Poesie - Giulia

Giulia

di Claudio Tortorelli

Arezzo

Pubblicato il 2000-2005 - Ultima revisione il 08/12/2020 - Revisione n. 3

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Indice

Parte seconda
   Dissolvenza - 10/07/2005
   Eric Satine - Gymnopedies I - 09/07/2005
   Dialoghi e Monologhi - 05/07/2005
   Ritmico istante d'assenza - 25/04/2005
   Mi salva il cielo - 22/04/2005
   Sospiro - 21/04/2005
   La risacca dopo la tempesta - 03/03/2005
   Freddo intenso - 02/03/2005
   Universo - Agosto 2004 - Novembre 2004
   Scale mobili
   Roma
   Parole d'odio verso il mio Amore
   Un gatto a Cittàducale
   Addio
   Barboni alla stazione- 22/09/2003
   Ricerca Siderale - 2002
Parte prima
   Il giorno che ti perderò - 15/06/2000
   28/05/2000 - 28/05/2000
   La camera di Giulia - 25/05/2000
   Scoprì dentro di sé l'immenso.
   Nella palude - 14/05/2000 ore 3.40
   Dolore, impotente dolore - 30/04/2000
   L'apprendista aruspice - 28/04/2000
   L'Ade - 08/04/2000 - (in una piccola serata)
   Orfeo ed Euridice - 07/04/2000
   Passaggio Asintotico - 23/03/2000 ore 20.26
   Inedia Serale - 12/03/2000
   Passeggiata - 29/02/2000
   21/02/2000 - 21/02/2000
   Senza Titolo - 15/02/2000
   Sulla riva dell'Amur (Heilong Jiang) - 07/02/2000


Parte seconda

[indice]

Dissolvenza - 10/07/2005

[indice]

Come se un pensiero
a lungo proiettato
dalla mente su una tela
vi rimanesse impresso
così un ricordo
reale nel cuore
perso nel tempo
rimango a mirare.
Era palpabilmente fatta di sabbia
di panna
la mia donna.
Nata dal nulla
dei miei desideri.
Regina di un impero di Sogni.
E io,
credermi capace, in diritto, di viverli.
Qualche parola
finalmente
definisce i limiti
del silenzio.
Di lei rimane
un alone digitale
qualche istante
sullo schermo.

Eric Satine - Gymnopedies I - 09/07/2005

[indice]

C'era un tempo ineluttabile
dove le nostre visioni
erano ponti sul mare
e i nostri sguardi,
sicuri dell'impossibile,
vi si incontravano a metà
senza paura di guardar di sotto.

Poi il mio percepire s'è incurvato
la speranza ingobbita
è passata da freddi metallici occhi
scrutando una città di nebbia
il remoto gorgo che l'ha rapita.

E il pensiero che il suo sguardo
non sia mai esistito
m'ha sfiorato la guancia
solitario graffio.

L'altra mattina ho compiuto un viaggio
verso un'altra coscienza
a piedi, come ginnastica.
Ho viaggiato lungo i binari della sua melodia
seguendo senza sapere
immaginando senza volere
al termine dell'Opera
la risposta cercata.

Ho sentito serrarsi l'ostile diatriba
allora chiara è apparsa
la dicotomica contraddizione del mio concepire:
sulla terra, sbagliando, ho cercato il riflesso del cielo
ma intravedo il suo azzurro dentro pozze fangose.

E penso al vento,
che sospinse le nubi
che piovvero note ideali
a descrivere lacrime dimenticate.
Eccentrici sospiri di altri cuori, in altri tempi,
ritornano a casa.
Così, ora, non vedo più lei.
Non posso non crederla
Giulia
mai più.

Dialoghi e Monologhi - 05/07/2005

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Un'eco lontana ritorna
mi sorprende ancora
senza un messaggio
e vengo sospeso per un attimo
sopra un luogo remoto
familiare e lontano
perché non c'è nessuno.

Siamo in due a chiamare
in fondo a questa rupe
morbidi ricci, mano sotto il mento,
giocando a pelota un muro risponde
sempre
quel che riceve
senza vita.

Mi si accosta un senso di vuoto
è come morte apparente
volontà suicida giace nel sudario
né riccioli né volto
ha quest'eco silenziosa.

Potessi fare a meno di tutto questo nulla!

Nulla più mi attendo
quando la mano trova la calda carezza della terra
son debellati i passati futuri
tanti ponti interrotti, mai esistiti.

Ma c'è un pezzo di lei che mi batte nel petto,
un contratto scaduto
che nessuno ha firmato.
Di quale paura segue lo spettro,
a quale ombra s'appella
sotto questo cielo di nuvole
il suo silenzio?

Quale abilità in un cavalleresco gioco
l'anello è infilato da un'amara lancia
e dietro ancora
me.

La mia richiesta onerosa
un muto passare disattende:
non più il corpo, non più
l'anima o l'amore
ma solo un attimo di attenzione
in assenza di questi.

(su un treno per Milano
in una pallida mattina come tante
senza lei)

Ritmico istante d'assenza - 25/04/2005

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Ecco, in giornate come questa
sento le gocce del tempo battermi in testa.
Ma questo suono arcaico, di savana
quasi risonasse in un'umida cantina
si distorce e perde il suo selvaggio richiamo
alla vita.
Ecco, le membra colpite si risvegliano
ma non sono più mie,
sono lontane, sono fantasma e aria fantastica.
Ho sempre amato palpeggiare il vento
e a quell'amore faccio ritorno
senza più mani.

Mi salva il cielo - 22/04/2005

[indice]

Il tempo.
Non è vero che scorre, il tempo.
Esso rimbalza.
Contraddizioni, illusioni, giorno dopo giorno,
anno dopo anno
avvolgono il tempo in una spirale cieca
che procedendo verso l'infinito
perde quei significati, scioglie quei nodi
cui mi aggrappo.
Avanti e indietro, ma su rette innumerevoli.
Cado a pensarti remota nel mio futuro.
Se il futuro è la strada, la vita, ben differente
è il percorso.
Mi salva il cielo
dove ogni cosa si muove
ma non importa in quale direzione.

Sospiro - 21/04/2005

[indice]

Era molto lento.
Pallida alla vista nella penombra
sciolta in un lungo brivido, un immane sussulto.
Intorno a me tutto il resto era una capanna
e sul tetto i suoi capelli ricci
nei miei occhi, come volute di fumo.
Ricordo il calore
di un solo corpo senza soluzione di continuità,
il soffice di una superficie assoluta, senza spigoli,
concava nell'accogliermi, convessa nel protendersi
a cercarmi.
Era tutto molto lento, coinvolto, pieno.
Questa notte ancora
sarà il mio sogno.

Volevo una casa - 03/03/2005

Volevo una casa
diversa
la volevo costruire con te.

Ricordi quando ragionavamo dei colori?
Pareti variopinte e stanze rosse di passione
con angoli azzurri di sereno silenzio.

C'è un posto dove nessuno ti giudica.
Dice che c'è un luogo in cui non si distinguono
coraggio e pazienza.
Ne volevo fare la nostra casa,
non appena l'avessi trovato.

Sarei stato seduto per terra
immaginando letti e poltrone
e avrei goduto la vista dei tulipani nel giardino
che avresti immaginato tu.

"La protezione non sta nel tetto,
ma nel calore di una reciproca comprensione".
"La libertà non ha bisogno di porte e finestre,
vive dove si guarda con cuore maturo,
dove si sceglie cosa guardare, attimo dopo attimo".

Piano...piano...
per non svegliare il bimbo che sogna
che cresce.
Dove cresce?

Avevo piantato un seme,
forse volevi una casa sull'albero.
Per darti una casa nel vento
volava un aquilone.
E sulla spiaggia del tuo mare
ti avrei costruito un castello.
Ma dov'è che abita l'amore?

La risacca dopo la tempesta - 03/03/2005

[indice]

Se il mio cuore potesse vederti come un'onda
dell'immenso oceano che mi circonda
nuoterei in ogni attimo sinceramente sereno
per riferirtelo domani.
Ma tu non sei soltanto un'onda,
sei la gioia, l'amore, la rabbia
l'attesa
e non lo sai.
Sei tutto ciò che anche oggi s'è infranto
sulle mie sponde.

Freddo intenso - 02/03/2005

[indice]

In questa notte di ghiaccio
la luna ha un anello
che bianco argento pende nel buio.
C'è un'aura di gelo
sulla cresta dei monti
ancora più alti, placidi, silenti.
Indifferenti.

Mi piove addosso la luce sintetica dei lampioni
che attenderanno un altro giorno in piedi
quando la mia coscienza sarà già evaporata.
Passando da un'alba all'altra,
da una luce ad un bagliore
mi vien da chiudermi dietro
la porta di questo giorno.

Mi si storpia davanti un futuro
di stanze bianche, gelate, alcune vuote
e i miei passi, ora proiettati nel nulla,
riempiono un corridoio di infinite porte.
C'è un'ansia crescente
per gli usci che alle mie spalle si serrano.
Troppe speranze abitano la prossima stanza.
Troppe la precedente.

Sarà forse così, sempre più così
questo mio passeggio?
Forse la vita finisce con la curiosità.

Universo - Agosto 2004 - Novembre 2004

[indice]

Amarsi semplifica l'universo.
Sciolgo le vele, raccolgo la cima tagliata di un'ancora adagiata sul fondo.
Parto.
Il mare prima era una tavola immensa
Sulla quale far scivolare le nostre vite come sul biliardo.
Buca.
Navigo in 4 dimensioni, Ulisse dello spazio e del tempo
Ritorno ad una sconosciuta Penelope.
Il mondo è grande, il tempo è di gomma, dove sei, Penelope,
Dove.
In quale epoca sei stata, in quale luogo a me irraggiungibile.
Quante isole segnate sulla mia mappa, quanti scogli nascosti
Come siluri a squarciare lo scafo.
Eppure io ti ho già trovata,
navigando nel caso delle 4 dimensioni.
O forse eri Circe.
So che esisti, che la mia isola è fatta di terra,
che quella terra è la mia Patria.
Facile allora dimenticare le dimensioni del viaggio,
la sua natura, il suo centro
Il suo arrivo.
In balia di onde quiete lasci la barca per toccare con mano
quel che non puoi toccare, se non sei fatto per trovare.
Sei solo
In un universo parallelo.

Scale mobili

[indice]

Una nonna col bimbo
al parco.
L'alba in un occhio
il tramonto nell'altro.

La parabola dell'Astro
è una nostra illusione,
dato che quel che non c'è non esiste,
di notte dimentichiamo pure il sole.

Ho visto una persona salire le scale.
Ho visto due persone scendere le scale.
Non ho visto altri più.

Mentre c'è chi racconta parabole
dove la vita è fatta a scale.
C'è chi scende e c'è chi sale.
O ellissi che descrivono la vita.
Come una ruota.

Nonna, cosa mi racconti oggi?
Nonna?

Roma

[indice]

Tu non ricordi Roma
L'ho rivista passare distratta
Con i suoi occhi sudati di inizio settembre
Che ti cancellano la voglia di scherzare
Il pensiero che ci sia qualcosa di importante
A cui tornare.
Se le sue eterne rovine vorranno aspettare
Un'altra rovina potranno contare tra loro
Eterna anch'essa suo malgrado
Anch'essa figlia in qualche modo di Roma
Attaccata alle sue infinite mammelle
alle notti di transito
tra le sue braccia di prostituta che ti aspetta,
alle mani unite
tra gli aghi dei suoi pini.

Lei che non ti da un attimo di tregua
Che ti ricorda sempre dove sei e ti chiede dove stai andando
Anima così persa, così piccola, che non si sa come fa a vederti.
Nonostante tutto.

La forza con cui occhi di marmo mi chiedono di te
la debolezza di un sospiro
in risposta.

Scende la sera a commuovermi,
scivola nell'orecchio un canto di solitudine
una moltitudine di soli,
potrebbe illuminare infiniti tramonti.
Il cielo invece si spegne.

Parole d'odio verso il mio Amore

[indice]

Le tue foto in cui mi abbracci
I mille dolci sorrisi d'amore
Saranno frecce avvelenate che instillano odio.

L'amore mio è chiuso in gabbia
Da una sconosciuta sotto mentite spoglie
Che ritaglia una sagoma sempre più stretta
Per mascherarmi da pagliaccio
Che cinge non più le braccia al collo ma alla vita
Stringendo, si che la vita sia soffocata
Che mesce acqua e fango
Per dimenticare il sapore del vino.

Alzo gli scudi contro queste ed altre infinite frecce,
come una volta promisi a me stesso di difendere questo amore
da chiunque
ora rinnovo la promessa scoprendoti nemico
freddo, implacabile e falso.
Alzerò la spada, ma fenderò solo l'aria della sconfitta,
tu sarai lontana, dietro foglia di fico o di ulivo.

Odiare, trasformare la passione errabonda e accecata
coltivare la piantina nel concime dell'abbandono
per riuscire a cogliere domani i tuoi freddi frutti dell'indifferenza.

Un gatto a Cittàducale

[indice]

Ho visto un gatto
grigio
rasentare un muro di una casa
gialla
una pietra con segni di un tempo remoto
e poi...
pure là ho trovato che mancavi.

Addio

[indice]

Gocce bianche
fredde
dalla punta delle tue mani.
Mi cadono negli occhi, mi accecano.
Un universo è dimenticato
un universo viene abortito.

Così comincia una lunga corsa
al di là della nebbia
e lascio la nebbia per il fumo.

Se almeno fosse il piano di un criminale...
ma è solo la tua inconsapevolezza,
una tenera colpevolezza per un subdolo delitto.

Quale pace mi dona la dignità del silenzio
e che vergogna invece l'abbandono
al quale mi abbandono.

Ancora sale la voglia di crederti
ma non vorrei più
sentirmi in bocca il rigurgito mentale
di un pasto troppo bello.

Sono padre di un innocente
non più accettato, non più capito.
Per salvarlo lo affido al destino.
Non a uno Spedale Fiorentino
ma a una parola fredda come la lama
chiusa come una porta
metto in braccio il mio Amore.

Addio.

Barboni alla stazione- 22/09/2003

[indice]

Nell'abbraccio di una coperta
il sipario
e dietro, al di là dei nostri sguardi
la vita.
Dai buchi nei pantaloni
come occhi
albeggia un crepuscolo
ignorato a forza d'abitudine
dalla bieca luce fredda
neon di esistenza normale.

Le porte di un altro treno
si chiudono.
Piedi rognosi
già immobili
si fermano.
Passeggia la notte ormai per le strade.
Sono quasi arrivato nella mia convenzione
dimora stamberga
calda illusione.
Sono salvo,
ma tendo ancora l'orecchio
ai silenzi di coloro che viaggiano
senza partenza,
sotto l'abbraccio della coperta.

Ricerca Siderale - 2002

[indice]

Amori interplanetari
seguono parole con traiettorie indescrivibili,
sono anime ancora vaganti
di nomadi defunti.
Nello spazio
e nella infinita precisione del tempo
scivolano dietro attimi definiti
da sole e luna,
e nei colori della notte
divini chiaroscuri
da mille ultrasensoriali percezioni.
Digitali incomprensioni talvolta
mutano la forma dei pensieri
si che la sua immagine sia ancora qui
ma la sua luce provenga da Giove.

Non trova adeguata dimensione
in un sistema solare
un amore nato
per sussurrarsi in un orecchio.

Cosa e' un abbraccio dentro quest'astrazione
coordinata di uno spazio infinito?
E' sempre più vera la voglia di verità
ma gli ostacoli che si frappongono
che vedo e che tocco
sono le allucinazioni della solitudine
e del buio.

Quant'era bello quando ci si amava sul medesimo pianeta.

Parte prima

[indice]

Il giorno che ti perderò - 15/06/2000

[indice]

Le mute spire del dolore
s'avvinghiano e stringono
s'inarca lo sconcerto
come frusta che scocca
su un ventre piatto... che ansima piano.
Odo spari in lontananza
e dal mondo crepiti di tragedie e grida
mi tappano il naso
che io non senta più l'olezzo,
il forte richiamo della vita sincera
negli alberi si rinnova.
"Dimmi, allora cosa ti pare impossibile
ed io lo farò!"
sembra di udire nello strascico delle notizie
che un velo di aceto stendono sulla bocca.

Non tolgo e non metto, più nulla,
nella macchina fantastica che sto costruendo.
La macchina che appare e scompare
ombra di una nuvola di luglio
su quel gran campo in salita
che digrada ad ovest verso il ruscello.
Scopro la macchina e la trovo già pronta.
... non serve altro dolore...
ma quanto m'attende oltre la stanza
quale pesante coltrone mi porge?

Ho smesso di chiedere perché il caso è casuale...
se lo sapessimo, sapremmo tutte le cose
che per caso non accadranno mai.
Ma quelle noi le chiamiamo sogni o tutt'al più incubi.
... da quegli incubi pensiamo di fuggire
e nel binario sbagliato finiamo, ma si badi
non per scelta nostra.
Si cali il sipario allora, sulla sfortuna
che l'inverno è precoce a volte
e stronca i virgulti a giugno.

Amore mio, il mio limite è pensare
il mio asintoto è il conoscere.
E' una serie illimitata di me che ti cerca
ognuno la stessa faccia e mai la stessa.
Mi hai insegnato a volare sopra i piccoli sconforti
oh, corro e salto oltre le odiose viltà,
ma quello che m'ha portato a te
un giorno me ne separerà
e quel giorno sarò io
io
dentro una sfera foderata di argento
l'immagine assoluta di me stesso.
Il destino, mia verde collina, è un ragioniere
e conosce la sua materia
i suoi crediti e i suoi debiti.
Dio forse è un bancario
che prende in custodia il dolore
portandotene i frutti.

Il giorno che ti perderò
saprò essere grato a Colui che tramite te
m'ha insegnato a sperare?
Ho freddo... ho paura...
Forse è solo polvere sul tavolo...

La fuori uno sparo, nel frattempo, sconvolge una vita
ma è solamente uno sparo...
Quella vita, si sa, finiva così...

28/05/2000 - 28/05/2000

[indice]

Seduto
a bordo di un'utopia
simbolo.
Cavalco
le stagioni passate e future
immagino
di trovarti
in fondo ad un viale
una chitarra al collo
un sorriso sulle spalle.

E dalle tendine cremisi
sifone tra luce e musica
una comune speranza
trappia nell'essere.
S'attarda un paesaggio
che forse ha trent'anni di troppo
e fuori dal finestrino
non segue le nostre accelerate
ci supera al nostro frenare.
Ma si viaggia solo per non morire
e si canta solo per vivere.
Del resto ci importa quando piangono i bambini.
Ma realmente dove sei?
Tu sai quante persone
di fianco guidando ho ascoltato
e dallo specchietto tutte il tuo volto
sorridente mostravano.
E certe volte
da dietro una curva
è sbucato un me stesso
in pieno l'ho sempre colpito
e mai mi sono fermato,
che te poco più avanti aspettavi
e nell'abbracciarti piccoli ostacoli
apparvero montagne
che dal mezzo paradossalmente spostavi.
Ricorsivamente ritorna questa nostra storia
come per il "sor Intento", che dei nonni è già ricordo.
E se ogni tanto ritto rimango
un volante impugnando
tutti i miei Io mi osservano
che muti non si riconoscono
nell'ilare folle ch'è tornato a sperare
ride e canta e parla,
davvero pensa con te di viaggiare.

La camera di Giulia - 25/05/2000

[indice]

Indugia la voce come il sole alla sera
sull'orizzonte
s'attarda e riluce
sembra risalire (una speranza) ma svanisce.
Una radio ignorata
osserva il riflesso
dalla finestra socchiusa
e canta, oltre la lieve tenda
che d'opaco tinge la stanza
un amore come un altro.
E' inutile che la sera finisca
in uno strepito d'uccelli!
E così la sera non finì...

Rimase sospeso nell'attimo di quiete.
Aveva i bordi ora sfuggenti
indefiniti e ovunque sfiorasse
nulla toccava.
Aveva un volto e un corpo
ma non se ne curava
se non diagonalmente nel tempo.
Una mano gli pendeva a massaggiare la terra
l'altra afferrava aria e attorno ciuffi di brezza
s'avvolgevano caldo-morbidi.
Di quali colori l'occhio è tavolozza!
Ed il cielo la tela.
Su quel cielo scrisse il nome
poi...
... lasciò scattare il meccanismo
e segmentato nella sua musica
fece ritorno a casa.
Sul comò
sotto il solito cielo frazionato.
Accanto la finestra socchiusa.
Su quel ripiano
dove tutte le radio erano adagiate...
... rivolte al muro parlando.
Senza ascoltare.

No, aveva visto la Sera, e non era più fatta per parlare.

Scoprì dentro di sé l'immenso.

[indice]

La vastità delle sue nuove dimensioni acustiche
lo impressionò.
E cinse d'insieme giorno notte aspre montagne forre deserti spiagge erba maiali aquile fantasmi future realtà realtà futuribili...
d'improvviso raggiunse anche Lei
una strana modulazione di frequenza.
Allora smise anche d'ascoltare ed iniziò a pensare.
A pensare con Lei.

Così si dice nascano i pensieri della gente
quelli che accade di pensare
alla sera, nell'inerte fortuna di una passeggiata,
strani
s'avvertono nell'etere
gli amori delle radio.

Nella palude - 14/05/2000 ore 3.40

[indice]

Sul grigiazzurro melmoso
della palude
sembra danzare la cicogna.

Un soffice sole tra le canne
una brezza, sciacqua appena le rade foglie.
e aridi rami di vita pendula sono carichi.

Una ne cade staccandosi
s'appiglia per attimi eterni
per brevi rapidi istanti
allo zefolo umido
saltando ostacoli invisibili
avvitandosi nel nulla
nel lungo grave sibilo
del tempo
cade nell'ignoranza dell'universo
in un immobile specchio\
all'immagine di sé stessa
si fonde
per docili geometriche increspature
nell'ordinario vivere
della palude.

E l'uccello dal fine becco
sembra impegnato
in una ricerca.
Ad un tratto esita
come stupito dalla perfetta
immobilità.

Non vi sono canti
no, né fiori.
Una rana strepita da un cespuglio
sotto un albero contorto
un muto dolore
una tacita rassegnazione
alla saggezza della stupidità.
Il cielo si fa sempre più scuro
si può vedere il giorno sparire
lungo i confini dei nostri occhi
nascere una tenue bianca luna
immacolare i riflessi
come fosse la cosa più normale.
E sotto il sottile varco
il confine invisibile
un mondo visitato
da turbini di creature
guizzare argentate.

E l'esploratore delle notti stellate
sulle sue slanciate zampe sembra non capire
e immerge di tanto in tanto la testa:
c'è chi dice cerchi un pasto
oppure sia curioso dei lampi che nell'acqua gli sfiorano la pelle
o anche stia sempre e solo danzando...
chissà se sta solo corteggiando
la sua ombra.

Dolore, impotente dolore - 30/04/2000

[indice]

Prigioniero nell'eco
di una foiba
bolla d'ossigeno
in un mare di granito
l'orizzonte si riduce a 2 punti
traversati da un nervo bruciato
di netto reciso
che le tempie continua a cingere
braccia
mani
piedi
il volto inchiodare.

L'apprendista aruspice - 28/04/2000

[indice]

"... e nelle occasioni più disperate, schiere di sacerdoti si scagliarono tra i nemici, armati di serpenti e di torce accese."

Una spada
arcangiolesca apocalisse
per l'incubo dell'oscuro
squarcia il velo del Tempio
che di notte a volte
custodisce l'essenza
di pensieri soprannaturali
o immondi
capaci di far precipitare i cieli sopra le case
e i fiumi dall'alveo
invadere la campagna
nel giorno di Festa.

E' così che si incrina lo specchio
che più non mostra ciò che sono
e faccio
ma non importa
che la cornice.
Un boato sordo. E il silenzio crepitante di attesa che ne consegue.

Una religione ch'è quasi magia
e una vestale
che mi inebria di sorriso e incensi
di leggenda e profezie
mi mostra i segni
e i segni della mia caduta nell'abisso della non-coscienza
nascosti (?) con cura
lei che vola
con bianche mani che scuotono
sento di colpo vento e mare
e di questi ogni anfratto
colpito-bagnato,
e uccelli e fulmini simbolicamente disegnarsi
cambiare direzione nei granelli di sabbia e nelle gocce
che cadono urtando
me stesso vittima sacrificale e sacrificatore
che entrambi lei vuol salvare
conducendoli alla conoscenza
in una "vita nuova".
...
Il tempio è ora luminoso
oh, la dea s'è fatta luce del giorno...
perché nei rari momenti della sue eclissi
io capisca come trovare il potere
di spostare l'astro che l'oscura.
Ma di nuovo sono tentato
terribilmente
di leggere, nelle mie interiora
il destino e un nostro futuro
ma allora né l'uno né l'altro
incontrerei più.
Rotto avrei il patto.

E glabro d'apatiche movenze dunque rimango
e della vita e dell'amore odo lo scherno festoso
alla mia imperizia.
ma salvo, ancora una volta
esco dal tempio
di me stesso.

L'Ade - 08/04/2000 - (in una piccola serata)

[indice]

Oh, quanto caro purtroppo mi è quell'astratto misterioso confine
sa cui tento di fuggire
come aria in una bolla!
un luminoso baratro sempre disponibile alla mia resa
poi pertugio solitario,
dove quando l'anima arriva
ti lascia
e solo un corpo rimane
vuoto nel buio.
In quell'angusto deserto che sa attendere
io so già adesso quale supplizio mi aspetta.
La materia là si fa ombra
nelle tempeste di polvere, che coprono i templi
tu scompariresti
invulnerabile a qualsiasi abbraccio
alta sopra i miei piedi di ghisa e le mie labbra di sale.

Lontana, da ciò che non ti merita.

Poi vedrei apparire un gorgo, e come un gigantesco Maelstrom
un urlo levarsi a distruggere il silenzio costruito in me.
Nuotare follemente per salvarmi, per salvarti.

Una fuga in tondo... forse solo questo.

In fondo, dice il suono del vento della Ragione,
la fredda ragione che strappa alle cime più alte l'essenza gelida
e ti precipita giù dai fili
su cui correvi equilibrista,
ma in fondo
questo sarà comunque.
Solo lo spazio di alcune unità temporali
ti separa dal tuo allucinato risveglio.
Sarà ricordo e rimpianto,
sarà un volto scolpito su pietra serena,
ancora rassegnazione e ritorno
mio Marco Polo, dai luoghi dove s'alza il Sole.
E nel ritorno avrai l'ombra sempre davanti
l'ombra di un impotente destino.

E io muto... no... si.

E' una nuova dimensione quella che aggiungi al mio universo.
Quello vecchio già m'appare piatto.
Un piatto limitato inferno da attraversare.
Forse io, forse tu, forse il tempo...
forse la Ragione è nel giusto
in quel nuovo inferno, finirò per tornare.
Senza te.
Finirò per costringermi a dimenticare.

Ma stasera ho ancora un sorriso indefinito
stretto tra il mio viso e il cuscino.
Silenzioso, enigmatico, digitalizzato.

... In quanti deserti rischiamo di perderci.
In quanti vaghiamo in deserti angoscianti.
Ma il Deserto è unico. E ci può contenere tutti.
E' infinitesimo, che pensiamo di essere soli.
E' infinito, e ne conosciamo ogni granello.

Sogno un giorno di capire perché ho creato tutto questo
perché mi sono improvvisato Dio di un nuovo terribile Eden,
perché consapevolmente rinnovo tutto ciò
ogni volta
in nuove mostruose forme.

E perché qualcuno ha il potere di salvarti.
salutandoti al mattino.

Se così ti perderò
che anche le mie membra si perdano
nell'orgia sanguinaria delle Baccanti.
Che la mia anima scivoli nell'Ebro
E nel mare del domani.
Forse una nuova isola verrà.

Ma intanto vengo a cercarti di nuovo.

Orfeo ed Euridice - 07/04/2000

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Ho paura
dell'abitudine e dell'Inedia indifferente
al candido stupore
in cui la sua voce binaria
riesce a calarmi...
un'eco profonda
in una grotta di ragnatele
due piccoli ragni chissà dove.

La sua istantanea figura
e panico e gioia
incognita di chissà quale grado
frattale disperso
nel caos matematico della percezione...

mi è sempre dinnanzi
e ho paura
perché un occhio ha bisogno dell'altro...
una gioconda digitale mi segue con lo sguardo
mi parla
ma ho paura di non sentirla più
ché la mente si stanca presto
di credere al vincolo dell'esistenza.
E il dubbio della realtà sgretola il sogno.
Un cuore sempre più stretto
dove perdere il rimbombo.
E la meschinità ributta germogli
anche nei prati del meraviglioso\
col tempo.

Ho frugato nelle tasche di Dio
e ne ho tratto uno splendido desiderio
un nuovo grande sogno.
ma nel ritirare la mano
un pugno di vetri
puzzle di specchi in frantumi.
Ho paura
di ferirmi
e di ferirti
con il riflesso di qualche mia immagine
distorta
scomposta in infiniti pixel...
e se la nuova immagine fosse solo una simmetrica copia?
E se nulla fosse davvero cambiato...
... fosse solo mutata l'entità che mi rapisce...
questa Primavera...

ho paura di perderti nell'Ade
voltarmi troppo presto
e vedere
nuovamente
solo me stesso.

Passaggio Asintotico - 23/03/2000 ore 20.26

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Un treno
convergente all'infinito
con i miei pensieri
rallenta e d'improvviso frena
e sui dettagli allora, sono forzato
a perdermi
e non più in lampi di luce
mi scorre davanti un Qualcosa confuso,
no, non gli posso sfuggire
così facilmente.

Una fredda mano m'avvolge
da dietro risale
e forse m'accarezza e non so
se sorridere o chiudermi
davanti a Lei.
Lei che mi conosce bene,
Lei che mi aiuta.
Lei col volto coperto.

E se il tempo fosse un treno
allora capirei
perché attraverso il finestrino
ho visto tutta una vita
in un secondo.
Ho smontato il solido futuro
il tanti piani paralleli
tra cui saltare in mezzo ai quali
solo il vuoto.

Ma il treno è solo un pensiero
(forse neppure quello
il treno è un istintivo sogno
in fuga da me)
e riparte presto
con te a bordo
convergente
all'infinito.
Un fischio,
morendo mi sveglia
e mi rimanda già
a ciò che è passato.

Inedia Serale - 12/03/2000

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Ho la mente sgombra,
è vuota di te.

L'ossigeno,
corrosivo agente vitale
inonda, intacca e crolla
le pareti dell'incertezza.
La trottola gira...e girare vorrebbe...
...sempre...sempre più piano....invece.

Nessun nervo porta contatto
nessun neurone serve la Rete.

Sillabe, vocali...
si susseguono in codice,
mistero e fredda curiosità,
magari perfezione incomprensibile,
si trema all'udire nuove articolazioni sonore
che abbracciano il fumo alla ragione
e di tutto questo non rimane che tempo.
Un silenzio insensibile.

Bianca falena
voli sopra di me
nel buio più fitto
nel nero e nel blu
della notte
s'offende il pensiero
che non è pensato
e spazia altrove
e fugge
in nuovi cervelli,
ad accendere candele.
Ad appiccare incendi.
A costruire distruzione.

E vola la farfalla.
Vola via, silente com'è arrivata.
Forse già matura
forse ancora crisalide.
Forse...
Qualche nuova luce
l'aspetta.
A me nulla appartiene
eppure lei se ne va
lasciandomi
un vuoto.
Buio
vuoto di te.
Scarno
spento
lampione di periferia,
che aspetta...

Passeggiata - 29/02/2000

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Soffice, marmoreo argento
dipinto di scaglie
chiazzate di luna,
si svolge sommesso un fine tappeto
al di là
dell'eterna litania
un'eterna processione.
Appena foschia
è sera
sulla piccola anonima onda
che arriva
sussurra un messaggio
si disperde...
un sorriso umido rimane un pò
sulla sabbia.

Il mare è in pace con me stasera.

Ma le barche che sembrano non pensare
al buio
sopra e sotto
annuiscono e mi guardano
passare.
Poi lentamente s'addormentano
d'un sonno di legno
come il sentimento,
di plastica la ragione.

... e chiudersi, come il granchio
vivere tra quegli scogli laggiù. Quante volte
quante vite ho speso così
senza riuscire a capire
il mio limite
se terra o acqua,
coscienza ed istinto.

Ma come non vivere nuove scelte?
Ci ho provato a determinare una posizione finale, riparata,
a recintarmi, ad affondarmi in porti e baie solitarie.
Nella risacca e un'unica marea.
Ma le mareggiate mi hanno riportato al largo.
Se un'altra emozione è vita, la vita è solo un'emozione
se ogni bacio che dà il mare la terra non coglie.
E viceversa.
Ho cercato di separare i due amanti, ma il vuoto tra loro
da qualcosa deve essere riempito,
e quel vuoto m'ha fatto paura.

Ho chiesto al mare, mai più burrasche
ma nella bonaccia ho languito
soffiando tempo, nelle mie vele.
E percorso da brividi nella tempesta
ho chiesto solo un attimo di tregua
ché potessi prendere fiato.

... così mi volto, ti vedo e ti guardo negli occhi
Gli occhi e nient'altro contano
in una passeggiata sul mare.
Già.
Nell'acqua stiamo avanzando
e la terra è già lontana
per un attimo.
Così per stasera
ho scelto la dimensione da attraversare
e navigo
senza chiedermi
cosa mi spinge.
Solo quegli occhi ho da seguire
quel faro che di lontano brilla
a cui ogni orizzonte appartiene.

Nella passeggiata, non sono più solo.

E i tuoi passi che sfiorano l'acqua
non lasciano impronte
ma infinite piccole onde
circolari
viaggiano verso altre spiagge.
Con nuovi messaggi da sussurrare.

21/02/2000 - 21/02/2000

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Ho coperto di cenere e margherite
il salone del cuore
dove un'eco
(lontana o vicina)
andava e veniva.
Come tutti del resto
domande irrisolte
risposte han sepolto.
Ma le pagine del Libro Infinito,
già dell'onirica Finzione,
si dividono
sempre a metà,
in ognuna mi fanno leggere
nuove cose di me,
poi ancora a metà si ripiegano.
Entrano in illimitata ricorsione.
Ho scorso già molte pagine.
Molte Bianche.
E tra queste qualche schizzo o lacrima, non so.
Nulla più di un anonimo candore
velava le mie giornate.
Adesso...
tu mi insegni a scrivere di nuovo,
non leggo più, adesso
lo farà qualcun altro.
Ora
mi lasci nel freddo
e finalmente freddo
sento davvero.
E mi togli la vista
così posso ancora vedere Nuove Cose.

...Alla sensibilità ho offerto un dolce pugnale
per colpirmi e finirmi ancora una volta,
lo so di già,
sarà un'altra vita
all'incontro con gli specchi d'acciaio
che l'ombra non riflettono.

Ma il Portone Del Vento di Marzo
hai voluto smurare.
Quanta aria, torna nel salone del cuore.

Senza Titolo - 15/02/2000

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Non so cosa darti
perché non immagino che toglierti.
Sei voce di vento
tra dune in movimento.
Un deserto prigione del corpo
ma viaggia la mente
a ricostruire le città
che furono demolite,
e alberi e frescura.
Torna, Arianna, nel dedalo,
lasciami seguire il filo...
scelgo oppure cado
librandomi su di una luna senza notte
che storta sorride.
E di lassù comprendere la vasta vallata
che forse tu forse io
abbiamo creato, scorrendo.
Forse invece è sempre stata,
chiamata diversamente.
Oh, sorriso senza volto
immagino un'altra storia
senza titolo.

Sulla riva dell'Amur (Heilong Jiang) - 07/02/2000

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Sulla foschia traversata da onde ultraviolette di varia frequenza
veleggia la mente
sollecitata da un corpo in movimento.
Naviga in acque dense e fitte.

Ecco finalmente una baia cristallina
dove il vento del mattino spazza la costa
i luoghi definiti adesso nella forma
con colori emergenti dal diffuso biancore
rientrano nel dolce porto del ricordo.
Io non mi soffermo con loro.
proseguo con lo sguardo
ed un vecchio dal passo lento mi si affianca.
A cosa pensano i vecchi, adesso che hanno tempo ma forse non voglia
di pensare?
Il lento è sorpassato presto dal giovane passo di ragazza
che avvolta in un turbine di sciarpe
ci seguiva entrambi.
Solo gli occhi le ho visto,
occhi di donna dietro un chador,
gli occhi di un'anima.
Un'anima giovane che sta pensando.
Sopra me zifola un uccellino
ma più nessuno ormai
ne intende il canto.
Dall'altra parte
un altro mondo.