesse di nuovo.
Così eccomi in questa casa
sola, squallida, fredda, ne vecchia, ne nuova,
ne finita, ne iniziata...
ma non rassegnato al domani.
Il mio residuo di istinto
mi dice di asperare.
Difatti il grigio, là ad est è già rosa.
La luce trasforma il paesaggio
lo rende antico, caldo, chiaro,
e tu non sei più una comparsa passiva,
ma attore, finché dura questa luce.

E dalla luce mi appari di nuovo tu
che forse ne sei la causa,
o forse la conseguenza.

Domande alla sfinge - 22/08/96

[indice]

E' fresco, la maglietta non mi basta già più.
Lassù c'è san Cornelio
con le sue mura
che fanno altra ombra
quaggiù.
Cielo grigio, di nuovo, a fine agosto.
Parlò mai di amore, chi mise quelle pietre?
Si chiese mai che direzione prendere
al confine nebbioso tra Estate e Inverno?
E' confortante immaginarlo
almeno quanto è inevitabilmente, perdutamente inutile.
Cercare il contatto con chi non è, forse mai più,
da tanto tempo,
quando,
seduto su questo muricciolo umido,
come un anno fa, come l'anno prossimo,
non distinguo, non decido
se il vapore di questo mattino
sale, a gonfiare le nuvole o
scende, a lacrimare finalmente troppo presto sulla terra.
Ma forse anche loro
si sono chiesti a quali interrogativi si può trovare una risposta
e, non riuscendo a rispondere,
si sono domandati se è giusto
trovarne per forza una, e...
Un tuono mi parla come parlò,
come parlerà domani.
E il vento umido bagnando li olivi
lo ribadisce: sta per piovere.

Non mi volto più a guardare le eterne mura
e mi affretto, prima che piova, giù per la discesa.
Pioggia e lacrime si confondono in un sorriso.

In canna - 21/08/96

[indice]

Cerco amicizia o amore
nelle tue parole?
Con qualcosa in tasca sono rientrato stasera.
E poco e tanto è successo.
Forse la mia voce, impastata,
neanche ti ha carezzato (che distratta...),
ma ti volevo solo stare accanto
e questo è già molto, per capirsi.
Di notte, i tuoi occhi brillano di più,
ma te lo avranno già detto.
E non esiste più tempo, né spazio, né forma.
Musica.
Chi la suona?
La tua voce
mi guida come il flauto magico fuori
dai miei luoghi comuni,
mi basta ascoltare e guardare,
non più analizzare per capire,
ma sognare, immaginare.
Cercavo amicizia o amore?
Ho trovato qualcos'altro.
La bicicletta non sbanda più come prima,
in canna porto l'immagine
di una nuova, vera compagna di viaggio.

Frontiera est - 18/08/96

[indice]

Esplodete! Dilatatevi! Invadete ogni anfratto del cuore!
Lo so che ormai avete paura,
ma come fa qualcosa di astratto a morire, scomparire, a perdersi
dentro questo piccolo cuore?
Persino la materia
è in ogni sua particella infinitesimamente illimitata!
Eppure dimentichiamo,
eppure la nostra mente ha limiti...
e il non sapere perché
è il nostro limite estremo.

Significati nascosti - 18/08/96

[indice]

Cielo. Trovami quello che vuol dire.
Per me, ora,
il cielo è in quegli occhi.
Dove volo.
Aiutami amica mia, a capirmi.
Quando ti incontrerò
ti parlerò del cielo
senza sapere
che il cielo comincia già
dove finisce la terra.
Tu però me lo insegni, senza volerlo,
ogni volta che mi sorridi.
Ma io non voglio imparare,
per provare ancora una volta
un'emozione.

Sputa più in alto (e scansati da sotto) - 18/08/96

[indice]

Sassi lanciati sul lago
dalla riva ciottolosa
rimangono per pochi istanti
liberi di scegliere tra acqua e aria,
schizzano e rimbalzano tutti,
poi iniziano ad affondare.
Si perdono dove nessuno li raccoglierà.
Ma qualcuno, per caso o per dote,
lascia l'acqua-aria e raggiunge la terra
da dove era partito.
E là un'ombra li raccoglie.
Sono sogni.
Sono esistenze.
Sono amori.
Sono domande.
Sono idee o imprese.
Non lo so.
Io continuo a lanciare.

La notte, io e il resto - 10/08/96

[indice]

Atomi di universo
diventano atomi
e noi li respiriamo,
stasera.
Notte calda di città,
cielo maledettamente nero-cenere-rosa,
i grilli e un treno in lontananza.
Quanto diventano piccoli
i nostri egoismi
a confronto di quei puntolini lassù,
alcuni quasi invisibili!
La pellicola della vita
montata a caso in queste notti,
è proiettata oltre.
Eccola là! No....
Un graffio silenziosamente inquietante,
cerco stasera.
Un aereo percorre la via lattea,
verso Pechino?
Ecco un satellite che raccoglie il nulla e dà l'invisibile...
Gli occhi si socchiudono, stanchi.
Stasera non dovresti essere in un campo di grano mietuto?
O in spiaggia, a dividere, frantumare l'incomunicabilità,
per stasera solo,
con qualcuno?
Sei invece in un parco di città,
e di fianco, abbracci solo la tua
bicicletta...
Cosa sei tornato a fare...
Ti hanno forse ascoltato un anno fa?
Se venuto solo ad assorbire un po' di questa luce semi-eterna?
O sei venuto a sperare che nell'opposta parete dell'universo
qualcosa, la pensi come te?
Sono venuto a pensare
anche a perché sono venuto
anche a perché sono solo
anche a perché...
Guarda, eccone una finalmente!
Chissà se anche lei sta guardando
verso questo limite illimitato...
Intanto altri granelli
della clessidra del tempo precipitano
e silenziosamente, si dissolvono
lasciandomi solo
un fugace lampo.

Carillon - 09/08/96

[indice]

Come nelle note di Chopin
vola stanotte la mia anima.
Placido è il volo
di fianco alla luna
trovo il tuo viso.
Tristallegro passo lento
silenzioso
sopra la città, che risposa,
sopra i tuoi colli,
cercando con occhio stanco casa tua.
Ondeggio seguendo un vento inesistente,
salgo per sentirmi più vicino alle stelle,
scendo quando mi accorgo che laggiù qualcosa brilla.
Sei tu.
Dormi ancora. Quando sogni sei più bella.
Sono contento,
ballando un valzer con la prima rondine del mattino,
torno in un corpo che non può volare,
perché forse non ci prova.

Magico soffio di una dea di mezz'estate - 08/08/96

[indice]

Polvere.
Il soffio delicato e preciso
di una dea,
dai nordici occhi,
l'ha fatta volare.
Ha scoperto sigilli
creduti persi.
Ma il vello argentato non è distrutto,
adesso vola,
confonde, fa starnutire.
Immobilità e movimento
si alternano
per volere di una dea
nella mia mente.
Quando la mia dea
sarà ormai stanca,
la polvere tornerà
nevicando a coprire,
a posarsi sul futuro o sul passato.

Dal Pionta, ore 19,47 - 08/08/96

[indice]

Un fico piccolo
arroccato suppel'greppo
da dove domino l'ospedale nuovo.
Un grosso cipresso
mi si para proprio in mezzo.
Tra gli alberi il manicomio c'è ancora.
Un leggero venticello serale porta sollievo ai capelli
da nord-ovest.
In faccia ho delle nuvole che come un gregge attorno all'ovile
girano intorno al sole.
Il cielo sfuma nel celeste-grigio-rosa
molto di moda negli ultimi tempi.
Ora solo un raggio oro
come un fascio di luce proveniente da altre civiltà
tocca terra,
rossa lungo l'orlo delle colline all'orizzonte.
Delle risate mi colpiscono
da un prato qua sotto, sotto gli olivi.
Le case di S. Donato,
appaiono più colorate di sera
ma il cantiere dell'ospedale...
Un treno si sente sferragliare dalla stazione.
Le ultime rondini, i primi pipistrelli.
Qua sotto ci sono ginestre,
poi un campo ancora incolto,
poi la strada,
poi case,
poi alberi,
poi colline,
poi.... ancora ginestre.
Le persone laggiù sono piccole,
chissà se da Catenaia,
o da costaggiù c'è qualcuno che guarda lontano,
e involontariamente mi pensa.

Lava-sbianca - 08/08/96

[indice]

Pagine bianche, ho riempito
con successioni di punti, senza dimensioni.
Ho scritto, giorno dopo giorno
e non me ne sono accorto.
Chissà dove sono i vecchi quaderni.
Quelli delle elementari, medie, superiori...
Chissà su quale muro, scriverò ancora
di notte,
nottambulo del cuore!
Di trovare una buona grafia
non mi è riuscito.
Di ordinare i miei pensieri
mi sono dimenticato.
Lo rimpiango.
Certe volte mi sarebbe servito.
Ma così, per fortuna,
ho scoperto un nuovo ordine,
quello del caso, della fortuna, del destino...
credo ora,
che questo ordine lavi la ruggine con le lacrime,
sbiadisca le macchie col sorriso.

Stasi profetica - 07/08/96

[indice]

Quando passano i giorni
e le dune dell'anima
sono spianate dal vento dell'attesa
passiva
di un destino necessario,
futuro ricominciare
inizio previsto ma indefinito nella forma,
una fine
incoraggiata dalla vita presente.
La stasi profetica è il mio salvagente
che d'estate gonfio
per non affondare in questa mota,
aspettare che torni l'acqua corrente
e intanto ibernarmi, in questo forno
addormentarmi dolcemente
sul cuscino bagnato di lacrime.

Travasi d'anima - 30/07/96

[indice]

Il mare è blu.
Ma lo è perché riflette il colore del cielo.
Un bicchiere d'acqua di mare
non riflette nulla.

Il cielo è blu.
Ma lo è perché percepiamo ad una certa lunghezza d'onda
i raggi solari.
Un bicchiere di cielo
non si colora.

Trasparenza e colore, non esistono
ma ci sono entrambi.
Ed è la mutevolezza, l'indecisione,
la brama di essere della mia anima,
che mi fa volare,
nuotare,
vivere in un bicchiere.

Piccoli falsi d'autore - 29/07/96

[indice]

Corrono, si coricano stanchi, poi corrono.
Sono 1000 i fiori spampanati ma in boccio,
come non so.
Nella loro serra di marmo
il sole non filtra.
Nella loro terra d'asfalto
l'acqua non scorre.
Qualcuno, forse nessuno,
li ha calpestati,
volontariamente, o forse per caso.
Eppure vivono,
e molto spesso questo gli basta,
a dimenticarsi di ieri.
Vivono un tempo atrocemente dilatato,
in cui ogni centimetro verso l'alto,
è conquistato in anni,
e noi li misuriamo in metri...
Se qualcuno tagliasse l'erba
sarebbero i primi a sparire.
Ma loro sbocciati male, sono veramente vivi,
e se lo meritano,
effondono la loro bellezza,
a chi li circonda
senza trattenerne per se stessi.
E la compassione, la tenerezza,
diventa anche, inconscia, ma reale vergogna,
di essere
noi
diversi.

Scusa, hai da accendere? - 29/06/96

[indice]

Tira, ancora, tira...
L'erba diventa cenere
un istante dopo che un anello rosso vermiglio
l'ha avvolta.
Le labbra si contraggono
l'occhio si strizza
forse dall'umido
forse per lo sforzo.
Finito ?!
Solo cenere stringe adesso la mano
e il mondo si sfuoca
e trova qualche attimo di logica, solo per te.
Ma in fondo poi nulla ci hai capito.
Solo che ne vorresti un altro
per stare ancora male
per dare pace alla foga disperata.

Lo so che sono io a chiedertelo,
ma il prossimo anche se breve lo fumerei con te.
Respirare per qualche attimo la stessa aria,
noi due timorosamente vicini,
paurosamente lontani
da una meta che forse non ci aspetta neanche;
parlare delle stesse sensazioni
trovare una logica comune
alle nostre giovani vite,
perché giovani siamo (si!),
siamo ancora.
Ti chiedo di non lasciarmi solo
la cenere in mano, la sera,
e i nostri occhi
incrociandosi parleranno di cose loro, domani
quando sarà più difficile essere giovani.