Cambio di passo

Cambio di passo

Quando la scrittura arrivò in occidente

di Claudio Tortorelli

Arezzo

Pubblicato il 2016 - Ultima revisione il 08/12/2020 - Revisione n. 1

Torna a www.claudiotortorelli.it -- Revisione precedente



Abstract

Racconto breve a tema "etruschi e scrittura", partecipante al concorso "ScribiAmo! Narrazioni etrusche"

Indice

Introduzione
Cambio di passo

Introduzione

In questo racconto breve si tratta il tema della scrittura che diviene strumento nell'Etruria antica. Tramite gli etruschi, che nella penisola pre-romana erano la civiltà più attiva commercialmente e culturalmente, la nuova "arte" si diffonde sempre più a nord. Si aprono progressivamente nuovi scenari, nuove possibilità tecnologiche e nuovi modi di plasmare la propria e l'altrui cultura. E' quindi paradossale che dalla civiltà etrusca, pioniera nell'introduzione della scrittura in Occidente (gli alfabeti runici nord-europei nascono da derivazioni dell'etrusco), siano giunti a noi solo testi di lunghezza minima e sia completamente perduta la letteratura originale. Non solo: si rammentano sempre i "misteri" degli etruschi, e tra questi è particolarmente duro a morire quello sulla loro "indecifrabile scrittura" (falso...la scrittura etrusca è stata decifrata secoli fa!). In questo racconto si apre un piccola finestra sul passato e si propone in modo leggero un episodio del quotidiano, senza alcuna pretesa storica, ma con qualche allusione e anacronismo qua e la. I tre protagonisti sono in cammino tra Arezzo e Cortona, sono dei giovani e come tali hanno sogni e aspettative che la scrittura promette di realizzare. Muoviamo con loro i primi passi nella nostra cultura.


Cambio di passo

[indice]

Clio è entusiasta e, come al solito in questi casi, diventa un fiume in piena. Aulo emise un sospiro silenzioso, per non fornire ulteriori argomenti di discussione alla compagna. Con scarsi risultati. "...certo trasferirmi a Cortona un po' mi preoccupa, ma del resto ad Arezzo non ci sono insegnanti aggiornati in questa disciplina. Dice mio babbo che, da Tarquinia a qui, il migliore è sicuramente Larth di Cortona, detto Pitagora". Dopo qualche passo Clio volse lo sguardo al secondo compagno di cammino, come se si aspettasse una reazione a quell'affermazione. Tullio era qualche anno più grande di loro e le pareva troppo taciturno. Già da qualche tempo lavorava a Cortona e le famiglie di Aulo e Clio li avevano aggregati a lui per compiere il breve viaggio. Si spostavano leggeri, con lo stretto necessario. Il resto del bagaglio li avrebbe seguiti qualche giorno più tardi.

"E poi in fondo non stiamo andando molto lontano. Ne parlavo anche con le mie amiche...". Aulo si immerse nuovamente nei suoi pensieri: certo, l'idea di andare a studiare questa novità, la scrittura, lo intrigava, ma nutriva ancora qualche dubbio. In sostanza si trattava di disegnare un simbolo per ogni suono in modo che qualcun altro (persino un umbro!) interpretando la sequenza di simboli conoscesse i suoi pensieri, senza averli uditi. Era chiaro che si trattava di una grande scoperta...ma alcuni aspetti del meccanismo gli parevano ancora un po' ambigui, esoterici. Come quando suo zio leggeva il fegato e a sentirlo sembrava che tutto fosse chiaro, ma quando ci guardava lui non ci vedeva granché, a parte che sarebbe stato alla grande sui crostini. E se fosse lo stesso con questa scrittura? Riemerse dalle sue considerazioni e irruppe nel discorso dell'amica.

"Senti Clio, ma davvero in Grecia la scrittura ha preso piede?". "Ha preso mano vuoi dire!" rise Clio, "certo che si! Prima di trasferirsi a Tarquinia il babbo ha vissuto laggiù e dice che li la scrittura è molto usata nel commercio, per la religione, per il teatro...e che gli egizi la usano da un bel pezzo". "Però non mi è chiara una cosa:" ribattè Aulo "un greco e un egiziano, che parlano lingue diverse, potrebbero comunque scriversi usando gli stessi simboli?". Clio si rannuvolò un attimo, poi il consueto entusiasmo tornò a prevalere sui dubbi dell'amico. "Beh, in qualche modo si farà, altrimenti i greci non ci si sarebbero messi a studiare!". "Già, sono tosti i greci..." ammise Aulo, solo in parte rassicurato.

Tullio nel frattempo si era fermato in cima alla salita, ad allacciarsi un sandalo. Da li, quel colle vicino a Vitiano sembrava una delle tombe a tumulo a cui stava lavorando, ma molto più grande. Ci era passato decine di volte senza mai farci caso. Il Clanis intanto scorreva dilungandosi in stagni e anse, pareva tergiversare per non dover arrivare troppo presto al Tevere. Clio riattaccò "...potrei inventarmi una parola senza senso, che so io, ‘google' e scriverla aspettando che abbia un significato!". "Ha già un significato: è il verso del tacchino!". "E che cos'è il tacchino?", Clio odiava scoprirsi ignorante. "E' un animale inventato che dice una parola inventata" rispose Aulo, con quel tono di ovvietà che assumeva quando qualche burla andava a segno. Clio fece una smorfia e per darsi un tono riprese il suo ragionamento ad alta voce. Aulo invece si chiese come mai, con la sua parlantina, si fosse appassionata alla scrittura invece che alla retorica, altra diavoleria d'importazione greca. Però gli piaceva osservare il modo in cui le brillavano gli occhi quando si accalorava per qualcosa. Questo forse un greco non l'avrebbe notato.

"Pensate poi alla possibilità di trasmettere le informazioni! Oggi ci affidiamo alla memoria e alla buona sorte di persone istruite per tramandare le nozioni importanti. Con la scrittura sarà sufficiente incidere una tavoletta e persino un romano, tra duecento anni, potrà accedere alle stesse conoscenze!". "...se avrà imparato a leggerle, quel pecoraio..." soggiunse sarcastico Aulo. "si, se saprà e vorrà leggerle..." ammise Clio. "Non sarà pericoloso? Intendo, lasciare queste informazioni in giro...". "Mah, è più importante divulgare che proteggere!" sentenziò Clio. Lei stava andando ad imparare la scrittura epica e creativa, la sua preoccupazione era far leggere a tutti i suoi poemi, non certo proteggerli! Quel timore poteva aver senso nell'ottica di Aulo, che si sarebbe invece applicato nella scrittura notarile presso lo studio paterno: non è bene che certe tabulae passino sotto gli occhi sbagliati, così come certe parole non dovrebbero giungere ad orecchie maliziose. Le parole...ma dov'è che nascono le parole? A furia di discutere con Aulo, ogni tanto anche in lei sorgevano domande assurde. Per fortuna questa volta la risposta era a portata di mano: in famiglia, durante i lunghi monologhi della sera o nei battibecchi tra donne. E' li che le parole si generano. Riprese ad alta voce, come se avesse trovato il bandolo della matassa "Quando avrò imparato a scrivere bene raccoglierò nelle mie tavolette tutte le storie e i miti che racconta la mamma. E' come se fossero la mia, la nostra anima, e sarebbe un peccato se andassero perduti. Chissà, magari potrebbero finire nell'Archivio Sacro del Fanum Voltumnae, dove si conservano tutte le cose più importanti della Dodecapoli, e li rimanere come memoria di quello che siamo stati".

Si volse nuovamente a Tullio che le pareva ancora più ombroso di prima. Forse sarà per via del suo lavoro, pensò. Tullio apparentemente stava più attento alla strada che ai discorsi degli altri due. Presto sarebbero arrivati al piccolo ponte che consentiva di passare il fosso e da li le loro strade si sarebbero separate. I due ragazzi sarebbero saliti su verso Cortona, piegando a sinistra mentre lui avrebbe proseguito a destra in direzione dei cantieri del Sodo. "Bene citti, ci siamo quasi!" fece finalmente. "Laggiù svoltate e poi proseguite per quel viottolo. E' una bella salita ma per voi non sarà un problema! Troverete la casa del Pitagora a metà collina. Non potete sbagliare: le indicazioni le ha messe lui stesso". Poi ripensò alle ultime frasi di Clio e dopo qualche istante aggiunse "...e portate i miei saluti al maestro. Durante il corso ci ripeteva sempre 'ogni parola, quando è scritta, diventa importante!'...però se pure un domani qualcuno troverà interessanti le tue tavolette Clio, non penso che si metterà mai a perder tempo con le mie lapidi nelle tombe!".