Poesie - Lampioni

Lampioni

di Claudio Tortorelli

Arezzo

Pubblicato il 1997 - Ultima revisione il 08/12/2020 - Revisione n. 2

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Indice

Lampioni
   Terremoto - 27/09/1997
   Discorsi sul tempo - 04/09/1997
   Anni '70 - 04/09/1997
   Fantarealtà in Sol - 03/09/1997
   27/08/1997 - 27/08/1997
   21/08/1997 - 21/08/1997
   28/07/1997 - 28/07/1997
   52 - 26/07/1997
   21/07/1997 - 21/07/1997
   The al Mattino - 21/07/1997
   La fine - 13/07/1997
   Sole sul Sale - Puglia - 08/07/1997
   Nudo d'autore (sconosciuto) - 30/06/1997
   Trance - 25/06/1997
   Prima di una vita - 24/06/1997
   07/06/1997 - 07/06/1997
   01/06/1997 - 01/06/1997
   22/05/1997- 22/05/1997
   20/05/1997 - 20/05/1997
   18/05/1997 - 18/05/1997
Bottiglie galleggianti (12/5/97 - 14/6/97)
   Epistola 1
   Epistola 2
   Epistola 3
   Epistola 4


Lampioni

[indice]

Terremoto - 27/09/1997

[indice]

Il muro crolla
la terra
la terra
non regge
nulla.
Siamo paglia.
I luoghi le immagini,
le vite i progetti,
sono perduti.
Delirio di onnipotenza
pensare al futuro.
Perdiamo anche il nostro
ieri,
e io non servo
non sono già
più
mai
lo stesso.

La terra,
la terra
ancora.
Il cielo estraneo e insolente
sereno rovina
grave
sugli occhi.
E polvere e lamenti
di esseri inconsapevolmente animati
da uno sputo di vita
ora soli e disperati
inanimati
senza ieri né oggi
ed un triste freddo
domani.

Inutile stringere i pugni
sui propri ricordi,
l'umano orgoglio stracciato,
una furia anonima
senza volto né causa
segna le mani
di sangue.
Inutile stringersi gli uni agli altri
inutile, inutile
umano e fatale.
"Perché il caso e il destino"
?!
si leva un coro
che sale a chi non sembra ascoltare
qui le macerie
già rispondono duramente
troppo
per accettare
che il caso sia il Caos plasmato
per l'uomo chiamato
destino.

Riassunto di una stupefatta
desolazione.
Piegati i ginocchi
di noi deliranti.
Siamo grano
di innumerevoli campi
tra infiniti mulini.

Discorsi sul tempo - 04/09/1997

[indice]

Casco dai tuoi discorsi
nel mio sentiero passato e futuro
il presente mi sta vicino.
Mi chiedi del sentimento
della sua purezza
della sua rarità.
Dell'amore anche mi chiedi un'opinione.
Io invece pendolo
tra due convinzioni
opposte.
Conosci già la risposta
o sei la mia dantesca Beatrice?
Cammino di fianco ad un bivio.
Sorrido e navigando tra parole di gomma
svengo nella corrente..
Un ragazzo che una volta conoscevo
in uno dei suoi infiniti istanti
affiora dalle tue labbra,
che lo hanno sfiorato.
Perché non bercio
come chi sta per essere diviso
dalle cose più care,
stanco comunque di palleggiare
in verticale il suo macigno?
Invece mi chiedo cosa sono.
Ma la risposta è sempre più stupida della domanda.
Uno che ha lasciato i bonus
per arrivare al mostro di fine livello?
Uno che si chiederà sempre
se quello che dicono le canzoni d'amore è vero?
Uno che rimpiangerà le eredità
mai seminate,
i troppi sogni, la fantasia?
Uno solo. Uno e basta. Uno e mezzo.
Sono di già il mio futuro.
E siamo già alla prima panchina, seduti.
Mentre tu mi parli seccata di cose che non ho
potuto vedere malgrado la mia fortuna,
limitato nei sensi
e cresciuto nella mente.
Gioia=accontentarsi+pazienza+fortuna
non regge come mio alibi
Io giudice avvocato e imputato
cento volte al giorno
in tribunale si dibatte su cose perse
non riscosse.
Un bacio passivo
mi ci vorrebbe sta' grazia
sto' colpo di grazia
mentre il sole precipita
insanguinato
dietro la tua testa e il mio alterego futuro
è scolpito, sbozzato e modificato
senza tregua
sempre più finito
sempre più immutabile
sempre più vicino.

Anni '70 - 04/09/1997

[indice]

Canzoni anni '70
scivolano la notte
una piccola frequenza
li capta
locale e lontana.
Disperazione e passione
scivolano la notte
su di un letto troppo giovane
per l'estate
commosso e estraneo.
Amore, chitarre estati diverse
esistite anche loro
rigano un cuore
che vorrebbe sanguinare
ma non ha e non è
tempo.
Perché.

Fantarealtà in Sol - 03/09/1997

[indice]

Soffia sale
su un nuovo crepuscolo,
muore il giorno e l'estate
si chiudono le persiane
nuovamente la sera.
Tra le mani una radio
che canta un sogno in fm
inglese
batte un ritmo lontano
dal clima di strada
qua sotto.
Una saracinesca.
Come non pensarti
me lo insegnò un muro
ma su questo ti proietti
già donna
sbiadita.
"E t'ho voluto bene
ma non te l'ho detto mai
sono stato un bischero
sarebbe forse stato diverso
ma io sono così
e te rispecchi un lato fresco e bello
di me
che non conosco ancora
ti chiedo solo di non dimenticarmi
io non ti dimenticherò
domani saremo lontani
ma continuerò a pensarti."
Un klakson.
E sono già fuori da quel presente ideale
ma triste
eroicomica d'amore, giovane.
Una soffiata di naso
e un colpo di tosse
e domani devo ricordarmi di
"Ciao, com'è?
Ti ricordi di quando eravamo
di quando dicevi
e lo sai che fine ha fatto
io invece sempre al solito
nulla è cambiato e conosco ora il mio domani
io ti volevo dire che,
inutile rattristarci se si vive per ridere
delle tristezze
fatti viva qualche volta,
ah, e saluta tuo marito."

27/08/1997 - 27/08/1997

[indice]

La schiuma
che nelle notti idrofobe
trasforma anime licantrope
per qualche istante
in materia cosciente
colando dalla luna
mi raggiunge sul prato.
Contamina
questo crepuscolo
appena terminato,
già freddo.
L'anno e la vita
ti accorgi finiscono
in un momento
in ogni momento.

Due amici e una festa paesana
aroma di lampione tra le siepi
e qualche mazurka
che sa sempre di finto vivere
prossimo notturno futuro
che questo luogo
ormai solitario,
affronterà.

L'esistenza non offre nulla all'immobile.
Sta a noi ruotare attorno al nulla
tanti elettroni circondano un nucleo
ma dove trovare l'energia per liberarsi?
Il flash presente
sgretola intanto
un'altra
fenice mai bruciata.

E vivere finalmente soddisfatti
e assieme consapevoli della propria soddisfazione
tra tempo e tenebre,
troppo bene e poco male
abbandonati fiduciosamente
tra una Scilla cieca e un Cariddi inesistente,
ancora una volta sotto i piedi
della speranza, dell'Amore.

La schiuma di luna
creata per questo
piove languida sull'occhio
e scivola eterea
tra il cuore e la scapola
accende di nuovo il Tormento.

21/08/1997 - 21/08/1997

[indice]

Cade cenere
dai lembi del mio vecchio abito
che sto consumando,
amore,
al fuoco lento del nulla
in cui mi è caduto,
macchiato ormai.
Giovani si è per sempre
ma ci sono istanti
che non lo sono mai stato.
Partendo da te
dalle tue coste, laghi e insenature
già diverse
dalla realtà, dal ricordo
fino alla vita che vivevo
adesso solo su un guanciale.
Devo soffiare la cappa
del nulla inerte
su me.
Non già sull'estate apaticamente
ibernante
la mia illusione è nata.
Sono morto una volta in più.
Nel nulla
sciacqui di parole
cozzano sulle sponde della mente
corrodendo fino a bucarla.
Un faro su un promontorio.
La scia di un gabbiano
blu
azzurro
grigio.
All'orizzonte il nulla
ed in mezzo una nave
salpata all'alba.
Controvento il sale
morde la faccia
quando un lampo
casuale
turba la cosmica armonia
del movimento marino.

28/07/1997 - 28/07/1997

[indice]

Generale da nord-est
ti sento cavalcare nuvole pesanti
un galoppo lontano e grave
immenso solenne, viola e blu
come la cenere che il vento non la porta
quando è bagnata.
Generale vieni e bagnami
senza onori militari.
Se sono un fallito
ce ne saranno i motivi
che comprendo con la ragione altrui.
Ma fallire non basta
a sentirsi fallito,
bisogna riuscire a metà
fermarsi sospesi, scivolando prossimi al traguardo
naturalmente miraggio illusorio del proprio mito di completezza.

Anonimo, ignavo, immobile, inetto.
Credevo alle possibilità del mio corpo
della mia mente e dei miei sentimenti.
Foscoliane illusioni estive.
Le possibilità non esistono
Venere nata del mare della teoria, dell'astrazione,
dell'ignoranza del tutto.

Tiro le reti
hai preso qualcosa anche oggi
e non hai quanto basta a placare la fame
un tormento sopravvivere
nella memoria domani,
ma non hai neppure il diritto di lamentarti:
c'è chi muore accanto a te.

Mummia svuotata, giochi di luce alla candela sciolta
sensazioni di movimento e apparente immobilità.
Ti offro il petto, gli occhi e il naso,
generale sparami, prendili e fanne un fantoccio
del tuo esercito di vento e acqua
che lotti ancora e avverta la terra prima e dopo la battaglia,
che abbia nuovi ordini e obbiettivi,
limiti.

52 - 26/07/1997

[indice]

Viaggio ancora
da solo
un mese dopo.
Arezzo d'estate
nel centro storico di Luglio
il giallo delle facciate.

Gialle ai lampioni gialli,
finzione
Passo sbilenco e mani in tasca.
Sguardo perduto nell'irrazionale.
Finestre aperte, luccicanti di tv
discorsi che rimbalzano cadendo dall'alveo familiare.

Finestre chiuse, polverose
su un'aria ormai vecchia da respirare.

Per strada turisti, barboni matti, stranieri, musicisti
come me.
Cani mi seguono un po' per i vicoli medioevali.
Mura massicce conservano squarci di mondo
e di tempo di vita.

Pieve, Piazza Grande, Borg'unto, il Corso Italia.

Cammino compiaciuto nel sogno d'estate,
scivolo lentamente come la notte dei grilli
ad altri pensieri.

Al passato recente, che mi ha codificato or ora l'essere
in un numero
vivere targato.
Fredda rugginosa, pratica necessaria,
sintetica etichetta.

Al futuro ed a te
che domani forse incontrerò per la prima o l'ultima volta
appuntamento
in cui forse parlerò dell'ennesimo errore.
Ricevimi adesso mia regina
alla corte delle 11 suonate.
Forse non crederai
ma ascolterai esperienze ancora vive
finché il corpo sarà ancora caldo.

21/07/1997 - 21/07/1997

[indice]

Scale nel buio
chi sa se sto scendendo
nel buio
mi abituo
a pensare diversamente,
che si può vivere
nel buio,
ferendosi
senza vedere sangue,
immaginandosi distaccati
il sole
sempre, sempre più
freddo.

The al Mattino - 21/07/1997

[indice]

Galleggiavo in una brocca
di vita bollente
e mi bastava.
Fluttuavo.
L'aroma da me partiva
e a me tornava.
Arricchito.
L'avere tanto sviscerato
finalmente sfiorato
un compenso di "lunghe fatiche".
Già la sera
una telefonata si beveva
le mie speranze
mutilava le mie legittime pretese
mortificava i miei sforzi.
Crollava il mito del futuro
perché il presente
forniva colonne troppo snelle, elastiche
per sostenere il passato.
In un attimo finiscono mondi
ipotetici.
Ci si appanna, deprime
senza colpevoli
solo realtà.
La realtà si beveva
la vita che mi stavo illudendo.

La fine - 13/07/1997

[indice]

Ho sognato
di essere a Berlino, con i miei,
si va lontano
la notte
E l'aria era
tesa, folle, fragile.
Di sera
ai piedi di una chiesa
là sotto la città
brulicante di luci.
Un mondo.
Nella penombra interna solo qualche sussurro
sgranato, monotono.
E la fine, che viene, consapevolmente.
Lontano, all'orizzonte
il bagliore, il tuono
immenso di un'esplosione nucleare.
Un'altra.
Panico e lacrime, la fine.
Mio padre guarda e commenta
parla di come l'uomo
per sua natura
inghiotta
se stesso
ogni tanto.
Ci stendiamo dentro
oppressi sul bianco e freddo marmo
pavimento di ghiaccio,
ad aspettare.
Ed ecco grida e follia, la fine.
Mi volto in faccia all'inferno
fuori la porta.
Solo un vento caldo
di cenere umana
vi entra.
All'esterno arancio, giallo, viola, rosso, troppo
Infine silenzio
senza grilli.
Usciamo in un nuovo mondo.
Né luci
ma solo lattinea e lontana
la luna.
Non uomini
ma esseri soli,
che ripartono dopo la fine.

Sole sul Sale - Puglia - 08/07/1997

[indice]

I) Avvertenze
Si viaggia per vari motivi. Vedere un luogo, una città o una cultura. Si viaggia anche per visitare se stessi,
sotto il sole, cocente del sud,
nel luglio caldo e arido,
accecante nell'immaginazione e nella realtà.
Sole prosciugatore degli umori illusori e virulenti
dell'inverno intimo e della primavera folle.

II) Trun-trun, trun-trun. Trun-trun, trun-trun...trun-trun, trun-trun....acciaio,
forgiato nel fuoco rovente
non ti squagli nel torrido pomeriggio
di una stazione di provincia.
Ti dilati ma non soffochi
e per questo ti isoli
5° elemento del panorama che arranca
e stacca la coscienza
per non sopportare oltre
il peso
di ore immobili
ardenti.
Paesaggio che diventa dal finestrino di un treno,
sempre più alieno,
nei tanti anfratti
e forme
che non percepisco
o comunque non ho il tempo di considerare
o comunque non conoscerò mai...
rotola lento
un occhio sul giornale di oggi
e una città, un albero, una baracca, un uomo
sconosciuti, ignoti mondi
se ne vanno da me.
Catrame, ribollire, tettoie, binari, folla, sole.
Sole
cose
che
rimangono.
Appiccicate alla memoria, pur non essendo mai divenute
protagoniste del viaggio.

III) Cri. Cri. Cri,cri,cri,cri-cri,cri-cri-cri.....cicale
tante,
nella stoppia secca, tra un sasso e l'altro
nata
sulla bassa, inesplorata e inespugnabile collina.
Apro lo sportello dell'auto
e mi bagno di aria
secca e calda, avvolgente.
Su di un monte un castello.
La piatta, alta, valle
una larga prigione pomeridiana dei sensi
una fuga inerte della mente,
saltando i bassi muretti di pietra
a secco
soffermandosi sotto gli olivi più grossi
a sfiorare la corteccia,
magari all'ombra di fichi.
Inesistente.
Poco lontano e molto lontano
ovunque
radi trulli
candidi.
Nulla si muove.
Immenso, affascinate, claustrofobico
sud interiore.
Da lontano, un mare
lame di luce riflessa a scaglie
azzurro contro celeste
bianco
un grido d'animale.
Alito caldo
emana la terra
e i campi gialli
di grano trebbiato.
Da chi?
Soli, no parola, rumore di sottofondo 0,4,
si va.
E tante strade di polvere
si diramano
verso aspetti dello stesso inconoscibile universo.
L'afa di Luglio.
Uccido un altro istante reale
troppo ideale,
addormentandomi nell'aria condizionata.

Nudo d'autore (sconosciuto) - 30/06/1997

[indice]

Nuda eri esile
filo di ragnatela
per una mente zanzara
in una notte di ragni
e di sogni.
Sorridevi mentre d'intorno
tutto sfocava
unica nota di realtà
nel coro armonico del nulla.
Ti alzi, ti vengo incontro, t'abbraccio
e mi fondo
nel nero di una notte.

Mattino, la luce secca il ricordo sull'asfalto caldo del cuscino.
Ma quando ti scorgo, per strada,
torna un sogno
da un viaggio lontano
e passa di striscio
sulla retina del cuore.
La mia mente cavalca ancora
nel limbo delle angosce e degli istinti,
sentimenti e pensieri selvaggi
ululano, procreano e s'uccidono,
senza equilibrio tra dolce e salato.
Un luogo nebbioso
lontano, infinitamente dal volto.
Mi cala comunque un sorriso sugli occhi
già stretti nei tuoi
che bel gioco!
La bocca si stacca e vola
anche lei
lontano da me.
In un momento ti perdo
in una settimana ti cerco
per una vita ti sogno.
Nuda sei
sotto metri di bende.
E nudo, quando mi lasci,
fuori rimango.

Trance - 25/06/1997

[indice]

Tra il mistico
e il traumatico
nel lager della coscienza
si attende
che il tempo ci avvolga
inerte
portando piombo o piume.

Prima di una vita - 24/06/1997

[indice]

Ci sono notti diverse
notti fredde, da stare sotto le coperte
e notti calde, da rientrare tardi
ascoltando
la città che dorme.
Ci sono notti che sogni
e ci sono notti che realizzi,
amare, non solo l'ombra
che scivola astratta tra il letto e il soffitto.
Notti che ti arricchiscono
più di 100 giorni di sole
notti di paura,
diverse,
notti che domani è un altro giorno.
Notti di ricordi e da ricordare,
legate all'intimità della stanza socchiusa al mondo,
solo davanti alla vita.
Notti che vorresti fosse già giorno
altre che vorresti non finissero mai.
E tutte le notti, corrono, perché non esistono
già più la mattina.
Ci sono notti
che domani è un'altra vita.

07/06/1997 - 07/06/1997

[indice]

Giugno sparso
nei colli verdi
sopra Firenze.
Campane di ferro
scintillano suonando
nella torre
bassa, tozza
della Pieve.
Sotto il sole,
un giorno di festa,
di parenti sorridenti,
di babbi e mamme,
bei vestiti già sporchi,
pallone e urla,
scelte obbligate,
di giorni di cielo.
Domenica in Chiesa
la messa naufraga
nei lampi dei flash
del pomeriggio incredibile
che verrà.
Poi.
Il Pranzo lungo,
applausi risuonano
fuori del ristorante
sotto la pergola
la luce scroscia.
La sera è ancora lontana.
Il sole è ancora alto
e non so se è un bene
rendersene conto
nel giorno della speranza,
sorda gioia,
comunione.
Fuggi rondine,
domani la scuola
è finita.

01/06/1997 - 01/06/1997

[indice]

Ritorno
a pensarti nel folto
della macchia, ti scorgo
tra una ramo
e l'altro fuggire, apparire, illudere.
Questo gioco ardente
infiamma i pomeriggi umidi,
come una cicca travolta dall'acqua
cado nel nero,
una croce che ciondola
su di un petto ricurvo
proteso in avanti,
ma dove?
Verso l'esterno piovoloso,
verso di te
che forse ridi all'altro capo
di un telefono pesante.
O forse dormi
e non pensi,
che viviamo entrambi
in bolle di sapone che la pioggia
stavolta non buca,
che il vento separa e unisce,
giocando con volontà troppo deboli.
Non posso sopportare le sere che non esisto.
Ché nessuno sa né aspetta la mia esistenza,
quando la felicità cinica del prima-attesa e del dopo-malinconia
si dissolve,
svaniscono entrambi,
nel non tempo-non centro.
Rimani tu, occhi di cristallo
riflesso di ieri.

22/05/1997- 22/05/1997

[indice]

Notturno.
Chopin compone il viottolo dei miei pensieri
la sera
tra le prime zaffate d'aria
da sud,
d'un umido da spiaggia
nell'ombra degli ombrelloni
chiusi.
Sfiora la bocca un cuscino
multiforme ragazza
negli anni e negli occhi,
cado nella vertigine
di un possibile futuro.
Si chiuderà anche questo mese d'orgia
disperata
vita
mescolata alla sabbia dura del tempo
al vento eterno.
Ti perderai anche tu,
occhi da domenica mattina,
belle gambe,
mia giovane amica
fino a quando sarò giovane
ti amai,
patria lontana,
non ti posso baciare,
perché non so dove sei,
né pensarti, ormai,
cercarti domani.
Un'altra occasione lasciata
alla sicura e dolente
giostra del se
che gira
costante nella mente
di ciascun cosciente.
Se è inevitabile,
perché sono già malinconico?

20/05/1997 - 20/05/1997

[indice]

La schiena, nuda e scalza,
già esposta al tramontano spiffero del mattino,
si appoggia contorta
al marmo di acciaio
fumante di freddo
liscio.
Brividi e rughe
sulla pelle di amianto
esplodono e scintillano schizzando
nei nervi.
Poi lentamente
il calore tra schiena e marmo si stabilizza
in un immobile equilibrio.
Il calore si dimentica nel freddo.

18/05/1997 - 18/05/1997

[indice]

Al pensiero
diametralmente opposto è il mio agire
e lascio cadere
un velo
sul bianco e sul nero.
Torna una vecchia foto
non scattata
panorama di un giorno qualunque.
All'agire
diametralmente opposto
nel nulla delle dimensioni
nell'apatia della coscienza
giace
il mio pensiero.

Bottiglie galleggianti (12/5/97 - 14/6/97)

[indice]

Epistola 1

[indice]

Ti voglio bene, te lo scriverei sul banco,
come un vigliacco che sa che quello che dice
sparirà tra le parole scritte da altri,
speranza e afflizione!
Il fatto è che non sono sicuro di volerti bene
quanto basta per soffrire o sognare sempre in tua assenza
e perdermi in tua reale presenza.
Cosa vuol dire, se sto bene quando ti osservo volare
con le amiche sopra le teste e sopra la scuola,
(con due balzi ti potrei raggiungere),
e sospiro quando sparisci, inevitabilmente,
anche oggi, ancora per poco, in corriera?
Ti voglio bene perché tu sei la mia giovinezza
che vorrei abbracciare, baciare, tenere stretta,
per sentirmi sicuro,
perché nel viso ti leggo i miei giorni di scuola,
nel cortile e nell'aula,
tra magnifiche ansie e inspiegabili risa,
volate entrambe come te, mia primavera,
se ne vanno tutte, inevitabilmente.
Forse, mia malincomica gioventù, io ti amo veramente
e per questo, perché ti ho capita e conosciuta
che non so decidermi a fermarti, e ti guardo sparire ogni giorno
seguita da un blando sospiro di rassegnazione.
Finché avrò la certezza di poterti rievocare ancora una volta,
o mio mattino d'Aprile, ti avrò con me comunque.
Mi basterà?

Epistola 2

[indice]

Quante notti mi separano dall'inizio di un nuovo mondo?
Quante volte come questa notte, guardando il soffitto bianco
mi perderò nell'angoscia del distacco dalla mia vita,
come dovrebbe essere:
vedere la scuola chiusa,
l'aula la sera, deserta, ripercorrere istanti di vita,
la mia, nel contatto fresco e vitale con i compagni, ogni giorno,
nel pensare alle gite, ai momenti difficili,
le pazzie e gli amori,
da un banco all'altro,
mentre fuori intanto i cieli grigi si alternano
a quelli solari, troppe volte di nascosto,
che ormai, anche il mio
ultimo
primo giorno
è sgusciato, e dell'atmosfera frizzante e positiva
degli ultimi celesti giorni, prima delle vacanze, dell'esame,
svanirà tra poco l'essenza che mi prendeva il cuore.
Come non voltarsi indietro?
Io, Orfeo, che vede sparire un'altra illusione,
di quelle che da piccini
appaiono intramontabili,
devo diventare uomo (un uomo diverso da quello che sono),
devo dimenticare al più presto, e ricominciare, come è giusto.
Ma quell'universo di amicizie e problemi, scherzi e impegni,
dove cadrà, dentro di me?
Mi salgono al naso lacrime di fanciullo,
che d'estate, oltrepassato il bosco ombroso,
sarà, comunque sia, solo, ad ascoltare i grilli,
mentre le rondini al loro addio
non lo avvertiranno di un altro inizio.
Vorrei tenervi tutti stretti, amici e professori,
personaggi della mia avventura.
E anche te, soprattutto vorrei abbracciare,
avere vicina dopo l'addio,
testimone e comune protagonista,
emblema di quello che è stato,
perla che riluce, vorrei, anche domani.
Ma nell'abbraccio ho paura tu svanisca,
lasciandomi solo anche nel sogno.

Epistola 3

[indice]

Il lampione s'insinua tra una stecca e l'altra
della persiana socchiusa.
Questa sera è la prima sera d'estate,
la prima sera che mi sono messo il pigiama
con le finestre aperte,
avvertendo l'odore grigio e azzurro della terra,
scaldata dal sole
che poi si raffredda.
E tornano alla mente altri momenti analoghi,
le sere, con i pipistrelli impazziti
e i satelliti sopra i tetti,
vuoti allo stomaco, montagne russe, diventano i ricordi:
già un anno che ho compiuto 18 anni, quella sera,
già un anno che ho vissuto questo e quello
all'ombra dei sogni giovanili,
sotto le lanterne o il sole cocente.
E la confusione allibita prosegue.
Già un anno, dirò l'anno a venire, che compivo 19 anni
ultimi, ultimi giorni di scuola, di calcio, l'esame...
Da cosa nasce questa vertigine?
Forse dal senso di libertà,
sempre più fuori luogo, della mente.
Nessuno te lo dice ma lo avverti ogni giorno di più.

Epistola 4

[indice]

Vi capita mai, ragazzi, di affacciarvi la sera alla finestra,
con le giornate lunghe, e mettervi a guardare il sole
che di riflesso
si spegne nei muri e nelle nuvole?
Pensare che anche quel giorno
vi sta scappando, la vostra giovinezza con lui,
che sarebbe bello rimanere
gli anni passati l'ho fatto
e mi sono dato una risposta evasiva:
passata anche questa estate, la vita, la mia,
ricomincerà a settembre,
sempre più difficile ma sempre uguale
nelle indefinite sicurezze.
Ma quest'anno non trovo nebbia nel mio futuro
che mi avvolga la mente.
La nebbia mi accorgo sta già avvolgendo il passato.
Ascolto una canzone
mentre il cielo si chiude di blu e penso,
come quando si hanno gli occhi bagnati
di malinconia
ma ancora nervosamente si ride.
Scuola, 4 mura attorno ad un mondo
che molti neppure hanno avvertito
pur essendoci vissuti.
Quel mondo fatto da noi, dalle nostre paure e difficoltà,
di ragazzi,
dalla nostre cattiverie e tristezze,
di uomini,
dai nostri semplici amori, di bambini.
Quanti ne ho conosciuti!
Da ognuno ho imparato a vivere un po'.
Ho qualcosa dentro che mi affatica l'anima,
mi emoziona pensare a domani,
quando lontani nello spazio e nel tempo,
nel sentimento,
ripenseremo a noi, magari per strada,
o in Autunno, o la sera in macchina.
O forse riascoltando questa canzone,
dal suo piano o dalla chitarra
sbucheranno di nuovo le vecchie carte da gioco,
l'asso di cuori, il due di picche, il gobbo di fiori,
sbiaditi, le carte che adesso
stiamo per giocarci.
Tra una settimana la porta si aprirà l'ultima volta,
poi è l'ora di crescere
senza aspettare né intervalli, né supplenze,
né campanelle.
Non chiedo di rivivere ma spero di poter ricordare.
Ricordare, la mia parte incompleta del mosaico,
il tassello dell'universo estinto,
che mi appartiene, che mi ha forgiato, che mi sfugge,
nei suoi piccoli, preziosi, splendidi dettagli di vita.
Ognuno di noi, ragazzi,
porta dentro il suo ritaglio,
conservandolo con amore o odio,
esaltandolo o maledicendolo.
Ma quel ritaglio rappresenta comunque un momento perduto,
che rivivrà mosaico completo,
non più solo nell'astratto e malinconico ricordo individuale
ma anche nel reale e palpabile istante in cui ci ritroveremo.