Poesie - Canzoni Arpeggiate

Canzoni Arpeggiate

2008

di Claudio Tortorelli

Arezzo

Pubblicato il 2008 - Ultima revisione il 08/12/2020 - Revisione n. 2

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Indice

Dialoghi Perduti - Giugno 2008
Nella sostanza dei miraggi - Giugno 2008
L'effimera gioia percorsa scendendo - Giugno 2008
L'ultimo canto della civetta - Luglio 2008
Comparti stagni - Luglio 2008
Nello sguardo di Emilie Floge - Settembre 2008
(Dietro) I sepolcri - Ottobre 2008


Dialoghi Perduti - Giugno 2008

[indice]

Nel tempo, vorrei collocarti nel tempo [DO]
Sopra gli altari dei templi crollati, [SOL]
divenire, come il grano nel campo [LA-7]
schizzato di rosso, di rosso macchiato. [SOL]

Nei Dialoghi perduti si ritrova Platone [DO]
Un'eco sterile che non puoi sentire [SOL]
Batte e ritorna al tuo portone [LA-7]
L'ascolta per te chi non puo' capire. [MIm]

Rit.

Pedalo lontano dal cielo lontano dal mare [FA dies]
Vado diretto in un futuro imperfetto [SOL]
Che ho costruito per trovar soluzione [LAm]
Ad un dialogo senza fumetto. [SOL]

Questo tempo non sa di passare [FA dies]
Un circo vizioso di animali morenti [SOL]
Dello spettacolo son pubblico e attore [LA-7]
Ed entrambi [SOL] non sono esistenti. [SOL7]

Mi incanto a notare l'isteria della gente
Mentre nell'aria incontro persone
Una marcia di lemming sul proprio presente
Travolge domando una caparbia finzione.

Parole perdute e parole lontane
Crocicchi infiniti nei quali ritorno
Nei ghirigori di una canzone
Lo spegnersi lento di ogni giorno.

Rit.

Pedalo lontano dal cielo lontano dal mare
Vado diretto in un futuro imperfetto
Che ho costruito per trovar soluzione
Ad un dialogo senza fumetto.

Questo tempo non sa di passare
Un circo vizioso di animali morenti
Dello spettacolo son pubblico e attore
Ed entrambi non sono esistenti.

Nella sostanza dei miraggi - Giugno 2008

[indice]

Se io morissi di voi
che rimarrebbe?
Nobili sagome
fuggite da altrove, verso me.
Troppo vicine per farvi abbracciare,
parlate le lingue più chiare
e nasce sterminata prole
mutilata, dalle vostre parole.

Di fiori maligni tempo non e' più
e all'ombra di un fico dolce
e' attendere la sera, quando
ormai lo so per certo,
quel frutto che pende e matura
mangerò oppure no.

Ante e retro,
ovunque mi volto
i vostri volti trovo
avvolti nelle volute
di un passato di situazioni evolute.
O pura finzione.

Ma
se voi moriste di me
cosa rimarrebbe?

L'effimera gioia percorsa scendendo - Giugno 2008

[indice]

Ogni culmine cela un baratro
e la sottile angoscia vela ogni gioia.
A volte non l'ho ricordato
e ho goduto di attimi leggeri.
Altrove poi mi sono trovato lo stesso,
un topo cieco che corre nel labirinto,
a volte felice ma prigioniero
altre prigioniero ma felice.
Questi momenti son troppo veloci
con un abito di piombo addosso
di scatto afferro le stelle
e le osservo brillare
ma al calar della sera
son lucciole morte.
Ed io sempre io, constato me stesso.
Esprime qualcosa un evento felice?
se cede al ricordo ogni speranza,
l'emozione di una vita già scritta
già cantata da una radio la notte.

L'ultimo canto della civetta - Luglio 2008

[indice]

Quel lungo ritorno su strade roventi
e' parte di un viaggio senza origine.

Gocce, gocce di sudore s'aggrovigliano.
Una serpe morta schiacciata, si cuoce al sole.
Vespe, cicale, erba alta e gialla
deserti nel vuoto di un giardino pomeridiano,
quando i bimbi in casa attendono le 5,
nell'abbandono dei giochi infantili.

Cosi' e' sacro percorrere le strade di polvere
dove buche e buche materializzano l'incertezza
e le tortore son araldi di un messaggio silente
che non vedi se non lo vuoi sentire.

Lo sguardo vicino e lo sguardo lontano son miei nemici,
l'occhio dei vecchi, dagli angoli bui dei porticati,
si fissa su una rassegnazione
di passaggio.

Non c'è nulla da fare, più nulla da fare.
La strada scorre sotto le ruote sicura
verso dove si giace un'altra sorpresa

perché illudermi, di averla trovata
fa parte del gioco
e la posta e' vedere, sentire
un'altra sorpresa
tra le mie mani morire.

Comparti stagni - Luglio 2008

[indice]

Ignoranti calunnie si sfiorano per strada,
voltandosi appena.

Ne' contrapposizioni, ne' barricate di pensiero
ma semplice distanza di modi e scopi
e la strada ammutolisce di solitudine.

Quali mura di alabastro a difesa della notte,
le percezioni presenti isolano l'uomo
nei tanti fotogrammi del film

Vieni con me, qualunque cosa tu sia.

Nello sguardo di Emilie Floge - Settembre 2008

[indice]

Come e' strano...cadere senza peso.
Il dolore diviene una paura trascurabile.

Non c'è notte che non tema il tuo sguardo
tra le notti di Vienna e Parigi.
Uno sguardo che scalza il futuro
e quest'oscuro presente
e' solo un dettaglio
come me, come un braccio ingessato che cinge.
Porta la tua fiera femminilità un passo oltre,
scuoti e taglia quella tela.

Aspetto un battito qualunque dei tuoi occhi.
Finché non ti volti, non sarai mai passata.

(Dietro) I sepolcri - Ottobre 2008

[indice]

Ciò che vale e' ciò che io porto
in queste mani di terra bagnata
il freddo solletico di chi e' morto
tengo e respingo davanti il ricordo.

Cosa mi dice questo sepolcro,
che convenzione vengo a pregare,
colma di angoscia senza più peso
l'identità sepolta
grida nella memoria
un sussurro sfinito nel marmo.

Conservate colui che avete nel cuore
come una reliquia da incorniciare
ma nel mare una fossa comune
ci accoglie tutti, dietro i sepolcri.